Nel caleidoscopio della dissidenza russa ufficiosa spunta un nuovo soggetto: questa volta, però, alla resistenza al regime di Vladimir Putin si mescolano rivendicazioni di tipo territoriale. Questo nuovo “esercito di liberazione” proviene dalla Baschiria, repubblica della Federazione russa del distretto federale del Volga. Lo scorso 21 settembre, in seguito alla mobilitazione parziale i nazionalisti baschiri hanno annunciato la creazione di una resistenza armata. Inneggiano a proteste violente, tra cui incendi dolosi negli uffici di reclutamento militare e dei partiti politici, ma soprattutto sostengono la secessione del Bashkortostan dalla Russia.

Il legame con i Rospartizan

A darne notizia sul web, oltre ai propri autonomi canali, sono gli stessi Rospartizan che alla fine dell’estate avevano rivendicato l’attentato a Daria Dugina, presentandosi come Esercito nazionale repubblicano (Nra), formazione di cui non si aveva alcuna notizia se non per via del loro canale Telegram aperto qualche mese prima.

Ora su questi stessi canali vengono ripostate le notizie che raccontano della costituzione di questo nuovo gruppo di dissidenti armati. Il 20 ottobre scorso a dargli voce è stato proprio il canale Telegram dei Rospartizan che a sua volta riprendeva un articolo del media on line Вёрстка nel quale si annunciava la costituzione del gruppo. A fare da cassa di risonanza, anche in questo caso, il dissidente russo Il’ja Ponomarev, ex membro della Duma russa, espulso per attività anti-Cremlino, in esilio in Ucraina dal 2014 (l’unico che votò contro l’annessione della Crimea). Ponomarev, al quale i Rospartizan avevano affidato il messaggio della rivendicazione, il 20 ottobre scorso ha postato sul suo canale Telegram l’annuncio della costituzione della resistenza baschira.

Cosa chiede la resistenza Bashkir

Per comprendere come questo gruppo si è formato, bisogna tornare indietro al 21 settembre, giorno in cui è stata annunciata la mobilitazione parziale. Su Telegram, infatti, spunta un canale dal nome “Comitato della Resistenza Bashkir”. La sua copertina raffigura un pugno chiuso su uno sfondo rosso, molto simile come concetto all’icona che viene riportata sul canale dell’Nra. La didascalia sotto recita: “Il Bashkortostan sarà libero!”. Gli amministratori anonimi nel loro primo post scrivono che il canale è stato “creato per organizzare la resistenza nazionale in Bashkortostan contro il potere di Putin”. Uno dei primi post ad essere pubblicati inneggia proprio alla diserzione: “Il nostro consiglio a tutti: evitate la mobilitazione, nascondetevi, andatevene. E se hai la forza di alzarti e dire a te stesso: “Basta! Combatterò per la mia patria!” – Allora sei nel posto giusto!”.

Sul canale figurano le immagini delle proteste sul monte Kushtau (considerato sacro) nel 2020 e la scritta: “Non ci sarà mobilitazione nel Bashkortostan libero”. Nell’agosto di due anni fa, infatti, alcuni ambientalisti organizzarono una serie di manifestazioni contro lo sfruttamento del monte Kushtau da parte della Bashkir Soda Company (sebbene il permesso fosse stato concesso dal capo del Bashkortostan, Radiy Khabirov). La reazione del Cremlino fu inaspettata: Putin, infatti, si schierò dalla parte dei manifestanti, “denunciando” scaltramente che il problema risiedeva nel fatto che la Bashkir Soda Company era passata dall’essere un’impresa statale a un’impresa privata.

Le reazioni alle manifestazioni in terra Bashkira si inserivano in un quadro più ampio di proteste che hanno animato la Russia in quei mesi, alla quale il Cremlino rispose, da un lato, con una repressione irragionevolmente dura, dall’altro, con la tessitura di una nuova “società civile” controllabile dello stato (ad esempio, attraverso movimenti di volontariato pro-Cremlino).

Come stanno agendo i dissidenti baschiri

Ora quelle stesse sacche di resistenza scelgono di ispirarsi, lo testimoniano i loro repost, a canali di anarchici pubblicando due libelli – “L’ABC di un terrorista domestico” (incluso nell’elenco dei materiali necessari) e “Un breve manuale per un partigiano urbano” – firmandoli come “Un libro di testo per un combattente della resistenza baschiro” e “Un manuale di addestramento per partigiano urbano baschiro. Nei post successivi si comprende come, almeno per adesso, il gruppo non voglia fare massa autodefinendosi un movimento di guerriglia decentralizzato che si propone di agire, per il momento, in microgruppi di 2-3 persone. L’intenzione è quella di rovesciare, lo ribadiscono a chiare lettere, il regime di Putin con la resistenza violenta avvertita come “necessità storica”.

