Mentre in Ucraina l’avanzata russa segna il passo, le truppe di Kiev promuovono, in determinati settori, addirittura dei contrattacchi locali nelle zone circostanti la capitali e si intensifica la virulenza del conflitto un dubbio comincia a serpeggiare tra gli analisti militari: l’Ucraina del 2022 è la nuova versione della Finlandia del 1939-1940 per Mosca? Il ricordo dell’epica resistenza di Helsinki all’Armata Rossa di Stalin è tuttora una delle pagine di onore militare più importanti della storia del Novecento. L’Unione Sovietica riuscì a rompere il fronte finlandese solo dopo sei mesi di duri combattimenti in quella che è universalmente ricordata come la “Guerra d’Inverno”



Ebbene, secondo l’ammiraglio statunitense James Stavridisprimo uomo della United States Navy a comandare le forze Nato in Europa e apprezzato analista militare, oggigiorno la Russia di Putin dovrebbe guardare al duro scacco subito dall’Urss di Stalin per capire i rischi a cui può andare incontro.

Stavridis ha firmato un editoriale su Bloomberg in cui commenta i possibili paragoni che si possono fare tra la “Guerra d’Inverno” e l’invasione russa dell’Ucraina. In primo luogo, Stavridis nota che il fattore umano è vitale e fondamentale: uomini chiamati a difendere le proprie terre, le proprie famiglie, un dato modello di vita come i finlandesi del 1939 e gli ucraini del 2022 rendono meglio sul campo di battaglia.

Il secondo punto, cruciale, è che una piccola nazione, per quanto inferiore in termini numerici, può resistere se sostenuta dalla fornitura esterna di armi e uomini chiamati a combattere come volontari in suo aiuto. La Finlandia nel 1939, con la sua resistenza, suscitò un moto di commozione e sostegno che percorse l’Europa, in cui lo spirito anti-totalitario esposto fino a pochi mesi prima nella Guerra civile spagnola contro il franchismo e il nazifascismo suo alleato si rivolse contro la tirannide rossa di Stalin. Oggigiorno sono le armi, spesso ex sovietiche, fornite a Kiev a allungare la resistenza e a far subire perdite salate alla Russia.



In quest’ottica, venendo al terzo punto sottolineato da Stavridis, bisogna sottolineare che nessuna supremazia materiale in termini di mezzi, uomini, risorse potrà mai compensare per un invasore la diversa sopportabilità delle perdite tra aggrediti e aggressori e, al contempo i costi della disorganizzazione. I sovietici nel 1939 avevano più carri e più aerei, ma furono fermati dalla neve; i russi oggi vivono momenti complessi per l’allungamento delle colonne logistiche, la carenza di sottoufficiali che rende ampie e poco mobili le compagnie, i buchi d’intelligence. In entrambi i casi gli aggressori inviati da Mosca hanno colpevolmente sottovalutato il nemico, la sua capacità combattiva e il ruolo dei leader: il maresciallo Carl Gustaf Mannerheim nel 1939, il presidente Volodymir Zelensky oggi. E un altro errore è stato in entrambi i casi permettere che la spina dorsale delle operazioni fosse costituita da truppe di leva. Nel 1939, peraltro, buona parte delle risorse umane cui Stalin affidò l’attacco verso Helsinki erano truppe ucraine.

Ma la morale di Stavridis è in un certo senso ancora più profonda. L’antifona del messaggio dell’ammiraglio è chiaramente esplicitata alla fine dell’editoriale: solo una pace negoziata può far finire onorevolmente il conflitto e, per quanto per gli Usa l’ammiraglio sottolinea che “una sconfitta militare di Putin” e “la sua ritirata” sarebbero esiti ottimali, esse non sono ad oggi prevedibili. Ma di fronte allo stato attuale delle cose, “queste ipotesi non appaiono probabili”. Non resta, dice Stavridis, che la via del negoziato, peraltro unica scelta che impedisca un coinvolgimento diretto del campo occidentale. E per Stavridis l’opzione ideale è quella della neutralizzazione dell’Ucraina unita alla piena garanzia della sua sovranità e autonomia, regolarizzando al contempo le situazioni del Donbass e della Crimea. Un’Ucraina neutrale potrebbe essere la Finlandia del presente anche nel paragone con il 1975, quando Helsinki fu sede del primo grande accordo bilaterale Uusa-Urss nel pieno della Guerra Fredda. Il messaggio del celebre ammiraglio è diretto a guerrafondai e “crociati” del presente: la diplomazia deve prevalere, pena conseguenze catastrofiche. E il paragone con la Finlandia della “Guerra d’Inverno”, che accettò un compromesso negoziato dopo aver salvato l’indipendenza nazionale, è a maggior ragione calzante: una resistenza ha senso solo se la si riesce a capitalizzare politicamente.

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