L‘immigrazione incontrollata che ha ormai preso d’assalto i Paesi del Mar Mediterraneo potrebbe presto provocare nuovi disagi. Tutto o quasi dipenderà dall’esito delle prossime elezioni presidenziali che si svolgeranno in Tunisia domenica prossima. L’importanza di Tunisi è enorme perché è proprio da qui che negli ultimi mesi sono partite un elevato numero di imbarcazioni stracolme di migranti. E se il Paese continuerà ad attraversare una fase di caos politico, i trafficanti avranno di fronte a sé una prateria per allestire nuove spedizioni di uomini verso l’Europa, con gravi conseguenze anche per l’Italia, che pure ha firmato con il governo tunisino un accordo di rimpatrio. Già, perché il nostro Paese è a pochi chilometri di distanza con la Tunisia, ed è l’indiziato numero uno che dovrà accogliere i nuovi, ipotetici, migranti.

Le incertezze della Tunisia

Le elezioni legislative non hanno sciolto alcun nodo, anzi, hanno contribuito a creare nuove incertezze. Ennahda, il partito di ispirazione islamica, ha ottenuto un gran successo ma anche se dovesse mantenere la vetta delle preferenze riuscirebbe a portare a casa 40 seggi su 217, cioè una maggioranza a relativa. Ricordiamo che i risultati definitivi si avranno solo a metà settimana. In ogni caso, c’è il forte rischio che il prossimo parlamento tunisino sia estremamente frammentato e, di conseguenza, la formazione di un governo richiederà una coalizione.

Ad aggiungere altra incertezza a uno scenario di per sé confusionario c’è il secondo turno delle elezioni presidenziali, che mette di fronte il conservatore Kaies Saied e il magnate Nabil Karoui; quest’ultimo si trova in carcere da fine agosto con l’accusa di riciclaggio ed evasione fiscale. Per evitare l’aumento repentino degli sbarchi è necessario che il clima politico della Tunisia torni alla normalità. Già, perché il clima di incertezza che avvolge Tunisi è perfetto per consentire ai trafficanti di uomini di lucrare sul business dell’immigrazione. Come ha confermato anche il ministro italiano dell’Interno, Luciana Lamorgese, a settembre gli sbarchi di migranti provenienti dalla Tunisia sono più che raddoppiati se confrontati con i 701 avvenuti nel settembre 2018.

La questione migratoria

Tornando alla Tunisia, la questione migratoria dipende dalla politica estera e di sicurezza che intenderà portare avanti il nuovo presidente. Ma chi ricoprirà questo ruolo? I sondaggi danno Karoui in vantaggio, ma il politico è in carcere, e se non verrà scarcerato entro il 13 ottobre è probabile che le elezioni vadano a rotoli. E con loro la possibilità di dare una svolta a un Paese in cui l’economia è a pezzi e l’inflazione viaggia a una velocità mostruosa. In uno scenario del genere sempre più tunisini, privi di una guida e senza un progetto politico per il futuro, decideranno di partire via mare per cercare fortuna altrove. Ma anche nel caso in cui le presidenziali dovessero generare una fumata bianca, attenzione alle sorprese. C’è chi ipotizza che il nuovo presidente possa cestinare le convenzioni bilaterali firmate con l’Italia, compresa quella sui rimpatri. Senza un governo forte, la Tunisia potrebbe inoltre essere invasa dai gruppi terroristici di matrice islamica attivi nella vicina Algeria. A quel punto, con la politica nel caos e il Paese invaso dai terroristi, nessuno vorrà più restare a Tunisi e dintorni.

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