“A volte è più facile controllare chi sbarca dal nord Africa che non chi viene dall’est”. A dirlo un anno fa su InsideOver è stato il professore Massimo Ambrosini, tra i massimi esperti di immigrazione. Una frase indicativa di quello che è il fenomeno migratorio verso l’Italia dai Paesi dell’Europa orientale. Un bus turistico non crea lo stesso clamore di un barcone approdato lungo le coste siciliane. Ma porta ugualmente migranti irregolari nel nostro territorio. Con un visto turistico e studentesco si arriva regolarmente in Italia, ma spesso poi si resta successivamente senza documenti idonei. Ecco perché una possibile escalation militare in Ucraina potrebbe creare grattacapi alle autorità italiane. Il rischio concreto, in caso di guerra, è l’apertura di un fronte orientale dell’immigrazione.

Il fenomeno migratorio dall’Ucraina

Dall’Ucraina si emigra per tanti motivi. In primis per via di un’economia in perenne affanno. E qui occorre considerare una precisa peculiarità del Paese. La divisione tra parte occidentale, ucrainofona e più vicina anche culturalmente all’Europa, e parte orientale, a maggioranza russofona, non ha solo carattere etnico o politico. Al contrario, è una spaccatura anche di rango economico. L’occidente, il vero “granaio” del mondo, è prettamente agricolo e più povero. La zona orientale invece, grazie alla sua massiccia industrializzazione, è più ricca. In poche parole, le regioni confinanti con il territorio dell’Ue sono le meno sviluppate. Ed è da qui che si emigra. Nonostante la presenza dei territori più fertili del Vecchio Continente e di una produzione agricola molto estesa, le condizioni di vita non sono delle più semplici. Molti giovani, piuttosto che assecondare la prospettiva di guadagnare poco nei campi, preferiscono andare via. La speranza per molti di loro è trovare lavoro nell’Unione Europea e poi inviare le rimesse in patria per mantenere le famiglie.



Si va verso la vicina Polonia oppure in Ungheria. Movimenti vengono segnalati da anni anche verso sud, tra Bulgaria e Turchia. Non sono pochi gli ucraini presenti nel Paese anatolico. Nel 2019 un giovane proveniente da una provincia occidentale dell’Ucraina ha dichiarato di aver trovato un annuncio di lavoro particolare in un giornale pubblicato nella sua città. Prevedeva la possibilità di scendere in Turchia e fare lo scafista lungo la rotta mediterranea che porta migranti lungo le coste joniche dell’Italia. La storia infatti il giovane l’ha raccontata alla polizia italiana dopo l’arresto. Il nostro Paese è pure molto gettonato. Si entra soprattutto con visti turistici, si rimane poi a tempo indeterminato. Dal 2006 in poi il numero di migranti ucraini in Italia è più che raddoppiato. In quell’anno erano 120.000, nel 2016 erano già 240.000. Il 30% di loro è presente irregolarmente, con visti scaduti o senza documenti in tasca. La stragrande maggioranza è impiegato come colf o come badante, solo in minima parte invece in lavori nel comparto agricolo.

Il rischio di un nuovo fronte migratorio in caso di guerra

Dall’Ucraina dunque si è emigrato in questi anni per motivi economici. Il conflitto nel Donbass ha inciso poco nella dinamica dei flussi migratori. I cittadini che hanno cercato fortuna all’estero provengono soprattutto dalle regioni povere occidentali, lontane dalla guerra e dai territori contesi tra truppe governative e milizie filorusse. Se però il conflitto dovesse coinvolgere l’intero Paese, migliaia di persone potrebbero mettersi in marcia verso l’Ue. Le tensioni di queste ore e la possibilità di un intervento russo stanno creando timori anche sul fronte migratorio. Già dalle prime battute di un eventuale intervento bellico di Mosca in tanti proverebbero a scappare. Sia per la paura di essere coinvolti nella guerra e sia perché gli effetti economici del conflitto risulterebbero devastanti in una regione già povera. Essendo l’Italia già esposta oggi, in tempo di pace, al flusso migratorio ucraino, l’allarme in caso di conflitto per il nostro Paese sarebbe massimo.



Per il momento non si registrano segnali significativi. I venti di guerra non avrebbe fatto spostare, tra dicembre e gennaio, un numero importante di persone dall’Ucraina. Ma è anche vero che l’immigrazione dal Paese ex sovietico avviene in maniera silente. Non ci sono barconi che sbarcano oppure carovane che pressano alle frontiere. Grazie a particolari accordi tra l’Ue e Kiev e con l’ausilio di visti turistici, si parte con normali pullman o con normali biglietti aerei, trasformando l’immigrazione da regolare a irregolare soltanto in un secondo momento, quando cioè scade il tempo di permanenza previsto dai permessi originari. Difficile dunque valutare l’attuale situazione. È certo però che in caso di guerra aperta per le autorità italiane la gestione del fenomeno sarebbe più difficile.

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