Se non fosse un vero inferno in terra, una no man’s land inquietante, il Darién Gap sarebbe un luogo affascinante e incontaminato, come ne sono rimasti pochi sul Pianeta. Noto anche come “tappo del Darién“, per via della fitta vegetazione, si tratta di 575mila ettari di giungla al confine tra Panama e Colombia, ove perfino la leggendaria Panamericana si interrompe. Un labirinto di serpenti, ragni velenosi, animali selvatici è natura ostile è il primo ostacolo da superare per chi volesse mai avventurarcisi. Eppure, chi dovesse sopravvivere a questo inferno terrestre, deve fronteggiare una minaccia ancora più grande della natura ostile: le gang criminali che qui hanno stabilito il loro quartier generale. Gruppi noti per la loro crudeltà, tra cui abusi sessuali, rapine, traffico di esseri umani.

Il Darièn Gap, un luogo “mitico”

Per via della sua natura, il Darién Gap è da tempo immemore uno dei sogni proibiti di esploratori, viaggiatori e sognatori del raid panamericano. Negli ultimi cento anni si sono moltiplicate le imprese per poterlo attraversare, a piedi o con mezzi motorizzati, molte delle quali con epiloghi tragici.

La prima spedizione post-coloniale nel Darién fu tentata nel 1924–25, sostenuta da numerosi importanti promotori, tra cui la Smithsonian Institution. Il primo veicolo a transitare il Darién, invece, era guidato da tre brasiliani a bordo di due Ford Model T. Gli avventurieri sudamericani lasciarono Rio de Janeiro nel 1928 e giunsero negli USA dieci anni dopo: erano Leonidas Borges de Oliveira, tenente dell’esercito brasiliano, Francisco Lopez da Cruz dell’aeronautica brasiliana e Mário Fava, un giovane meccanico: i tre sono fra i pochi ad aver incontrato Sandino ancora vivo per essere attesi come eroi da Franklin D. Roosevelt. Negli anni Sessanta la febbre per il Darién tornò a far sognare hippy e rider da tutte le parti del mondo su due e quattro ruote. I primi ad attraversare completamente e su quattro ruote il Gap furono Loren Upton e Patty Mercier su una Jeep, impiegando 741 giorni incredibili per percorrere 201 chilometri.

Sono falliti più volte i tentativi di costruire una strada che potesse attraversare, anche in una certa sicurezza, il Gap. Oltre alle turbolenze politiche che scuotono l’area, vi è la difficoltà e i costi proibitivi dei lavori su un terreno così difficile, ma anche le pressioni per proteggere l’ambiente della foresta pluviale: il parco del Darién, infatti è il più grande del centro America, e oltre ai timori per l’ambiente, hanno avuto un ruolo rilevante anche le proteste dei gruppi indigeni, come gli Embera-Wounaan e i Kuna, che temono che una strada nel bel mezzo della giungla rappresenti una minaccia per le loro culture tradizionali. Esistono anche ragioni sanitarie che hanno fatto progressivamente abbandonare l’idea di un progetto stradale: il Gap, a suo modo, è una barriera biologica alla diffusione dell’afta epizootica in Nord America, l’incubo di tutti gli allevatori bovini.

Il dramma del Gap

Fin qui molto fascino e spirito d’avventura. Ma il Darién Gap non è più questo. Oggi urla di dolore e disperazione. Si tratta, infatti, dell’unica porta d’uscita via terra dal Sud America, l’unica speranza per persone che fuggono da persecuzioni politiche o semplicemente partono alla ricerca di un futuro migliore verso Stati Uniti, Canada o Messico.

Prima del 2010, il Darien Gap era utilizzato principalmente da persone provenienti dall’Asia e dall’Africa per attraversare l’America meridionale e centrale. Nel 2020/2021 il numero di cubani e haitiani è aumentato e attualmente la popolazione dal Venezuela costituisce fino al 67% dei migranti totali che attraversano il passaggio. Secondo le stime dell’Unhcr, nonostante le restrizioni di movimento durante la pandemia di Covid-19 e la chiusura delle frontiere nel 2020, il transito di persone attraverso Darién è aumentato esponenzialmente. Al 31 agosto 2022, il numero di migranti in transito ha raggiunto 102.067 persone, stabilendo un record senza precedenti di attraversamenti. Si stima che, entro la fine del 2022, circa 200.000 persone avranno attraversato la pericolosa Darién jungle.

La via principale attualmente utilizzata da rifugiati e migranti che entrano irregolarmente a Panama passa attraverso la comunità indigena di Canaán Membrillo. Per ragioni di convenienza e sicurezza, un numero crescente di persone utilizza anche la rotta Bajo Chiquito. Le persone in transito continuano anche ad arrivare nella comunità di Zapalal, e in altri punti di accoglienza informale, senza meccanismi di registrazione governativa.

