Rotte scavate sulle piste di sabbia, sulla scia dei fallimenti degli Stati, della disperazione, delle guerre e dei massacri. Rotte che attraversano le acque del Mar Mediterraneo in varie direzioni, percorse da insicure carrette guardate a vista da efferati custodi, al tempo stesso carnefici e prime vittime di una situazione senza via d’uscita. Rotte che chiamano altre rotte, su cui si innestano floridi business e operazioni di un “mondo di mezzo” costituito da gruppi terroristici e organizzazioni criminali.Sono le rotte che la saggista e giornalista Loretta Napoleoni, curatrice di un blog personale per il Fatto Quotidiano, ha esplorato nel suo ultimo lavoro, intitolato Mercanti di uomini – Il traffico di ostaggi e migranti che finanzia il jihadismo (Rizzoli, 2017). Ampio e dettagliato, ulteriormente rafforzato dal continuo ricorso dell’autrice a testimonianze dirette, il saggio esplora il circolo perverso venuto a crearsi tra il traffico di esseri umani e il finanziamento dei network terroristici internazionali, che dal Mali all’Iraq, passando per la Libia e la Siria, hanno fatto del rapimento di turisti, cooperanti, reporter e lavoratori occidentali e la tratta di migranti un business redditizio, divenuto la loro principale fonte di sostentamento.Un business che, in contesti estremi come quello della Somalia, si trasforma in un vero e proprio sistema economico, comprensivo di propri network e produttivo di indotti. Come scrive infatti la Napoleoni in riferimento alle azioni dei pirati operativi nelle acque circostanti le coste somale: “Ironicamente, l’indebitamento e l’effetto a cascata, così cari alla dottrina neoliberista occidentale, sono stati fondamentali per il successo del modello di pirateria somalo. Gli investitori coprivano il costo iniziale del dirottamento, e durante le negoziazioni i pirati si autofinanziavano con i debiti […] Naturalmente, in questi casi sino all’arrivo dei soldi il debito cresce grazie agli interessi che possono ammontare anche al 100 per cento”. Un esempio di un sistema ad elevato grado di complessità interna, paragonabile a quello istituito da Al Qaeda nel Maghreb islamico (AQMI) per programmare i rapimenti e i trasferimenti degli ostaggi negli ampi e in larga parte desolati spazi del Mali e dei Paesi circostanti. Sistema, questo, che gli studi della Napoleoni hanno ritenuto diretta filiazione della complessa catena logistica e delle perverse alleanze tra trafficanti di droga, jihadisti e malavita internazionale originatesi dopo che, in seguito all’emanazione del Patriot Act a breve distanza dalle stragi dell’11 settembre, la maggiore pervasività dei controlli negli Stati Uniti aveva spinto i narcos colombiani a individuare una nuova rotta per il trasbordo della cocaina in Europa. Questo sistema prevedeva l’approdo di ingenti carichi di droga in Guinea Bissau e, in seguito, un lungo trasbordo “via terra, attraverso le vecchie rotte transahariane, con la droga occultata in camion e Suv”, che rilanciò il potenziale comunicativo delle direttrici in seguito sfruttate dai “mercanti di uomini”.Mali e Somalia sono solo due dei Paesi afflitti dalla piaga del traffico di esseri umani e dai sequestri a catena di cui la Napoleoni si è occupata nel suo saggio: ampi spazi, come doveroso, sono dedicati alla Libia e alla Siria, e alla narrazione di alcuni dei più spinosi casi verificatisi negli ultimi anni, come quello delle cooperanti italiane Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, rapite in Siria nell’estate del 2014 e rilasciate il 15 gennaio 2015 dopo una lunga trattativa, sempre negata dalle autorità di Roma, con il Fronte al-Nusra. Sono di un’importanza capitale anche le numerose testimonianze dirette di negoziatori professionisti raccolte dalla Napoleoni, attraverso le quali si è portati direttamente in medias res, nel pieno delle delicatissime trattative in cui soggetti qualificati e altamente specializzati conducono un negoziato al cardiopalma per ottenere la salvezza degli ostaggi, affrontando una dura gara di fermezza, resistenza e astuzia con i sequestratori.Fondamentali per l’economia del lavoro della Napoleoni, e disarmanti per la franchezza con cui vengono descritte realtà troppo spesso taciute nel mondo semplicistico dell’informazione nostrana, sono le ricostruzioni della tratta di migranti dall’Africa verso l’Europa, di cui l’autrice cerca non solo di scoprire i “buchi neri” (riferendosi a lavori fondamentali in materia come Bilal, il reportage del giornalista Fabrizio Gatti in cui è descritto un viaggio sotto copertura dal Senegal all’Italia sulle rotte imposte ai migranti) ma anche di offrire una precisa disanima storica. Non mancano, infatti, accuse dirette alle politiche dei governi occidentali in materia: la Napoleoni è per esempio fortemente critica sugli abboccamenti della Germania di Angela Merkel con la Turchia di Erdogan protrattisi per tutta la seconda metà del 2015, nonché dell’attuale sistema di gestione dell’accoglienza dei migranti, che in Italia troppo spesso finisce per trasformarsi in un’ulteriore opportunità per fare business sulla pelle degli ultimi, dei “dannati della Terra” vittime di opportunismo, ipocrisie e speculazioni sulle loro disgrazie.

In conclusione, Mercanti di uomini è un testo fondamentale per capire l’evoluzione di alcuni degli scenari più complessi, intricati e oscuri dell’attuale panorama internazionale. Un’opera che combina abilmente un’analisi attenta, quasi “storica”, dell’attualità, una contestualizzazione ben precisa dei fenomeni narrati nel contesto internazionale e contemporaneo e, soprattutto, un importante taglio investigativo che segna il tocco personale più importante della Napoleoni, nuovamente autrice di un saggio di rilievo dopo la sua analisi sul Califfato, Isis – Lo Stato del Terrore, pubblicato nel 2014.

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