Paradossi natalizi. Il centro di Bruxelles, capitale del Belgio e sede dell’Unione Europea, assomiglia sempre più ad un accampamento di poveracci. Ogni sera le scintillanti gallerie commerciali, i mercatini di Natale, gli ingressi delle stazioni ferroviarie, le fermate della metropolitana e degli autobus si trasformano in un penoso bivacco di disperati. Afghani, siriani, eritrei, arabi d’ogni nazionalità montano le loro povere tende o si coprono con cartoni nella speranza di superare alla meno peggio la fredda notte nordica. Domani, poi, si vedrà. Uno spettacolo del tutto inusuale per il pingue Belgio.

Resta il fatto che il governo di coalizione guidato dal liberale Alexander De Croo si è ritrovato assolutamente impreparato di fronte alla nuova, imprevista ondata di richiedenti asilo — una massa di 6-7000 persone — e fatica a trovare una risposta, una soluzione. Dei ricoveri e degli aiuti.

Perché? Dopo l’arrivo nel 2015 dei tantissimi profughi siriani e la concessione quest’anno a sessantamila ucraini di una “protezione temporanea”, non vi sono più strutture disponibili e manca anche il personale adeguato a gestire l’ennesima emergenza. Persino la molto accogliente sindaca socialista di Molenbeek, uno dei comuni più poveri e multietnici della regione di Bruxelles, ha gettato la spugna rifiutando di trasformare un centro d’accoglienza provvisoria municipale in uno spazio permanente.

Va aggiunto, ed è un dato da non sottovalutare, che l’opinione pubblica belga, soprattutto quella di lingua fiamminga, questa volta è rimasta quasi del tutto indifferente agli appelli delle organizzazioni umanitarie e della Corte europea per i diritti sia alle proteste del molto sinistroso partito ecologista Ecolo-Groen. Persino i socialisti, parte integrante della coalizione governativa, hanno preferito glissare sulla questione scaricando colpe e responsabilità sugli alleati cristiano-democratici fiamminghi — in primis su Nicole de Moor, segretaria di Stato sull’immigrazione e figura di punta del partito — e sui liberali francofoni del Mouvement Réformateur.  Al tempo stesso il leader socialista Paul Magnette continua a ribadire che la tenuta del governo non è in discussione e si va avanti sino alle elezioni del 2024.

Un atteggiamento pilatesco che ha più ragioni. Attualmente il regno è attraversato da forti tensioni economiche e sociali — aumento dei prezzi energetici, riforme fiscali, potere d’acquisto —, il malcontento cresce e nessuno dei governisti ha fretta di aprire una crisi e d’andare alle urne.

In più la pressione dei “sans-papiers” è divenuta sempre più insostenibile per larga parte della popolazione che, soprattutto, nelle ricche ma conservatrici Fiandre guarda con sempre più simpatia al Vlaams Belang (Interesse fiammingo), il partito nazionalista e indipendentista alleato della Lega e dei lepenisti francesi al Parlamento Europeo.

Nonostante il “cordone sanitario” — nessun dibattito, nessun confronto pubblico, nessuna convergenza — che i partiti tradizionali hanno serrato attorno al movimento di Tom Van Grieken, il Vlaams Belang è ormai il primo partito nel settentrione del Belgio anche grazie (o soprattutto) alle sue politiche anti migratorie e identitarie. Da qui la prudenza di De Croo e la riluttanza dei Cristiano-Democratici fiamminghi, ormai in caduta libera, a porre in primo piano la questione dei clandestini e il rifiuto della signora de Moor di coinvolgere l’Agenzia federale per le domande d’asilo (Fedasil) e, così, spalmare su novanta comuni del regno i clandestini requisendo stabili e investendo altre risorse. Meglio per tutti (o quasi) confinare il problema nella capitale dove i migranti continuano ad affluire attendendo, a torto o ragione, una sistemazione e un riparo.

Piccoli calcoli elettorali che non risolvono di certo una situazione ormai incancrenita che vede intere zone del Paese trasformate in un “Belgistan” pericolosamente fuori controllo. A farne le spese sono i disgraziati di oggi, abbandonati nelle strade di Bruxelles, ma tra un anno il conto potrebbero pagarlo proprio gli attuali partiti di governo. E sarà molto salato.     

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.