La due giorni del vertice dei ministri della Difesa dei paesi della Nato, appena conclusasi a Bruxelles, ha sancito il primo impegno internazionale del nuovo ministro della Difesa del governo italiano, Elisabetta Trenta, che, in un’intervista pubblica su Il Messaggero, ha voluto tracciare alcuni capisaldi della politica di difesa del nostro Paese.

Confermando la necessità di raggiungere la piena operatività dell’hub di Napoli, il ministro Trenta ha in questo modo ribadito la centralità del risultato raggiunto nel summit Nato di Varsavia del 2016, con il quale venne presa la decisione di sviluppare all’interno dell’Alleanza una struttura sita a Napoli, dove si trova peraltro il Joint Force Command (Jfc) Naples, che consentisse l’attuazione della stabilità ed una maggiore comprensione della regione meridionale rispetto alle sfide e alle molteplici minacce che caratterizzano il Mediterraneo.

L’Hub di Direzione Strategica della Nato per il Sud (HUB NSD – S) è una struttura dedicata a soddisfare quattro esigenze dell’Alleanza: un maggior coordinamento degli sforzi della Nato lungo il fianco meridionale; una migliore condivisione delle informazioni tra la Nato e gli attori non Nato, mediante la definizione di specifici accordi e procedure; una migliore comprensione della situazione locale che vada oltre la dimensione militare; una migliore valutazione degli effetti sul terreno in collaborazione con gli altri attori in loco.

L’Hub, come dichiarato dal generale di Corpo d’Armata, Luciano Portolano, attuale Chief of Staff del Joint Force Command di Napoli, in un’intervista dell’autore nel volume pubblicato da pochi giorni ed edito da Informazioni della Difesa, la rivista dello Stato Maggiore della Difesa I Balcani occidentali al bivio – La NATO, KFOR e il ruolo dell’Italia, può essere inteso come un orecchio esterno al servizio dei Comandanti Nato per avere una più completa ed efficace comprensione degli effetti reali degli interventi dell’Alleanza in contesti collocati oltre i confini della stessa area di responsabilità della Nato.

Non è un caso che dal Joint Force Command di Napoli dipenda la missione Kfor in Kosovo di cui l’Italia ha il comando consecutivo da 5 anni e una presenza di circa 500 militari. È chiaro quindi, in un’ottica di comprensione e gestione delle crisi per l’Italia e per la Nato, quanto queste due aree, il Mediterraneo e i Balcani occidentali, rivestano un ruolo di primo piano. Le due aree di crisi sono infatti caratterizzate da molteplici tipologie di sfide e minacce, che vanno dall’instabilità dei paesi del Nord Africa,  Libia su tutti, il terrorismo, i flussi migratori, i traffici di esseri umani, di  armi e di  droga alle perduranti incertezze che contraddistinguono il difficile cammino dell’integrazione euro atlantica dei Balcani occidentali. Su questo importante dossier sta lavorando da anni la delegazione italiana presso la Nato, guidata dal rappresentante permanente, ambasciatore Claudio Bisogniero, e dal vice rappresentante ministro Plenipotenziario, Massimo Ambrosetti.

La maggior richiesta di attenzione per il fronte sud della Nato è anche una complessa partita che si gioca all’interno dell’Alleanza, per fare in modo che la Nato, come lo stesso ministro Trenta ha ricordato,  possa essere in grado di rispondere alle molteplici minacce provenienti da una delle aree di maggiore instabilità del mondo, riuscendo così ad esser percepita come vicina alle preoccupazioni quotidiane delle nostre opinioni pubbliche.

Non può sfuggire inoltre che, indipendentemente dal dibattito spesso poco approfondito sui parametri di spesa della Nato, la soglia del 2% del Pil, il nostro Paese possa esser considerato, per il suo impegno all’estero, il poliziotto d’Europa, come riconosciuto anche qualche mese fa, da un editoriale a firma di Elisabeth Braw, pubblicato su politico.eu. Gli attuali numeri dell’impegno militare all’estero ci dicono che l’Italia è presente in 34 missioni di cui 33 internazionali in ben 22 paesi, con circa 6.090 militari.

Con la presenza in Libia, Somalia, Gibuti, Egitto, Niger, Mali, Kosovo, Estonia, Lettonia, Libano, Afghanistan, Iraq, Kuwait, Turchia, Emirati Arabi Uniti e con l’impegno nelle missioni navali di Mare Sicuro, EUNAVFORMED, si comprende come il nostro Paese stia di fatto svolgendo un ruolo di stabilizzazione nel Mediterraneo, in Medio Oriente, nei Balcani e in Africa con implicazioni che, in termini di sicurezza, vanno oltre i confini nazionali. Un impegno importante di stabilizzazione del fronte sud che l’Italia sta svolgendo da anni, anche nell’interesse degli altri paesi europei e degli alleati che non sempre è stato adeguatamente riconosciuto e che, nella piena capacità di operare dell’hub di direzione strategica di Napoli, potrà iniziare a trovare un punto di partenza per consentire all’Alleanza di saper gestire le nuove tipologie di minacce ed essere così al passo coi tempi.

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