L’annuncio è stato dato il 23 marzo alla Bbc dal sindaco di Kiev, Vitali Klitschko: quasi tutta la città di Irpin, centro vicino alla capitale ucraina, è tornata sotto il controllo delle forze ucraine. Come riporta l’agenzia Adnkronos, le forze ucraine, ha commentato Klitschko, “hanno distrutto il piano di accerchiamento” di Kiev. Situata 20 km a nord ovest di Kiev, vicino al piccolo aeroporto di Hostomel, Irpin contava 60mila abitanti, la maggior parte dei quali sono fuggiti ai primi di marzo mentre la città era teatro di violenti combattimenti. Makariv, di cui è stata annunciata ieri la riconquista, si trova a ovest di Kiev. Klitschko ha aggiunto che al momento vi sono attacchi russi a nord e a est della capitale ucraina, ma ha assicurato che i russi “non arriveranno mai a Kiev”. Una notizia confermata anche dal consigliere del ministero dell’Interno ucraino, Vadym Denysenko, il quale ha dichiarato che “l’80% della città di Irpin è già stata liberata dall’esercito ucraino”. A frenare i russi c’è un elemento, in particolare: la palude.

Irpin, il centro strategico conteso e quella trincea naturale

Irpin rappresenta un punto strategico, teatro di scontri furibondi fra l’esercito ucraino e i russi, che vanno avanti da giorni. È qui che l’avanzata russa sembra essermi fermata. Com’è possibile? Con meno mezzi a disposizione, l’esercito ucraino ha usato l’astuzia. Come riporta La Repubblica, infatti, gli ucraini hanno distrutto i ponti sul fiume che dà il nome alla località per fermare la carica dei tank verso la capitale. Al contempo, hanno aperto le chiuse e divelto gli argini che proteggevano la campagna dalla piena. Risultato? chilometri di terreno allagato, impossibile da attraversare. Un vero e proprio “pantano, nel verso senso del termine. Si tratta di un’antica strategia, già menzionata da Sun Tzu ne L’Arte della Guerra: “Se non conosci le configurazioni delle paludi, dei passi più impervi, delle foreste e delle montagne, non sei in grado di far muovere l’armata”.



L’arrivo della primavera e il prolungamento del conflitto hanno preso alla sprovvista l’esercito russo. Come ha scritto Lorenzo Vita su InsideOver, infatti, uno dei fattori di rischi per l’avanzata russa è rappresentato dal disgelo primaverile. Per questo la guerra sarebbe dovuta durare molto meno, nei piani di Mosca. “Una volta superato febbraio è possibile che il Paese sia soggetto a quella che viene chiamata la rasputitsa, cioè lo scioglimento di ghiaccio e neve sul terreno e sulle strade che rende impraticabili le rotte rurali e molto più difficoltoso il trasporto su strada. Questo fenomeno tipico della primavera e dell’autunno è un rischio per chiunque tenti operazioni militari in Europa orientale”. Esattamente ciò che è successo in questi ultimi giorni, fattore ambientale che sta mettendo in difficoltà l’avanzata russa in questa devastante guerra di logoramento.

L’ex colonnello Usa: “Ecco le due ipotesi per Putin”

Difficile che Putin accetti una sconfitta, tuttavia. Per quanto concerne Kiev, secondo l’ex Colonnello Usa Andrew Milburn, il presidente russo Vladimir Putin ha due possibilità: “Isolare la città e farla morire di fame, o attaccare la stessa Kiev, dando così inizio a una guerra urbana la cui portata non si vedeva dalla Seconda Guerra Mondiale”. Entrambe le opzioni, spiega, “richiederanno un pesante tributo da entrambe le parti” e infliggeranno pesanti danni e morti alla popolazione civile. Probabilmente, i generali dello Zar gli consiglieranno di non attaccare Kiev, ma di “circondare la città, per poi cercare di farla sottomettere”. Anche questo, però, secondo il colonnello, non sarà facile. Kiev ha il sistema di difesa aerea più forte del Paese ed è dieci volte più grande di Mariupol, la città portuale che i russi hanno assediato e devastato ormai da due settimane. “Può contare di un approvvigionamento di acqua dolce nel fiume Dnepr che scorre attraverso il suo centro e ci sono pozzi disseminati in tutta la città. Anche se i russi riescono a tagliare il corridoio che porta a Leopoli nell’Ucraina occidentale e quindi al mondo esterno, le scorte alimentari attuali sono sufficienti per durare, mi è stato detto, diversi mesi”. L’ipotesi di finire in un “pantano”, per la Russia, si sta trasformando in realtà.

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