L’accusa, se provata, sarebbe gravissima. Soldati turchi che aprono il fuoco contro i rifugiatisiriani in fuga dalla guerra civile. A puntare il dito contro Ankara è niente meno che Human Rights Watch, punto di riferimento imprescindibile nel mondo delle ong: in un rapporto pubblicato due giorni fa, Hrw ricorda come dall’inizio della settimana oltre trentamila persone siano state costrette ad abbandonare le proprie case nel nord della Siria per i nuovi scontri tra Isis e le milizie dei ribelli. Le truppe del Califfato avrebbero attaccato alcuni villaggi a est della città di Azaz, tra cui Hiwar Kalas, Kafr Shush, Zayzafun-Ekdeh e Baraghideh.

La regione a nord di Aleppo è separata dalla Turchia da un muro confinario per diverse centinaia di chilometri, che peraltro le autorità turche continuano ad estendere in più punti. Un rifugiato che si trova nel campo di Ikdah ha raccontato a Hrw: “Abbiamo lasciato il campo attraverso gli oliveti, verso il confine turco. Eravamo circa duemila. Mentre marciavamo verso la frontiera, abbiamo visto i soldati turchi su una collina, dietro il muro di confine: semplicemente, hanno iniziato a sparare contro di noi. Sparavano ai piedi, ma si è comunque scatenato il panico e siamo fuggiti in tutte le direzioni”.

Hrw aveva denunciato episodi di maltrattamenti e soprusi verso i profughi da parte delle autorità confinarie della Turchia già negli ultimi mesi del 2015, evidenziando come questo atteggiamento di Ankara favorisse e favorisca il commercio clandestino dei trafficanti di uomini che per cifre astronomiche conducono i migranti oltre confine.

Da tempo la Turchia auspica la creazione di “zone sicure nel nord della Siria” dove organizzare centri di raccolta ed identificazione dei profughi. Ciononostante il presidente Recep Tayipp Erdogan  – e non del tutto a torto – ha spesso accusato l’Europa di voler “appaltare” alla Mezzaluna la gestione dell’emergenza migranti. Quello che il presidente turco però preferisce dimenticare sono le modalità assai spicce con cui questa emergenza viene affrontata in Turchia – non di rado in violazione delle normative internazionali sui diritti dei rifugiati e sui diritti umani.

Violazioni su cui in Europa si preferisce colpevolmente chiudere più di un occhio. Una codardia grave, considerando che in Turchia sono accolti almeno due milioni e duecentomila profughi siriani, oltre a diverse altre centinaia di migliaia provenienti da altri Paesi.

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