Un’alleanza strategica per scongiurare l'”invasione” di migranti minacciata da Recep Tayyip Erdogan. Ungheria e Bulgaria hanno gettato la maschera e deciso di anteporre i propri interessi, cioè la difesa dei rispettivi confini nazionali, alle tante ipocrisie sbandierate dal’Unione europea contro Ankara. Perché, si chiedono legittimamente il governo ungherese e quello bulgaro, dobbiamo chiudere i ponti con la Turchia, con il rischio di ritrovarci invasi da una schiera di disperati che non siamo in grado di accogliere? E così, mentre Finlandia, Norvegia, Francia, Germania e Italia e altri membri Ue stoppano la vendita di armi ai turchi, lanciando un chiaro segnale a Erdogan, c’è chi, come il magiaro Viktor Orban, ha intenzione di ricorrere a un’altra strategia: dialogare con il Sultano.

Budapest e Sofia si smarcano dall’Ue

L’Ungheria si è smarcata dal diktat di Bruxelles e il suo primo ministro è stato chiarissimo: curdi o non curdi, guerra o non guerra, l’importante è che Erdogan fermi i migranti. Budapest ha abbandonato il coro di voci che ha duramente condannato la Turchia, ed è capofila di una nuova orchestra di cui fa parte anche la Bulgaria. I due Paesi in questione sono proprio in mezzo alla cosiddetta rotta balcanica, e non hanno alcuna intenzione di dover affrontare una nuova emergenza, ancor più preoccupante delle precedenti. Già, perché la Turchia ha in mano 3,6 milioni di siriani, ma più in generale è l’ago della bilancia che controlla i flussi migratori provenienti dal Medio Oriente. Anzi, per Orban la prospettiva di una vittoria militare di Erdogan, con la conseguente conquista del nord della Siria, potrebbe essere una situazione molto allettante. In tal caso, infatti, il Sultano potrebbe dirottare i migranti già presenti sul suolo turco in territori assai spaziosi. Pura realpolitik.

Orban avverte: “Pronti a usare la forza”

Il ministro degli Esteri di Budapest, Peter Szijjártó, ha espressamente affermato la presa di posizione dell’Ungheria. “Se ci chiedessero cosa preferiremmo tra la decisione della Turchia di reinsediare i migranti in Siria o se Ankara aprisse le porte, consentendo la ripresa dei flussi migratori – ha detto il ministro magiaro – la nostra risposta sarebbe chiarissima”. Insieme all’Ungheria c’è anche la Bulgaria, un altro Paese che ha fatto della lotta all’immigrazione un caposaldo della sua politica interna. Insomma, se l’Europa non è unita contro Erdogan in modo compatto, il merito (o il demerito, dipende dai punti di vista) è del tandem Budapest-Sofia. Orban, ormai dovremmo averlo imparato a conoscere, non è un politico che va tanto per il sottile, e per rimarcare ancora di più la sua presa di posizione ha lanciato a sua volta una minaccia che si somma a quella già pesantissima di Erdogan. Nel caso in cui la Turchia dovesse aprire le porte dell’Europa ai migranti, l’Ungheria sarebbe pronta a usare la forza per difendere il proprio confine meridionale, nonché la frontiera dell’Unione Europea. Da quelle parti il governo ungherese ha già fatto installare una recinzione, ma a questo giro il solo filo spinato potrebbe non essere sufficiente.

La realpolitik ungherese

Presto o tardi la Turchia dovrà scegliere cosa fare con i rifugiati siriani che ospita, e le strade sono due: o Ankara li riporterà in Siria, magari grazie anche ai nuovi territori conquistati, o li spingerà verso l’Europa. “Qualora la Turchia scegliesse quest’ultima ipotesi – ha dichiarato Orban all’emittente HirTv – le persone arriveranno al confine meridionale dell’Ungheria in enormi masse. Dovremo usare la forza per proteggere il confine, e non voglio che qualcuno debba ricorrere a questo”. Tra l’altro Orban ed Erdogan si sono incontrati lo scorso 15 ottobre a Baku, a margine di un vertice del Consiglio turco. In quell’occasione, l’Ungheria ha detto di essere disposta a lavorare con la Turchia per garantire alle famiglie di migranti divisi di poter tornare a casa e riunirsi in una zona sicura in Siria. Una soluzione che l’Unione Europea non adotterà mai, in quanto Bruxelles ritiene che non esistano le giuste condizioni per un ritorno sicuro dei rifugiati in terra siriana. Nel bel mezzo delle divisioni europee, Orban ha scelto da che parte stare; Erdogan ha ringraziato il collega per il sostegno offertogli in campo internazionale e non vede l’ora di incontrarlo nuovamente a Budapest il prossimo 7 novembre in occasione del vertice turco-ungherese.

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