Lo scorso 23 settembre, poi, è apparso sul canale un appello per dare fuoco agli uffici di registrazione e arruolamento militare al fine di “interrompere la mobilitazione e dare il tempo di allontanarsene per quanti più coscritti possibile”. All’alba del 24 settembre, nella piccola città baschira di Salavat (dal nome di Salavat Yulaev, un eroe nazionale che prese parte alla rivolta di Pugachev del 1773-1775), pneumatici di gomma sono stati dati alle fiamme sotto il portico della sede locale di Russia Unita. La notte del 3 ottobre, sempre a Salavat, la sede del Partito Comunista è stata data alle fiamme, presumibilmente con una bottiglia molotov. L’aggressione alla sede è stata giustifica per via della connivenza del Partito Comunista russo con l’aggressione all’Ucraina.

Il giorno prima di questo post, il Comitato ha presentato un ultimatum ai funzionari e ai deputati baschiri: attivisti anonimi hanno chiesto alle autorità di fermare l’atto di “etnocidio nascosto della popolazione autoctona” – ovvero la mobilitazione nei villaggi baschiri e tartari. Con funzionari e deputati a sostegno della mobilitazione, hanno promesso di agire “come con carnefici e macellai”.

Il ruolo di Ruslan Gabbasov

Come nel caso dei Rospartizan, chi sia il deus ex machina del canale e del gruppo rimane un mistero: non vi è infatti alcun accenno a nomi o movimenti specifici nei post. Il leader dei nazionalisti baschiri, Ruslan Gabbasov, ha più volte sottolineato che esiste un movimento di resistenza clandestino nella repubblica e di conoscere i creatori del canale Telegram, pur rifiutandosi di commentare sui media locali quanto stia accadendo.

Gabbasov ha fondato, alla fine dello scorso anno, il movimento Bashnatspolit che è divenuto l’erede del Bashkort, organizzazione giovanile fondata nel 2014 insieme a un altro giovane nazionalista, Fail Alsynov. Il gruppo venne bandito nel 2020 come “estremista”. Da questo suo nuovo pulpito, il leader ha invitato i baschiri a non partecipare “alla guerra fratricida di due popoli slavi affini” e di non diventare mercenari, “soccombendo all’agitazione dei propagandisti imperiali”. Ma se il Bashkort era a favore alla federalizzazione restando sotto il giogo di Mosca, gli attivisti di Bashnatspolit chiedono adesso la secessione del Bashkortostan dalla Russia.

Nell’autunno del 2021, Gabbasov, si è rifugiato in Lituania e in primavera ha ricevuto asilo politico. Nel settembre 2022, il dipartimento del Ministero degli affari interni del Bashkortostan ha avviato un procedimento penale a suo carico per la creazione di una comunità estremista. Fail Alsynov è rimasto in Russia. Pur se meno attivo di un tempo, in primavera è stato arrestato due volte: pare che il fine degli arresti fosse capire se Ruslan Gabbasov stesse coordinando le proteste a Baymak e se non ben precisate “forze filo-ucraine” influenzassero l’attività di protesta nella repubblica. Dopo l’annuncio della mobilitazione, sul canale “Bashnatspolit” sono iniziati ad apparire appelli alla guerriglia.

Perché questa resistenza è differente

Come nel caso dell’Esercito nazionale repubblicano, le notizie che riguardano questa nuova formazione giungono prevalentemente da canali seminascosti. Nonostante ciò, queste lontane voci di dissidenza continuano ad essere confermate e documentate. Quello che è interessante notare è la somiglianza, nello stile comunicativo e nell’organizzazione fra questi due principali movimenti che fanno più rumore rispetto ad altri. Questo potrebbe significare o un qualche tipo di legame (e dunque di coordinamento) oppure un’emulazione: in questo secondo caso la costituzione di altri raggruppamenti simili potrebbe ingenerare fenomeni emulativi che potrebbero infiammare, ironia della storia, proprio le aree periferiche dell’impero di Putin, ovvero il suo principale bacino di carne da cannone.

L’altro elemento interessante è la matrice etnico-regionalista: il fatto che la resistenza in Baschiria stia inneggiando alla diserzione chiedendo al contempo l’indipendenza è un sintomo molto grave dell’insofferenza verso Mosca da parte delle sue periferie, che smentirebbe l’immagine arresa e sonnecchiante che in molti ne hanno avuto fino al febbraio scorso. Se questi due elementi dovessero fondersi in più punti della Federazione, qualcosa di epocale potrebbe essere alle porte. Esattamente come nel 1989.

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