A Lampedusa ancora ben ricordano quanto accaduto dieci anni fa. L’inizio delle proteste nel gennaio 2011 e il rovesciamento del governo dell’ex presidente Ben Alì in Tunisia hanno provocato un’impennata di sbarchi tale da mettere in difficoltà l’isola. A poche ore da un nuovo clamoroso mutamento nel Paese nordafricano, ci si interroga su quali possono essere adesso le conseguenze sul fronte immigrazione. Kais Saied, attuale presidente tunisino, ha congelato le attività parlamentari e ha sciolto il governo. Un colpo di mano che potrebbe avere riflessi importanti sulla vita politica tunisina e quindi anche sull’immigrazione verso l’Italia.

Prima ipotesi: caos in Tunisia e fuga di migranti

Dieci anni fa a causare la crisi migratoria è stato principalmente il collasso dello Stato tunisino. Nel 2011 non è soltanto venuta meno la presidenza di Ben Alì, ma l’integrità delle varie forze governative ritrovatesi senza più leader e direttive. Con il colpo di mano di Saied potrebbero aprirsi più strade. La prima riguarda proprio il ritorno a una latente instabilità. Se ci dovesse essere una forte reazione all’azione del capo dello Stato, allora il rischio più concreto è quello di vedere una Tunisia in balia dei disordini. Sul fronte migratorio tutto questo si tradurrebbe in un’ulteriore impennata di sbarchi. Con autorità più deboli e con le forze dell’ordine impegnate a fronteggiare eventuali proteste, gli scafisti e i trafficanti avrebbero un vero e proprio via libera. Dalle coste di Biserta, così come da quelle di Sfax, in migliaia partirebbero alla volta della Sicilia e di Lampedusa.

Seconda ipotesi: ripristino dell’ordine e lotta ai trafficanti

Non è detto però si arrivi al caos. Anche perché sarebbe un paradosso. Kais Saied ha licenziato il governo e ha bloccato il parlamento proprio in virtù dello stallo politico attraversato dalla Tunisia. Uno stallo che ha enormemente gravato sulla società, già afflitta dalla pandemia e da una latente crisi economica. Ingredienti che hanno favorito le fughe verso l’Italia. I numeri in tal senso parlano chiaro: su 32.154 migranti arrivati nel 2020 nel nostro Paese, 12.883 erano tunisini. Anche quest’anno la situazione non è così diversa. Secondo i dati del ministero dell’Interno, dal primo gennaio ad oggi sono sbarcati 25.845 migranti, tra questi si contano quasi 5.000 tunisini. É quindi da più di un anno che la situazione appare fuori controllo. Nell’agosto del 2020 a Tunisi sono arrivati anche i ministri Lamorgese e Di Maio per stringere accordi con le autorità locali e ridimensionare le partenze. Ma con governi instabili e con uno stallo politico ben evidente ogni buona intenzione da parte tunisina è stata disattesa.

“Peggio di così – ha confidato una fonte diplomatica su InsideOver – non potrebbe andare”. Ed è quindi in questo contesto che potrebbe scattare la seconda ipotesi. Quella cioè di un rafforzamento delle autorità tunisine a seguito del colpo di mano di Saied. Quest’ultimo ha dalla sua parte sia l’esercito che la polizia. Lo si è visto nelle scorse ore, quando alcuni soldati hanno bloccato l’accesso in parlamento di Rachid Ghannouchi, presidente dell’assemblea e leader del partito islamista Ennadha. Se dal palazzo della presidenza della Repubblica dovesse partire l’ordine di controllare in modo più assiduo le coste, allora la vita per scafisti e trafficanti si complicherebbe.

L’interesse di Saied per fermare gli scafisti

C’è un piccolo particolare di cui tener conto. Lo scorso 16 giugno Kais Saied è stato a Roma. Una visita importante condita da colloqui con tutte le più alte cariche istituzionali del nostro Paese. In quell’occasione si è parlato anche di immigrazione e di strategie per rendere attuativi gli accordi siglati lo scorso anno. L’impressione è che il presidente tunisino proprio sui migranti si giochi una buona fetta di credibilità politica. In ballo ci sono i rapporti con l’Italia, vitali in questa fase di grave crisi economica per la Tunisia. Se Saied dovesse riuscire a ridimensionare l’ondata di partenze verso Lampedusa e la Sicilia, Roma potrebbe dargli ulteriore e decisivo appoggio in ambito politico e finanziario. Ma non solo. A livello internazionale, mostrare di aver saputo arginare un problema così grave per il presidente tunisino costituirebbe un gran ritorno di immagine.

La strategia che Saied potrebbe mettere in campo sarebbe molto diversa rispetto a quella di alcuni suoi colleghi della regione, molti dei quali impegnati a sfruttare l’immigrazione come arma di ricatto per i governi occidentali. Tunisi potrebbe propendere invece per la via opposta, mostrando affidabilità nel rispetto dei patti internazionali. Le prossime ore saranno decisive per comprendere la direzione della Tunisia. Se cioè quella che porta al caos oppure, al contrario, quella che rimanda a un periodo di maggiore stabilità interna.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.