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I negoziati tra Stati Uniti e Russia in previsione del termine del trattato Start che si stanno tenendo a Helsinki hanno raggiunto un risultato: Washington e Mosca hanno deciso di “congelare” la consistenza dei loro arsenali nucleari nel tentativo di salvare il loro ultimo accordo sul controllo degli armamenti prima della sua scadenza del prossimo anno.

Come riporta Associated Press, una fonte che ha assistito ai colloqui ha riferito che non è ancora chiaro se l’accordo per un congelamento avrà successo o si tradurrà in un’estensione del nuovo Start che scadrà a febbraio. Se verrà trovata l’intesa per il prolungamento del trattato, questa potrebbe essere annunciata prima delle elezioni presidenziali del 3 novembre. L’obiettivo statunitense è sempre quello di estendere lo Start coinvolgendo la Cina: una richiesta di lunga data dell’amministrazione Trump che però difficilmente troverà realizzazione.

Secondo quanto riferisce Ap, il presidente Donald Trump e il leader russo Vladimir Putin hanno firmato il congelamento, ma i negoziatori devono ancora stabilire i dettagli, comprese le questioni di conformità e verifica.

La fonte, che ha parlato in condizioni di anonimato, ha detto che gli ulteriori colloqui tra Washington e Mosca si terranno la prossima settimana. Ai russi è stato detto che se il congelamento degli arsenali non verrà concordato nelle prossime settimane, gli Stati Uniti potrebbero inasprire le loro condizioni.

Il 3 novembre, però, sembra non essere una data limite per questo accordo: la fonte anonima ha sottolineato che l’amministrazione Trump continuerà a negoziare indipendentemente dal risultato delle elezioni, ma si afferma che gli Stati Uniti sarebbero alla ricerca di ulteriori concessioni russe se i negoziati si dovessero protrarre oltre il voto.

Dopo gli ultimi colloqui di lunedì a Helsinki, il negoziatore statunitense Marshall Billingslea, inviato speciale di Trump per il controllo degli armamenti, ha affermato che l’incontro ha prodotto “importanti progressi”.

Quell’incontro arriva dopo mesi di negoziazioni tra Billingslea e la sua controparte russa, il vice ministro degli esteri Sergei Ryabkov, che si sono condotte a Vienna, e dopo i colloqui tra funzionari statunitensi e i consiglieri per la sicurezza nazionale russi a Ginevra. La Russia, però, ha un atteggiamento più scettico riguardo ai colloqui: il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov e lunedì ha accusato Washington di “unilateralismo” aggiungendo che il trattato Start probabilmente cesserà di esistere perché le condizioni che gli Stati Uniti hanno proposto per estenderlo “non tengono conto dei nostri interessi o dell’esperienza di molti decenni in cui il controllo degli armamenti è esistito con reciproca soddisfazione”.

I diplomatici russi hanno ripetutamente sottolineato che Mosca considera i limiti sulle piattaforme di lancio – missili, bombardieri e sottomarini – molto più importanti delle restrizioni sul numero di testate. La Russia, pertanto, probabilmente non sarebbe disposta ad accettare un congelamento del numero di testate, a meno che non faccia parte di un accordo a tutti gli effetti.

Lo Start, o New Start per differenziarlo da quelli precedenti, è stato siglato da Mosca e Washington l’8 aprile del 2010 ed è entrato in vigore, dopo l’approvazione dei rispettivi organi parlamentari, il 5 febbraio del 2011. L’accordo concedeva alle parti 7 anni per ridurre le loro forze nucleari e aveva una validità di 10 anni. In particolare limita Stati Uniti e Russia a possedere non più di 800 sistemi di lancio per missili balistici intercontinentali terrestri (Icbm) e missili balistici lanciati da sottomarini (Slbm) nonché bombardieri pesanti dispiegati. All’interno di quel totale, ciascuna parte non può detenere più di 700 tra Icbm, Slbm e bombardieri con capacità atomica effettivamente schierati. Il trattato limita anche ciascuna parte a non possedere più di 1550 testate disponibili.

L’accordo, in forza dei regolamenti di sorveglianza e controllo dei limiti imposti, determina un buon livello di trasparenza della consistenza numerica e dell’attività dell’arsenale atomico delle parti in causa.

Il problema fondamentale di un possibile fine di un accordo sul nucleare tra le due potenze, è proprio quello del controllo reciproco: lo Start, ma anche gli altri trattati in via di estinzione (Open Skies) o già praticamente estinti (Inf), prevede una serie di disposizioni per garantire la trasparenza degli arsenali, pertanto se ci si dovesse avviare verso la sua fine, entrambe le parti dovrebbero fare affidamento esclusivamente sui propri assetti di intelligence (satellitare e humint principalmente) per controllare l’attività e la consistenza degli arsenali atomici dell’avversario. Una situazione che, sulla carta, vede Mosca partire da una posizione di svantaggio per una serie di motivazioni date anche dalle difficoltà economiche in cui versa, che stanno incidendo pesantemente sulla Difesa di Mosca. La fine dello Start significherebbe stanziare fondi per l’intelligence e per l’attività spaziale rivolta alla raccolta di dati: un grattacapo in più per il Cremlino.

Del resto c’è anche la questione del possibile riarmo, che fondamentalmente nessuna delle due parti vorrebbe proprio per una questione di fondi: se la Russia, comunque e proprio per razionalizzare le spese, punta principalmente sull’efficacia della deterrenza del suo arsenale atomico e ha fatto alcuni importanti progressi per migliorarne la sua capacità di penetrare nelle difese antimissile statunitensi, dall’altro gli Stati Uniti, conti alla mano, in questo momento storico non possono permettersi di aumentare la consistenza del proprio arsenale sempre per una questione di bilancio.

Attualmente la situazione generale delle forze nucleari strategiche – e tattiche – vede uno squilibrio come non lo si vedeva dagli anni ’70 del secolo scorso. Non è però il rinnovamento degli arsenali nucleari ad essere pericoloso, quanto la possibilità che vengano impiegati con una dottrina diversa che dipende appunto dalle capacità acquisite in campo tecnologico. La costruzione di nuove testate, oppure di sistemi di guida molto più precisi, non è destabilizzante in sé, ma lo diventa se e solo se si accompagna a tecnologie in grado di oltrepassare le difese avversarie (come i veicoli di rientro Hgv) oppure se si impiegano nuove dottrine di impiego: cosa che stanno facendo sia gli Stati Uniti, come scritto nella nuova Nuclear Posture Review, sia la Russia che proprio recentemente ha modificato i suoi parametri di utilizzo delle armi nucleari.

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