Va avanti a gonfie vele il programma della marina francese per lo sviluppo della portaerei di nuova generazione (Pang, Porte-avions de nouvelle génération), destinata a sostituire nella flotta la Charles de Gaulle nel 2036. Un programma cruciale per il futuro della Marine nationale, soprattutto perché l’attuale ammiraglia della flotta -nonostante i pesanti recenti lavori di ammodernamento- nei prossimi 10-15 anni sarà decisamente superata tecnologicamente. Per questo motivo, già dal 2018, l’Eliseo ha deciso di avviare uno studio preliminare stanziando i primi 154 milioni di Euro necessari per lo sviluppo concettuale della futura portaerei.

I costi e le capacità

I costi, ovviamente, saranno destinati a crescere esponenzialmente con il passare degli anni, tant’è che secondo le attuali stime della Direzione generale degli armamenti (Dga, Direction générale de l’armement) la spesa totale sarà di circa sette miliardi. La propulsione, nonostante le critiche da parte degli ambientalisti, sarà nucleare, così come quasi certamente la catapulta sarà elettromagnetica (Emals), evitando così ulteriori spese necessarie per lo sviluppo di una tradizionale catapulta a vapore (Catobar). Scelte che se da un lato faranno aumentare i costi di produzione, dall’altro assicureranno una maggiore capacità operativa alla portaerei. Non solo però, perché le dimensioni del Pang saranno maggiori di quelle della Charles de Gaulle, così da poter ospitare un numero maggiore di aerei ed elicotteri.

Con questo programma, l’Eliseo sembra intenzionato a dotare la propria marina di una portaerei comparabile -quantomeno per le dimensioni- con quelle della classe Gerard R. Ford statunitense. In totale la futura ammiraglia francese sarà lunga circa 300 metri e larga 78, il ponte di volo dovrebbe essere equipaggiato di 3 o 4 catapulte, di cui una più corta e da utilizzare per il lancio di droni. Il dislocamento a pieno carico sarà di 75.000 tonnellate ospitando a bordo 1.000 marinai e 25 Dassault Rafale, destinati tra il 2040 e il 2050 a essere sostituiti dal caccia di sesta generazione, sviluppato da Airbus e Dassault nell’ambito del programma “europeo” Fcas (Future combat air system).

Un futuro “doppio”?

Questi sono gli unici dati trapelati sul programma della Marina francese. Tra i vari punti incerti ci sono le strumentazioni e i sistemi di difesa attiva e passiva che equipaggeranno la portaerei, così come non è stata ancora chiarita l’entità numerica del programma. Per aumentare le capacità operative in alto mare a sostegno della politica estera nazionale, l’Eliseo e il ministero della Difesa potrebbero chiedere fondi per la realizzazione di due portaerei della stessa classe. Una scelta che costituirebbe un importante passo avanti per la Francia che aumenterebbe di molto la disponibilità di portaerei in mare, ma non solo.

Avere in flotta due portaerei nucleari e i rispettivi gruppi navali d’attacco, infatti, darebbe modo alla Francia di ritagliarsi una posizione da assoluta protagonista sui mari di tutto il mondo, così come a livello europeo. L’elevatissimo impegno economico necessario –il Senato ha chiesto di stanziare 450 milioni di Euro l’anno– per lo sviluppo di una o due portaerei di nuova generazione verrebbe ripagato dalle aumentate capacità di proiezione di potenza in tutto il mondo, rendendo così ancora di più la Francia il principale attore militare in Europa. Nelle prossime settimane il presidente Emmanuel Macron e il capo di Stato Maggiore renderanno note le caratteristiche della futura ammiraglia della flotta francese, destinata a diventare un punto di riferimento per le marine di tutti i Paesi europei.

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