Agadez: un nome, quello della città del Niger, dal suono tagliente, affilato, evocativo. E’ un luogo entrato di prepotenza nella nostra contemporaneità, monolitica città nelle sabbie del deserto. Colossale, titanico, immobile luogo in un mondo invece in continua fuga e movimento. Agadez è la città da dove partono i migranti che poi vanno in Libia e da lì, a bordo delle carrette del mare, provano poi ad affrontare il Mediterraneo. Anzi, è meglio dire che Agadez era il luogo da cui partivano i migranti dell’Africa occidentale diretti in Europa, perché oggi qualcosa è cambiato. Agadez era il punto di partenza di decine di camion e jeep con a bordo uomini, donne e bambini.

La ”Mecca dei trafficanti di uomini”, porta d’ingresso del grande deserto, crocicchio di storie e genti, carovane e colonne ribelli, che sembrava esistere per ricordare agli uomini la propria prepcarietà: terra d’ attesa di anime sospese nel limbo dell’oggi e terra di cuccagna di Tuareg che kalashnikov e turbante hanno fatto della conoscenza del deserto il mezzo con cui arricchirsi. Sono oltre 120mila i migranti che sono sbarcati in Italia dopo essere transitati per questa città ma dopo che nel 2015 ha preso vita il Fondo Fiduciario per l’Africa a La Valletta, ecco che le politiche migratorie hanno iniziato a cambiare e ad adattarsi alle esigenze dell’Unione Europa, e ad Agadez oggi il vento è cambiato.

La militarizzazione della regione, gli arresti e le pene più severe per i passeur, hanno fatto si che Agadez abbia smesso di essere la porta del deserto per gli immigrati e oggi si sta assistendo al fenomeno inverso. Molti uomini e donne provenienti dall’Africa subsahariana stanno infatti tornando nei propri paesi d’origine. Impossibilitati ad affrontare i costi sempre più cari e rischi sempre maggiori in molti, dopo essere arrivati ad Agadez o addirittura essere stati respinti una volta arrivati Libia, decidono di ritornare nei propri paesi. E ciò avviene anche grazie al centro della Nazioni Unite Oim/Niger che ospita oltre 1000 persone e cerca di facilitare le pratiche per il rimpatrio.

A gennaio, per la prima volta, il numero di migranti che da Agadez sono tornati nei propri paesi ha superato quello di coloro che invece dalla città nigerina hanno preso la via del deserto, del nord, quella che conduce verso il Mediterraneo.

Ma se quindi la rotta di Agadez si può dire chiusa o per lo meno non più battuta come lo è stato fino a due anni fa, non si può di certo dire la stessa cosa per tutte le rotte del deserto. Bloccata una pista altre decine se ne sono già aperte e il Sahara continua ad essere così un cimitero di sabbia, anticamera di quello d’acqua che è il Mediterraneo.

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