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Un aereo spia americano ha violato la no fly zone al di sopra di un tratto di mare dove la Cina sta conducendo una serie di esercitazioni navali scatenando le dure proteste di Pechino. Nella giornata di ieri un Lockheed U-2 ha sorvolato ad altissima quota il Mare di Bohai, davanti alla costa settentrionale cinese, per osservare le manovre della flotta.

L’Esercito di Liberazione Popolare (Pla) ha infatti dato il via, a partire da lunedì, ad una serie di manovre militari su vasta scala effettuate in diversi settori delle costa orientale e settentrionale della Cina: tra di esse proprio l’esercitazione di combattimento a fuoco osservata dall’U-2 americano che continuerà fino al 30 settembre che vede impegnata anche la portaerei Shandong, seconda unità di questo tipo dopo la Lianoning. Nel Mar Cinese Meridionale, invece, sono iniziate due esercitazioni sparate che si concluderanno sabato. Oltre a queste ultime manovre, la Marina del Pla sarà impegnata in un’operazione su larga scala nel Mar Giallo dal prossimo sabato sino a mercoledì.

Una serie così intensa di manovre militari cinesi non si vedeva dall’ultima crisi per Taiwan. Tale decisione dei vertici del Partito risponde alla necessità di dare un forte segnale a Washington che, proprio recentemente, ha tenuto la più grande esercitazione navale congiunta nel Pacifico, denominata Rimpac.

Quest’anno, infatti, a Rimpac hanno partecipato diverse nazioni contribuendo a mettere in campo un dispositivo navale di tutto rispetto: ben 23 navi provenienti da Australia, Brunei, Canada, Francia, Giappone, Nuova Zelanda, Corea del Sud, Filippine e Singapore con gli Stati Uniti, ovviamente, presenti con il contingente più numeroso composto da otto vascelli (due cacciatorpediniere, un incrociatore, un sottomarino, una nave da assalto anfibio, un cutter della Guardia Costiera e due navi appoggio).

Li Jie, un ricercatore in pensione presso la Pla Naval Research Academy, ha infatti detto a China Daily lunedì che Pechino ha “bisogno di prendere contromisure contro le provocazioni degli Stati Uniti. Le forze armate statunitensi hanno radunato diversi Paesi per svolgere le esercitazioni navali Rimpac 2020. Hanno anche intensificato gli atti provocatori nei cieli e nelle acque al largo delle nostre coste” aggiungendo anche che “dobbiamo rafforzare le nostre capacità di combattimento e addestrarci per prepararci a possibili contingenze in regioni strategicamente importanti” come sono quelle del Mar Cinese Meridionale e di Taiwan, ritornata prepotentemente in cima all’agenda del Politburo cinese da qualche anno a questa parte.

Le tensioni per l’isola ribelle sono infatti aumentate pochi giorni fa quando il segretario statunitense per la salute e i servizi umani Alex Azar ha visitato Taipei – il più alto funzionario statunitense ad esserci andato da decenni – e soprattutto per la notizia del raggiungimento di un accordo per la vendita di 66 caccia F-16 a Taiwan.

Durante la visita di Azar, l’aviazione cinese ha inviato cacciabombardieri attraverso la linea mediana dello Stretto di Taiwan che separa l’isola dalla terraferma: la terza volta che una tale azione viene fatta di proposito dal 1999.

Il 18 agosto il passaggio di una nave da guerra statunitense attraverso lo Stretto ha scatenato le dure reazioni di Pechino attraverso le parole del colonnello Zhang Chunhui, portavoce del Comando del Teatro Orientale, che ha affermato che le azioni provocatorie degli Stati Uniti in quel tratto di mare rappresentano “una vera minaccia per la pace e la stabilità regionale e sono estremamente pericoloso”.

Il sorvolo dell’U-2 è quindi solo l’ultimo atto di un’escalation tra le due potenze che si stanno contenendo il controllo sul Pacifico Occidentale: i voli di ricognizione degli aerei spia americani o dei bombardieri strategici che fanno tappa a Guam sono praticamente all’ordine del giorno, e così anche le esercitazioni navali nelle acque che vanno dal Mar Giallo sino al Mar Cinese Meridionale, dove si sono viste anche due portaerei contemporaneamente.

In merito all’episodio incriminato la reazione di Pechino è stata molto veemente: il colonnello Wu Qian, portavoce del ministero della Difesa nazionale, ha dichiarato martedì che l’ingresso dell’aereo spia nella no fly zone “ha interrotto le attività di addestramento di routine della Cina” aggiungendo che la manovra ha anche gravemente violato i codici di sicurezza marittima e di volo che esistono tra Cina-USA e le norme internazionali. “L’incidente può facilmente portare a incomprensioni e valutazioni errate, e può anche portare a conseguenze peggiori” ha detto Qian che ha proseguito affermando che “è anche un palese atto di provocazione a cui la Cina si oppone risolutamente”. Il colonnello ha concluso affermando che la Cina ha esortato gli Stati Uniti a fermare simili provocazioni e ad intraprendere azioni concrete per mantenere la pace e la stabilità nella regione.

Gli Stati Uniti, però, non sono affatto disposti a ridimensionare la propria attività militare nell’area: il segretario alla Difesa Mark Esper aveva dichiarato già a luglio che le operazioni condotte dalla Marina degli Stati Uniti in forza del principio di libertà di navigazione, in cui le navi da guerra statunitensi navigano vicino alle isole contese occupate dalla Cina, continueranno ad un ritmo elevato per tutto il 2020.

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