La Cina non è più un Paese del Terzo Mondo. Sono lontani gli anni di magra, quelli che costringevano flussi esorbitanti di persone a emigrare per cercare fortuna altrove, magari nel modernissimo e avanzato Occidente. Questa, in fin dei conti, è la storia della maggior parte dei cittadini con gli occhi a mandorla che compongono le comunità cinesi sparse tra Europa e Stati Uniti. Secondo alcuni dati, la popolazione cinese in Europa supererebbe le 3 milioni di unità, ma è difficile avere una misura precisa perché molte persone vivono in clandestinità e risultano fantasmi agli occhi delle statistiche. Il loro numero, dunque, potrebbe essere molto più alto. In ogni caso è bene sottolineare come ancora oggi, nonostante la Cina spinga molti giovani professionisti a trasferirsi all’ombra della Grande Muraglia per via di allettanti opportunità lavorative, esistano cinesi che intraprendono il percorso inverso. Sembra quasi un controsenso: come è possibile che uno Stato in ascesa e prossimo a superare gli Stati Uniti – dicono gli esperti – debba fare i conti con un fenomeno migratorio in uscita?

Rifarsi una vita

Le cause sono molteplici. Intanto bisogna sottolineare come il cosiddetto miracolo cinese non abbia interessato allo stesso modo tutta la popolazione cinese (1,4 miliardi di individui). Negli ultimi anni il governo ha fatto uscire centinaia di milioni di persone dalla povertà più assoluta, ma il gap tra lo stile di vita dei cinesi che vivono nelle aree rurali e quello dei residenti delle grandi megalopoli è ancora enorme. Nelle provincie più povere i cinesi si arrangiano come meglio possono, guadagnano pochi spiccioli all’ora e lavorano a ritmi infernali in fabbriche putrescenti. Molti di loro sognano di lasciare la Cina per fare fortuna all’estero e tornare a casa una volta arricchiti. A differenza dei migranti provenienti dall’Africa e dal Medio Oriente, i cinesi di solito non intendono stabilirsi in pianta stabile in un Paese diverso dal loro. La migrazione ha una durata temporale limitata: mesi, anni o decenni, ma sempre e comunque destinata a esaurirsi. Insomma, il tempo necessario per mettersi da parte un gruzzoletto con cui offrire un futuro ai propri parenti rimasti in Cina.

Traffici illeciti e contrabbando

Accanto a chi sceglie di lasciare il Paese in modo volontario e autonomo, c’è chi lo fa affidandosi a contrabbandieri senza scrupoli, pronti a incassare lauti guadagni per trapiantare i loro connazionali in Europa. Il traffico dei cinesi è salito alla ribalta dopo il recente episodio di cronaca avvenuto nel Regno Unito, dove le autorità hanno scoperto 39 cadaveri stipati nel rimorchio di un tir. In un primo momento sembrava che si potesse trattare di migranti cinesi, ma le indagini sono ancora in corso e non vi è alcuna conferma. In ogni caso, gli inquirenti seguono la pista del traffico di esseri umani, la stessa che nel 2004 provocò l’arresto di una decina di persone, tutte cinesi e implicate nell’importazione illegale di connazionali in Europa.

Più cinesi (clandestini) in Europa

Il numero dei migranti cinesi che cercano di raggiungere l’Europa sarebbe addirittura aumentato, solo che tutto avviene illegalmente e le statistiche faticano a dare il giusto quadro della situazione. Andare all’estero, riporta il Global Times, oggi è diventato più facile e conveniente per i lavoratori cinesi. In patria, infatti, la disoccupazione è aumentata e sempre più persone decidono di emigrare per lavorare in Europa nel settore delle costruzioni, in anonime “fabbriche del sudore” e nel retrobottega dei ristoranti. Le donne finiscono spesso in giri di prostituzione. Un articolo pubblicato su Chinese Weekly nel 2016 aiuta a capire il giro economico nascosto all’interno di questo business: un cinese immigrato clandestinamente nel Regno Unito ha affermato di aver pagato oltre 41 mila dollari per arrivare Portsmouth. Basta fare due conti per ottenere cifre enormi.

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