Per quanto riguarda le preoccupazioni italiane relative al recente intensificarsi della battaglia per la presa di Tripoli, in cima alla lista di tematiche vi è indubbiamente quella che riguarda l’immigrazione. La paura che gli scontri iniziati lo scorso 4 aprile grazie alle avanzate di Haftar verso la capitale possano dare il via ad una nuova ondata migratoria, sta alla base di uno dei tanti motivi che spingono il governo Conte venerdì ad istituire un gabinetto di crisi volto a seguire il dossier libico.

Se è vero che dal Viminale al momento arrivano comunicazioni rasserenanti in tal senso, così come lo stesso premier libico Al Sarraj appare sicuro del fatto che l’attività della sua Guardia Costiera continua senza grossi problemi, i timori però rimangono.

Le comunicazioni di sabato della Guardia Costiera di Tripoli

Nel pomeriggio di sabato dalla capitale libica arrivano alcune dichiarazioni dei responsabili del pattugliamento delle coste tripoline, che lanciano alcuni timori per i prossimi giorni. In particolare, emerge l’ammissione che effettivamente i combattimenti attorno alla capitale potrebbero creare non pochi grattacapi alle attività della Guardia Costiera. Ayoub Qassem, uno dei portavoce del corpo militare libico, all’agenzia Agi dichiara di avere la situazione sotto controllo ma la paura è che, nelle prossime settimane, se la situazione sul campo non migliora gli uomini della Guardia Costiera potrebbero incontrare non poche difficoltà nel lavoro. Inoltre, lo stesso Qassem lancia l’allarme sulle organizzazioni criminali che operano lungo le coste: “È probabile – afferma ancora il portavoce – che i trafficanti di essere uomini sfruttino la battaglia in corso a sud di Tripoli per riprendere il traffico di essere umani verso l’Europa”.

Al tempo stesso, però, Qassem evidenzia un aspetto ed un dettaglio nei giorni scorsi poco menzionato. La battaglia in corso a Tripoli potrebbe creare sì problemi alla Guardia Costiera, ma attualmente li crea soprattutto alle organizzazioni criminali. A causa degli scontri, le principali arterie che dalle zone meridionali di Tripoli conducono verso le coste sono impraticabili. “La zona interessata dai combattimenti – spiega Qassem – è quella che viene attraversata da chi cerca di raggiungere le coste e al momento non è percorribile”. Questo non solo tiene alla larga dai porti libici centinaia di potenziali migranti, ma crea problemi logistici agli scafisti: impossibile per loro reperire barconi e gommoni per mettere sulle acque del Mediterraneo coloro che vogliono raggiungere l’Europa. Che, secondo l’intelligence, sarebbero almeno seimila.

Il problema rappresentato dai libici

Il vero fronte forse, potrebbe essere per la prima volta rappresentato dagli stessi migranti libici. La rotta che ha nei porti del paese africano i principali punti di partenza, raramente trasporta libici in Italia. Sia durante l’era di Gheddafi, sia durante la guerra del 2011 e negli anni successivi alla caduta del rais, i barconi provenienti dalla Libia trasportano soltanto migranti dell’area sub sahariana. Ma adesso, con migliaia di rifugiati in fuga dai combattimenti a Tripoli, la situazione potrebbe cambiare. Molti abitanti della Tripolitania potrebbero raggiungere la Tunisia e, da lì, imbarcarsi assieme ai tanti tunisini che ogni settimana provano a bordo di barchini a raggiungere la Sicilia o Lampedusa.

Nei giorni scorsi un indicativo falso allarme. Proprio nei pressi dell’isola più grande delle Pelagie, viene intercettato un barcone con 70 migranti. Fatti sbarcare nel porto di Lampedusa, 17 di loro dichiarano di essere libici: sembra il preludio alla situazione sopra descritta, ossia la fuga tramite la Tunisia di cittadini provenienti dalla Libia. Successivi accertamenti mostrano in realtà che tutti i migranti in questione sono tunisini. Chi dichiara di essere libico, lo fa con l’unico scopo di non essere portato indietro. Una falsa notizia dunque, che però nelle prossime settimane potrebbe rispecchiare la realtà.

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