Militari in strada, blindati nelle vicinanze dei palazzi del potere e, soprattutto, un proclama alla radio che annuncia l’imminente cambiamento: scene “tipiche” da colpo di Stato, che questa volta coinvolgono quello che forse è da considerare tra gli Stati più stabili del continente africano, ossia il Gabon. Da alcune ore la capitale Libreville è presidiata da uomini in divisa e ben armati, l’esercito stando alle fonti locali oramai ha il controllo di tutte le arterie principali. I militari dunque avrebbero preso il potere, anche se non si escludono novità nelle prossime ore. 

Il golpe durante l’assenza del presidente Ali Bongo 

Un milione e mezzo di abitanti appena, in gran parte situati nella capitale Libreville, tante risorse energetiche nel sottosuolo e di conseguenza anche un’economia che vede il paese come tra i più sviluppati dell’intera Africa. Si può sintetizzare così la situazione del Gabon, che oltre ad avere un tessuto sociale ed economico discretamente sviluppato, appare come uno Stato stabile da un punto di vista politico. Nonostante una popolazione che non arriva a due milioni di unità, sono tante le etnie presenti la cui convivenza però, almeno fino a questo momento, non presenta particolari tensioni o comunque non al livello dei paesi vicini. Frutto, per l’appunto, della possibilità di maggiore redistribuzione delle ingenti ricchezze che arrivano dal petrolio. Ma anche, se non soprattutto, della guida autoritaria che da più di cinquant’anni vede al potere la famiglia Bongo Ondimba. L’attuale presidente, che potrebbe risultare adesso già “detronizzato”, è Ali Bongo Ondimba. È al potere dal 2009, anno di morte del padre, Omar Bongo Ondimba, a sua volta leader dal 1967.

Una vera dinastia lunga mezzo secolo dunque, che fino ai giorni scorsi non sembra avere particolari difficoltà nel rimanere in sella. Qualcosa però inizia a cambiare quando, nello scorso mese di ottobre, il presidente Ali Bongo viene colpito da un ictus ed è costretto ad importanti cure per guarire. Pochi giorni dopo dal manifestarsi del grave malore, il capo di Stato deve lasciare il Gabon per delle cure delicate in Marocco. Da allora un silenzio interrotto soltanto dal discorso di capodanno, dove Ali Bongo si mostra in miglioramento ed assicura che a breve potrebbe tornare a lavoro nel paese. Ma a Libreville, evidentemente, i due mesi passati con la stanza presidenziale non occupata dal capo di Stato in carica contribuiscono ad alimentare lo spettro del vuoto di potere. E così, i militari decidono dunque per una repentina azione golpista. Nel proclama letto dai generali alla radio, i cui locali sono tra i primi ad essere occupati dagli uomini in divisa, si annuncia la nomina di un consiglio di transizione e restaurazione. Secondo l’esercito, Ali Bongo non sarebbe più in grado di governare e quanto da lui dichiarato a capodanno sarebbe, come definito dagli stessi ufficiali, “uno spettacolo pietoso ed un tentativo estremo di restare attaccato al potere”.

Le possibili conseguenze 

Se l’azione, vista la complessiva stabilità del paese, può sembrare sorprendente ed improvvisa, in realtà tra i militari e la famiglia al potere non corre buon sangue già dai primi anni di presidenza di Omar Bongo. Quest’ultimo infatti, prima di arrivare al potere, resta per 24 ore in carcere in quanto vice – presidente di un governo deposto proprio dall’esercito. In quell’occasione però la Francia, è il 1963, interviene a difesa dell’esecutivo di Libreville e libera i membri del governo. Omar Bongo passa solo una notte in carcere, ma da sempre si dice che quella esperienza abbia segnato il futuro presidente. Ed infatti, in 42 anni di potere, Omar Bongo sembra non fidarsi mai del suo esercito e raramente assegna importanti funzioni ai suoi stessi generali. 

La malattia di Ali Bongo potrebbe dunque essere un pretesto dei militari per togliersi non pochi sassolini dalle scarpe, sia al riguardo dell’attuale presidente che del padre. Difficile dire se in Gabon si vivrà adesso un nuovo 1963, con l’azione militare che rientra nel giro di 24 ore, oppure se questa volta è da considerare terminata l’epopea dei Bongo Ondimba. Decisive in tal senso saranno le prossime ore ed i prossimi giorni. Certo è che una situazione del genere potrebbe preoccupare e non poco i vicini africani: un’eventuale destabilizzazione di un paese generalmente considerato tranquillo, non sarebbe di certo una buona notizia per tutta la regione. 

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