Non accenna a diminuire la tensione all’interno della provincia di Idlib, lì dove oramai è sempre più scontro aperto tra soldati turchi e soldati siriani. Nelle ultime ore, in particolare, è stato abbattuto un elicottero dell’esercito di Damasco, un episodio quest’ultimo che ha provocato la morte dei due piloti. Anche lunedì un altro elicottero era stato colpito, tuttavia il mezzo era riuscito a tornare senza problemi in una base militare vicino l’aeroporto di Aleppo. L’abbattimento del mezzo governativo, costituisce ulteriore dimostrazione del livello raggiunto dagli scontri all’interno dell’ultima provincia rimasta fuori dal controllo del governo del presidente Bashar Al Assad.

L’elicottero abbattuto dai gruppi islamisti

La notizia della caduta dell’elicottero siriano è stata diffusa in primo luogo dall’osservatorio siriano dei diritti umani, confermata poi poco dopo la ministero della difesa turco. L’episodio è accaduto nella cittadina di Nayrab, non lontano da Saraqib, località strategica quest’ultima recentemente ripresa dall’esercito siriano a seguito di aspri combattimenti con le forze islamiste presenti nella regione. Secondo diverse ricostruzioni effettuate tramite alcune foto diffuse inizialmente sui social e riprese dall’agenzia turca Anadolu, il mezzo dei governativi dovrebbe essere stato colpito da un manpads probabilmente in dotazione ad uno dei gruppi islamisti appoggiati dalla Turchia.

L’abbattimento dell’elicottero dunque, potrebbe essere inquadrato non solo nella battaglia in corso tra esercito siriano e miliziani islamisti per il controllo di Idlib, ma anche nel sopra citato scontro aperto tra Siria e Turchia. Proprio lunedì un bombardamento siriano su un check point allestito dai turchi non lontano da Idlib, ha causato la morte di cinque soldati di Ankara. Secondo AgenziaNova, in questo martedì il bilancio dei caduti tra l’esercito turco è salito a 12. Il presidente Erdogan dunque, oltre ad inviare proprio mezzi e propri soldati nella provincia, starebbe rifornendo di nuove armi i gruppi islamisti da lui appoggiati. Il tutto per continuare a fare pressione su Damasco e costringere Assad a fermare l’avanzata in corso dal mese di gennaio tra Aleppo e Saraqib. Anche il luogo dell’accaduto sembra confermare l’ipotesi di un episodio interno allo scontro diretto tra le forze del paese anatolico e quelle del paese arabo. A Nayrab infatti, già dalle prime ore del mattino di martedì è iniziata un’offensiva dei gruppi islamisti i quali vorrebbero premere i soldati siriani lungo l’asse dell’autostrada M5 e provare a riconquistare Saraqib.

Dialogo difficile tra Ankara e Mosca

La situazione sembra poi ulteriormente complicarsi per via delle tensioni registrate tra la Russia e la Turchia. Tra i due paesi, nel settembre del 2018, è stata stipulata un’intesa per la definizione di alcune de escalation zone: tra queste, risultava anche la provincia di Idlib al cui interno Ankara ha potuto piazzare alcuni check point gestiti dai propri soldati. Erdogan non vede di buon occhio l’avanzata dell’esercito siriano verso Idlib e questo sia perché teme un massiccio afflusso di profughi verso i propri confini e sia perché, dall’altro lato, non vorrebbe perdere l’attuale influenza sulla regione data dal suo appoggio a diversi gruppi islamisti che attualmente la controllano. Per cui, ogni qualvolta i soldati fedeli ad Assad avanzano, da Ankara arrivano ordini di correre in difesa delle milizie rivali a Damasco. A Mosca invece, sostengono l’integrità territoriale siriana e dunque l’obiettivo del governo siriano di riprendere integralmente la provincia di Idlib.

Posizioni al momento inconciliabili, tanto che i colloqui di questi giorni tra i funzionari russi e turchi non hanno dato alcun esito. Il ministro degli esteri turco, Mevlut Cavusoglu, ha annunciato nelle scorse ore un prossimo colloquio telefonico diretto tra Erdogan e Putin per provare a risolvere la questione. Per il momento però a parlare sono soltanto le armi.

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