Continua senza sosta l’assedio di Hodeidah, il porto dello Yemen in mano alle forze Houthi. Questa mattina, una fonte locale aveva dichiarato all’agenzia cinese Xinhua che “le forze governative sostenute dagli Emirati Arabi Uniti  hanno preso d’assalto l’aeroporto da diverse direzioni dopo diverse ore di bombardamenti pesanti e l’assedio dell’area”.

Cade l’aeroporto di Hodeidah

La battaglia, che si è rivelata estremamente cruenta, è terminata con la  conquista dell’aeroporto da parte dell’esercito governativo. “Le forze armate sostenute dalla resistenza e dalla coalizione araba hanno liberato l’aeroporto internazionale di Hodeidah dalla morsa delle milizie Houthi”, ha annunciato l’esercito su Twitter. E ha aggiunto che i tecnici sono già impegnati nell’area per iniziare le operazioni di sminamento. 

La conquista dell’aeroporto è costata parecchi morti tra le fila ribelli e quelle governative. Nei giorni scorsi, l’inizio dell’offensiva su Hodeidah aveva già provocato quasi 120 caduti. Morti che non fermano l’assedio ma che, anzi, alimentano la voglia di Riad e Abu Dhabi di finire il prima possibile con l’offensiva.

Giovedì scorso, il ministro degli Esteri yemenita Khaled al-Yamani ha dichiarato che le operazioni militari contro Hodeidah “non si fermeranno finché tutto il territorio yemenita” non sarà completamente liberato dalle milizie ribelli, aggiungendo che “la porta per la diplomazia è stata completamente chiusa“.

Parole che lasciano poco spazio all’immaginazione. L’obiettivo a questo punto è chiaro, conquistare la città portuale, porto nevralgico di tutta la strategia Houthi. Preso l’aeroporto e conquistato il porto, per le milizie sciite sarebbe un colpo durissimo da cui difficilmente potrebbero riprendersi. È quella l’unica via di accesso per i rifornimento più ingenti, non solo di materia prime e bendi di prima necessità, ma anche di sostengo bellico. 

Arriva l’inviato delle Nazioni Unite

Come spiegato su questa testata, il rischio è che Hodeidah si trasformi in una tragedia umanitaria non solo per la popolazione che risiede nella città, ma anche per tutto lo Yemen. Per scongiurare questo spettro, in queste ore è arrivato a Sanaa l’inviato dell’Onu per lo Yemen,  Martin Griffiths.

Secondo le fonti, Griffiths dovrebbe incontrare i capi ribelli che controllano la capitale per discutere di un eventuale passaggio di consegne di Hodeidah. Tutti conoscono l’importanza della città portuale. E l’idea del Palazzo di Vetro è che si possa giungere alla cessione della città nelle mani di  un comitato delle Nazioni Unite.

Il problema è che Hodeidah, come detto prima, ha una duplice funzione. È l’unico porto da cui passano i beni di prima necessità per la popolazione, ma è anche l’unico porto in grado di consentire il rifornimento dei ribelli. L’assedio via terra è già iniziato, ma il blocco navale potrebbe essere decisivo.

Il governo yemenita e la coalizione araba non sembrano intenzionati a desistere.  Vogliono dare il colpo di grazia agli Houthi e assestare un duro colpo anche all’Iran, che li sostiene. E sono pronti a mettere in conto anche una catastrofe umanitaria. L’ennesima, in questa sporca guerra dello Yemen, dove il mondo sembra dimenticarsi dell’inferno creato dal conflitto. E mentre l’assedio su Hodeidah prosegue, non si placano i bombardamenti dell’aviazione saudita, che continuano a colpire indiscriminatamente la popolazione civile.

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