In Spagna si vota il prossimo 28 aprile, le elezioni dunque incombono ed una delle principali battaglie riguarda l’emergenza immigrazione. Il problema nella penisola iberica appare molto sentito, in quanto a partire dal 2018 la tratta che dal Marocco porta i gommoni verso la Spagna risulta la più trafficata d’Europa. I dati parlano di vistose impennate nel numero degli sbarchi nel paese iberico, le quali mettono in crisi il sistema d’accoglienza e fanno precipitare il senso e la percezione di sicurezza tra i cittadini. Per questo è lo stesso governo del socialista Sanchez, presentatosi agli occhi dell’opinione pubblica internazionale come “uomo dell’accoglienza”, che già da mesi applica vistose virate su questo fronte.

Adesso la Spagna “bussa” al Marocco ed all’Europa

Che la strategia di Sanchez appare destinata a subire cambiamenti, lo si intuisce già a dicembrequando l’esecutivo da lui guidato stanzia meno fondi destinati all’accoglienza ed impedisce alle navi delle Ong di prendere il largo per andare a soccorrere i barconi. Adesso però da Madrid si cerca di portare alle proprie responsabilità due delle principali controparti: da un lato il Maroccoe dall’altro la commissione europea. Più volte il governo dichiara in queste ultime settimane le proprie aspettative circa le mosse di Rabat e Bruxelles nell’assumersi la propria parte di responsabilità del problema. Al Marocco si fa presente che almeno un terzo dei migranti salvati dalle autorità spagnole viene soccorso in acque di competenza marocchina. All’Unione Europea invece viene sottolineato il fatto che il problema che investe la Spagna riguarda anche la commissione. Frasi già udite più volte nel nostro paese negli anni passati.

A fornire le cifre esatte del problema sottolineato dalla Spagna nei confronti del Marocco, è il quotidiano El Pais: in un articolo dello scorso 29 marzo, si evidenzia che su  49.688 migranti irregolari soccorsi dalle autorità di Madrid, ben 16.618 risultano salvati in operazioni svolte nelle acque di competenza marocchina. Nel mettere in evidenza questo dato, il quotidiano sottolinea le responsabilità evidenti di Rabat nel deterioramento della situazione lungo la rotta marocchina: “Da metà gennaio – si legge ancora su El Pais – Le navi spagnole evitano di scendere fin dentro le acque di competenza del Marocco”. Tutto questo proprio per provare a far diminuire nell’immediato il numero di sbarchi, troppo alti da reggere e da giustificare nel pieno di una campagna elettorale. Ma a medio/lungo termine l’esecutivo spagnolo medita circa altre possibili soluzioni: “Stiamo collaborando con le autorità marocchine –spiega Isabel Celaá, portavoce del governo – Il problema riguarda entrambi i paesi, ma soprattutto l’Europa”.

La Spagna vuole riportare parte dei migranti in Marocco?

Ma da Madrid trapelano altre indiscrezioni. In particolare, esisterebbe un piano del governo volto a far tornare indietro molti gruppi di migranti sbarcati in questi mesi. Una particolare attenzione verrebbe riservata, sotto questo profilo, a quei migranti soccorsi in acque marocchine. Spagna e Marocco smentiscono di aver già sottoscritto un accordo del genere ma, come si legge su Agenzia Nova, in vista delle elezioni da Madrid si spingerebbe verso questa possibile soluzione. Un quadro che assomiglierebbe molto a quello già visto in Turchia, con l’Ue che paga tre miliardi di Euro all’anno ad Ankara per riprendersi alcuni dei migranti salpati dal suo territorio o per mantenere al suo interno coloro che vorrebbero approdare in Europa tramite la rotta balcanica.

Nelle settimane scorse da Bruxelles verso Rabatvengono girati 140 milioni di euro con l’obiettivo di dare risorse e mezzi al Marocco per fronteggiare l’emergenza. La diminuzione degli sbarchi a febbraio sarebbe in parte dovuta proprio a questo primo esborso di denaro. Il primo di una possibile lunga serie: per frenare od azzerare del tutto il flusso, la Spagna vuole dall’Ue un aiuto e si pone come mediatrice con il Marocco per trovare un piano (di natura anche se non soprattutto finanziaria) per superare la crisi migratoria. Del resto, come detto, le elezioni incombono e Sanchez sa che la stessa Ue vorrebbe evitare il tracollo elettorale dei socialisti spagnoli.

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