Fino a qualche settimana fa i test missilistici nordcoreani riscuotevano, al massimo, dure critiche verbali. Corea del Sud e Giappone, in coro, esortavano la Corea del Nord a non alimentare tensioni e diffondenvano al pubblico internazionale i dati tecnici dei test. Da quando Yoon Suk Yeol è succeduto a Moon Jae In, l’approccio sudcoreano nei confronti di Pyongyang sembrerebbe tuttavia esser cambiato.

La riprova è arrivata pochi giorni fa, quando il governo sudcoreano, spalleggiato dagli Stati Uniti, ha lanciato otto missili superficie-superficie Atacns (Army Tactical Missile System) per pareggiare gli otto missili balistici a corto raggio precendentemente sparati da Kim Jong Un.

Se la politica dell'”occhio per occhio, dente per dente” ha davvero sostituito il complicato equilibrismo di Moon – spesso inefficace ma per lo meno cauto -, c’è il rischio di fare i conti con una possibile, imminente escalation. Il motivo è presto detto.

L’inviato speciale per la Corea del Nord degli Stati Uniti, Sung Kim, reduce da un recente incontro a Seul con gli omologhi sudcoreano e giapponese, è stato chiarissimo. La Corea del Nord potrebbe effettuare il suo prossimo test nucleare “in qualunque momento”. Non solo: gli Stati Uniti, ha proseguito Sung, sono pronti a rispondere a tale provocazione in coordinamento “molto stretto” con loro due principali alleati asiatici, Giappone e Corea del Sud.

Il prossimo test di Pyongyang

Il “Kim statunitense” ha puntualizzato che Washington rimarrà comunque aperta al dialogo sulla denuclearizzazione con la Corea del Nord. Certo, ma intanto diventa sempre più grande l’ombra di un test nucleare nordcoreano. A quel punto quale sarà la risposta dell’accoppiata Seul-Tokyo, coordinati dagli Usa? Quand’è che Kim Jong Un effettuerà il temuto test? “Non ho nulla di più preciso da riferire in merito alle tempistiche. Hanno chiaramente concluso i preparativi a Punggye-ri, e a quanto mi è dato di sapere potrebbero effettuare il test in qualunque momento”, ha spiegato il funzionario, riferendosi al sito per i test nucleari della Corea del Nord.

Kim ha ricordato inoltre che dall’inizio del 2022 Pyongyang ha lanciato 31 missili balistici, superando in poco più di cinque mesi il record annuo di 25 anni risalente al 2019. Ad aggiungere ulteriore benzina su un incendio, mai sopito dal 1953 ad oggi, la vicesegretaria di Stato Usa, Wendy Sherman, ha avvertito che gli Stati Uniti formuleranno una risposta “rapida e potente” nel caso la Corea del Nord dovesse condurre un test nucleare, come suggerito dalle recenti analisi dei siti strategici di Pyongyang. “Qualsiasi test nucleare costituirebbe una violazione completa delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza Onu”, ha avvertito la vicesegretaria. Sherman ha inoltre sollecitato il leader della Corea del Nord a destinare le risorse del Paese alla salute pubblica, “anzichè ricorrere ad azioni provocatorie, pericolose e destabilizzanti”.



Situazione delicata

I venti di guerra, dunque, soffiano sulla penisola coreana come non accadeva da tempo. La pericolosità, o meglio la delicatezza, della situazione è data da due incognite. La prima: Pyongyang effettuerà davvero il test nucleare? La seconda: se sì, come sarà strutturata la replica di Seul? A seconda della risposta di quest’ultima domanda è lecito attendersi una controreazione proveniente dal Nord.

Il tentativo di normalizzazione delle relazioni con la Corea del Nord, coinciso con l’amministrazione del presidente Usa Donald Trump e interrottosi di fatto già nel 2019, sembra insomma essere stato definitivamente archiviato negli ultimi mesi dall’avvicendamento alla presidenza della Corea del Sud: al democratico Moon Jae-in, convinto promotore di un dialogo a oltranza con il Nord, è subentrato il mese scorso il conservatore Yoon Suk-yeol, fautore di un immediato irrigidimento della politica intercoreana e di un deciso avvicinamento strategico agli Stati Uniti. I prossimi giorni potrebbero essere, a loro modo, decisivi per capire come si svilupperà la situazione.

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