Completare il muro al confine con il Messico e sigillare la frontiera meridionale. Una delle grandi promesse fatte da Donald Trump nella campagna elettorale del 2016. Ora il presidente è pronto a tutto pur di portare a casa un risultato che potrebbe essere fondamentale per la sua rielezione nel 2020. Costi quel che costi. Come riporta AdnKronos, infatti, il presidente farà “tutto quello che è necessario” per ottenere lo stanziamento dei fondi per costruire l’opera, anche arrivando allo shutdown, ossia la paralisi delle attività di dipartimenti ed agenzie federali prima di Natale.

A confermare la strategia della Casa Bianca è Stephen Miller, principale consigliere di Trump in materia di immigrazione. “Se arriveremo a questo punto, lo faremo sicuramente – ha detto Miller in un’intervista televisiva – quello che è in gioco è la possibilità che gli Stati Uniti siano o no un Paese sovrano. I democratici hanno davanti a sé una semplice scelta: possono scegliere se combattere per i lavoratori americani o promuovere l’immigrazione illegale”, ha aggiunto il consigliere, fautore del muslim ban.

Cosa vuole Trump

Trump vuole che il Congresso approvi uno stanziamento da 5 miliardi di dollari per il completamento del muro al confine meridionale. I democratici sono pronti a raggiungere un accordo con il presidente ma non intendono cedere alle sue pressanti richieste. Da qui lo stallo, che potrebbe portare allo shutdown invocato da Donald Trump. Una minaccia fatta, come vi abbiamo raccontato, durante una accesa discussione alla Casa Bianca con i leader democratici alla Camera e al Senato, Nancy Pelosi e Chuck Schumer, davanti ai reporter. Uno scontro durissimo, che ha portato il presidente Usa a realizzare un breve videoclip, pubblicato su Twitter, nel quale vengono riportate vecchie dichiarazioni di Hillary Clinton, Barack Obama e Chuck Schumer contro l’immigrazione di massa. “I democratici sono degli ipocriti totali. Tutti insieme hanno sostenuto i muri”, ha osservato Trump.

Attualmente, sono presenti circa 5.600 militari al confine, divisi tra Texas, California e Arizona. La scorsa settimana Trump ha concesso nuovi poteri agli agenti per aiutarli a “controllare la folla e la detenzione temporanea”: questo per proteggerli dai migranti, se dovessero esserci altri scontri e violenze come accaduto lo scorso 25 novembre tra Tijuana e San Diego.

“Il Messico pagherà per il muro”

Trump ha bisogno di nove senatori democratici per sostenere la sua proposta di finanziamento e raggiungere i 60 voti necessari. Schumer si è impegnato ad approvare lo stanziamento 1,6 miliardi di dollari ma non certo i 5 miliardi chiesti dal tycoon. Pelosi, prossima speaker della Camera, ha ribadito che il suo caucus non approverà mai le richieste della Casa Bianca.

Per confondere ulteriormente le acque, il presidente ha sfoderato uno dei suoi cavalli di battaglia, sottolineando che sarà Città del Messico a pagare per il completamento del muro (iniziato da Bill Clinton negli anni ’90). “Come ho spesso ribadito – ha sottolineato Donald Trump in un tweet – il Messico, in una maniera o l’altra, pagherà il muro. Il nostro nuovo accordo con il Messico (e il Canada), l’Usmca, è molto meglio del vecchio, costoso e anti-americano Nafta. Con i soldi che risparmieremo, il Messico paga per il muro!”. La provocazione di Trump ha scatenato la reazione dei democratici.

“Quali soldi? Quale denaro sarà usato per pagare il muro? I soldi che fanno le aziende? Di cosa sta parlando? Semplicemente non è all’altezza”, ha osservato Nancy Pelosi davanti ai giornalisti al Campidoglio. “Signor presidente – ha osservato Chuck Schumer – se lei dice che il Messico pagherà per il muro (cosa che non credo accadrà), allora immagino che non dobbiamo più finanziarne la costruzione”. Al momento, nessuna delle due parti intende arretrare. In primo luogo Trump, che sul contrasto dell’immigrazione illegale si gioca il tutto per tutto. L’America è pronta ad affrontare lo shutdown.

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