Stavolta il buonismo di Amnesty International è parso ipocrita e totalmente fuori luogo anche agli olandesi. In Olanda, infatti, le due organizzazioni sono state accusate da buona parte dell’opinione pubblica di aver utilizzato immagini inappropriate per parlare di Ebola e di migranti. Così che, come riporta Repubblica, Artsen Zonder Grenzen, è stata costretta a interrompere il suo “Face It”  dove attori e influencer apparivano truccati come malati di Ebola. Nelle intenzioni dell’organizzazione la foto avrebbe dovuto sensibilizzare il pubblico, non prendersi gioco dei malati.

Stessa sorte per Amnesty International Olanda, che ha dovuto prontamente ritirare la pubblicità della attrice seminuda siriana Jouman Fattal, sdraiata su un letto di salvagenti e che sarebbe dovuta diventare la copertina di dicembre della rivista di moda Glamoria. Dopo le furiose critiche, i responsabili dell’organizzazioni si sono dovuti scusare ammettendo di aver “banalizzato la sofferenza e i traumi vissuti dai rifugiati in fuga, in particolare le donne”. Le attiviste Alexia Pepper de Caires e Shaista Aziz del gruppo Safe Space hanno guidato la protesta contro le campagne ideate dalle due organizzazioni umanitarie definendole “grottesche”.

Amnesty International, flop in Olanda

“Il Mediterraneo è diventato un cimitero .- osservano le attiviste -. È incomprensibile che una delle più ricche e potenti Ong per i diritti umani abbia fatto da sfondo a un servizio di moda”, hanno scritto in una lettera aperta pubblicata sul sito web Media Diversified. “Le donne hanno partorito in giubbotti di salvataggio, hanno abortito e sono morte in quei giubbotti”. Amnesty Olanda, proseguono, “non dice che molte donne e ragazze di colore che costituiscono la maggior parte dei rifugiati del mondo, vivono in contesti in cui non sono nemmeno proprietarie del loro corpo”.

La rivista su cui sarebbe dovuta comparire Jouman Fattal, fuggita dalla Siria quando aveva 4 anni, avrebbe dovuto lanciare una petizione per chiedere al governo olandese di accogliere mille persone bloccate sulle isole greche. Amnesty International Olanda ha ribadito che la rivista è stata prodotta in collaborazione con ex rifugiati e attivisti. “Non volevamo offendere nessuno. Volevamo solo porre fine alla sofferenza delle persone bloccate sulle isole greche”.

Anche Msf bacchettata dalle attiviste

Come riporta il Guardian, sul banco degli imputati è finita anche la campagna mediatica di Msf sull’Ebola. L’organizzazione ha dichiarato che l’obiettivo quello era sensibilizzare il pubblico sulle conseguenze della malattia. Le sue squadre di medici e attivisti stanno combattendo l’epidemia di Ebola in corso nella provincia del Nord Kivu, nel nord-est della Repubblica Democratica del Congo, colpita da violenza e instabilità. A partire dal 19 dicembre, sono stati registrati 494 casi di Ebola e 271 morti di Ebola.

“L’idea era quella di parlare di malattie di cui, solitamente, in Olanda non si parla” ha detto Katherine Knowles, portavoce di Msf Olanda. “Non usiamo pazienti reali, non lo faremmo mai, quindi abbiamo impiegato influencer e persone che sono conosciute”. Il pubblico olandese però non ha affatto gradito e la campagna di Msf è finita nella bufera, tanto che Msf ha dovuto interromperla immediatamente. Due campagne piuttosto stucchevoli, bocciate dagli olandesi. Amnesty e Msf avranno imparato la lezione?

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