Anche il mercato del lusso sembra propendere sempre più verso l’Africa: gli ultimi dati evidenziano un’importante crescita di questo settore nel continente nero, un fatto quasi inedito specie se si considera che l’intero territorio africano è spesso sinonimo di povertà ed arretratezza economica. La dinamicità del continente è però oramai un elemento ben assodato: la sua popolazione è giovane, appare sempre più in crescita, gli investimenti stranieri aumentano al pari della costruzione di nuove infrastrutture, specie ad opera dei cinesi; molti paesi, questo è innegabile, sono alle prese con instabilità politica e conflitti, pur tuttavia secondo diversi analisti tra non molto si potrà parlare di ‘leoni africani’ con riferimento a molti paesi del continente nero, allo stesso modo di come tra gli anni 90 e 2000 si è iniziato a parlare di ‘tigri asiatiche’ per le economie emergenti nell’estremo oriente. In parole povere, l’Africa a breve potrebbe veder crescere tanto il numero dei miliardari, quando quello della popolazione media e dunque il mercato del lusso e dei beni non primari già oggi inizia a scaldare i motori.

I paesi maggiormente interessati dalla crescita del mercato del lusso

Già dall’inizio degli anni 10 di questo nuovo secolo si è iniziato a studiare con molto interesse il caso africano, nella prospettiva di creazione di nuove opportunità ed espansione di diversi settori di mercato; con l’aumento delle persone appartenenti alla fascia media, si è intuito che nel giro di poco tempo milioni di persone potrebbero essere interessate all’acquisto di prodotti prima inarrivabili, oppure acquistabili da poche persone. Le varie statistiche ed i vari studi fin qui proposti, grossomodo disegnano un quadro in cui viene rimarcata anche sul piano economico la differenza più sostanziale che permea, a livello politico, la situazione del continente africano: il riferimento è alla divisione tra Africa anglofona ed Africa francofona; nei primi, si registrano economie più dinamiche e dove la mentalità acquisita negli anni dalla popolazione appare più propensa ad ostentare la ricchezza, nei secondi invece vige maggiore riserbo e dunque, anche se in alcuni casi le economie sono in crescita, vi è una certa diffidenza nel mostrare il proprio status.

Non a caso, il primo paese africano che è possibile trovare nella lista riguardante l’espansione del mercato del lusso, è il Sudafrica; Johannesburg, Pretoria e forse soprattutto Città dei Capo (la più ‘europea’ delle metropoli sudafricane) sono invase da negozi occidentali, con marchi della moda anche italiani in grande spolvero tra le vetrine delle vie principali: nel paese reso celebre da Nelson Mandela e dal suono delle vuvuzela del mondiale del 2010, sono diversi anche i concessionari di auto di lusso occidentali aperti nelle principali città, per un giro d’affari superiore al miliardo di Euro. Anche Nairobi, altra capitale di un paese anglofono quale il Kenya, appare sempre più propensa all’accoglimento di negozi con griffe e marchi occidentali; in questa nazione poi, a trainare il mercato del lusso occidentale è anche il turismo, con diversi resort a cinque stelle aperti a Mombasa e lungo la costa dell’Oceano Indiano.

Nel 2020, secondo il Sole24Ore, il mercato del lusso in Africa potrebbe valere 13.5 miliardi di Dollari; una buona fetta di questa cifra potrebbe arrivare dalla Nigeria, paese instabile politicamente ma densamente popolato e da sempre punto di riferimento economico e culturale del Sahel anglofono, con la città di Lagos soprannominata la ‘Grande Mela’ d’Africa. Molto dinamico in tal senso è anche il Ghana, paese invece molto stabile e sempre più attivo anche economicamente; tra le nazioni francofone, a fare la parte da leone in tal senso è la Costa d’Avorio, tra i paesi più benestanti della regione sub Sahariana fino a quando però la guerra civile terminata pochi anni fa non ha fatto perdere molti dei progressi raggiunti. Non mancano poi gli stati del Magreb: il Marocco detta la voce grossa tra le nazioni africane arabe, anche per via degli investimenti infrastrutturali che stanno facilitando l’approdo di merci e marchi di lusso nelle città più importanti, con il turismo dei grandi resort sempre più volto a richiamare negozi di griffe italiane.

Non è tutto oro quello che luccica

Elementi positivi dunque, sprazzi di grande ottimismo per un continente, come quello africano, da decenni ‘eterna promessa’ incompiuta nel panorama economico mondiale; avanza il lusso, aumentano le persone considerabili all’interno della fascia media, ma lo sviluppo non è omogeneo, né destinato a tutti. In Africa infatti, accanto ai numeri che rimandano ad un certo ottimismo, non mancano disparità e disuguaglianze e questo sia tra i vari paesi che compongono il continente, che all’interno di determinati stati; molte nazioni sono alle prese con conflitti ed ataviche instabilità politiche, che non permettono di stare al passo con il treno dello sviluppo agganciato in parte da altri territori. Il Sudan, ad esempio, è un paese in cui più di un terzo della popolazione non ha accesso all’elettricità, molti stati del Sahel hanno una popolazione che vive in gran parte sotto la soglia di povertà, il Congo è da decenni alle prese con la guerra civile; far sviluppare questi stati non è semplice, ma è un obiettivo essenziale per ridurre drasticamente la povertà e ridare slancio a società decimate dal fenomeno migratorio.

Anche gli stati dove il mercato del lusso e quello dei beni non essenziali sta vivendo un rapido sviluppo, hanno seri problemi relativi alle disuguaglianze; in Sudafrica ad esempio, il divario tra ricchi e poveri non è mai stato così ampio, nemmeno ai tempi dell’Apartheid: a Johannesburg, a Pretoria, a Durban ed a Città del Capo, al fianco di negozi di lusso e concessionari di auto costose, vi sono intere baraccopoli dove la povertà e la precarietà della qualità della vita genera fenomeni difficilmente contrastabili, quali la delinquenza e l’emersione di importanti problemi relativi alla sicurezza. A Nairobi le periferie appaiono distanti dal boom edilizio che sta vivendo il centro città, con zone dove la povertà colpisce tanto i kenioti quanto i tanti migranti giunti da altre parti del paese e dell’Africa in cerca di fortuna; lo stesso discorso è applicabile a Lagos, ad Accra ed in altre grandi metropoli del continente nero.

L’Africa spinge e mai come oggi appare proiettata verso il futuro, con le aziende occidentali sempre più interessate ad essa; ma lo sviluppo del continente non appare ancora armonizzato, né proteso al miglioramento complessivo delle condizioni della popolazione: se da un lato il fatturato prodotto degli scambi commerciali con l’Africa aumenta, dall’altro però la strada da percorrere per l’affrancamento del continente appare ancora lunga e molto tortuosa.

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