Il viaggio verso Nord

Gli uomini, le donne, ma soprattutto i bambini che attraversano il Gap che sopravvivono al percorso sono dei fantasmi: emaciati, feriti, disidratati, con ossa rotte e i piedi sanguinanti dalle settimane di cammino. Chi può permetterselo paga degli accompagnatori -i cosiddetti coyote-pericolosi trafficanti di esseri umani che sono i primi a tradire i loro “protetti” o a venderli ad altre bande, soprattutto nel tratto di foresta vergine che separa le città di Acandí, in Colombia, da Bajo Chiquito, a Panama.

Si lasciano indietro la miseria, ma anche i pochi averi che gli vengono sottratti, oltre ai cadaveri dei compagni di viaggio che non ce l’hanno fatta. Alcuni di loro, troppo stanchi o feriti per proseguire, decidono di non rallentare il percorso di chi può farcela-spesso i più giovani- e scelgono di aspettare la fine accasciati sulle montagne. Chi riesce ad arrivare a Panama racconta che il Darién Gap ha l’odore della morte per via dei cadaveri in decomposizione che appestano il cammino.

Da alcuni anni, all’arrivo a Panama, gruppi di volontari e organizzazioni non governative hanno istituito dei punti di assistenza presso gli approdi via terra, alla fine di questo incubo. Gli psicologi di Medici Senza Frontiere, ad esempio, aiutano i migranti a far fronte allo stress post-traumatico che segue al percorso. I pazienti spesso raccontano di aver trovato davanti a sè i cadaveri di persone che hanno subito cadute mortali o sono annegate in fiumi in piena. La maggior parte di loro, al di là delle difficoltà logistiche, riferisce di essere stata presi di mira da bande criminali che aggrediscono e li derubano, persino del loro cibo, armati di fucili da caccia, passamontagna, fucili e coltelli. E come ulteriore bottino, gli stupri, anche più volte durante il cammino, completano questo quadro d’orrore. Non si tratta solo delle donne ma anche di uomini e bambini, spesso costretti ad assistere alle violenze subite dai propri compagni di viaggio.

Infografica di Alberto Bellotto

Le Farc e i gruppi paramilitari

Al di là della natura ostile di questi luoghi, cosa ha reso il Darién Gap il sancta sanctorum di criminali e aguzzini? Gruppi paramilitari, bande criminali e trafficanti di droga si concentrano qui poichè il tappo del Darién è divenuto nei decenni un itinerario centrale per trasportare armi e cocaina dal Sudamerica al Nord: è una terra di nessuno, soprattutto nel tratto che si apre dopo la frontiera colombiana, verso Panama.

Il Gap, soprattutto dagli anni Novanta in poi, si è trasformato nel buen retiro delle Farc (Forze Armate Rivoluzionarie Marxiste della Colombia), che presidiano i due lati del confine tra Panama e Colombia. Da sei anni, tuttavia, i guerriglieri si sono ritirati dal Gap, grazie allo storico accordo di pace con il governo colombiano siglato nel 2016. Negli ultimi vent’anni anche i gruppi di paramilitari si sono andati smobilitando, andando però a confluire nei cartelli dei narcos, tra i quali il più è quello degli Urabeños. Questi ultimi hanno raggiunto una sorta di patto di non belligeranza con i migranti e i loro accompagnatori, purché il loro cammino non intralci i loro traffici o metta la polizia colombiana sulle loro tracce. Quando questo accade non c’è scampo per nessuno. La loro influenza, da quello che sappiamo oggi, va via via scemando man mano che ci si avvicina a Panama ma si può senza dubbio affermare che sono loro a gestire i flussi di accesso al Gap e a incassare i “pedaggi” per arrivare dalla parte opposta.

Il dramma dei bambini

L’obiettivo finale di chi attraversa tra mille pericoli il Darién Gap è quello di ottenere una serie di visti di transito che portino dall’America centrale, via via verso il Messico e gli Stati Uniti. Le condizioni in cui versano la maggior parte dei Paesi dell’America latina e le restrizioni sanitarie e politiche degli ultimi anni, hanno spinto sempre più persone a tentare il passaggio da clandestini, via terra.

Ma il numero più impressionante è quello che riguarda i bambini. L’Unicef ha stimato che almeno 19mila minorenni hanno attraversato la giungla nel 2021, il triplo di quanto avvenuto complessivamente nel lustro tra il 2016 e il 2020. Un quinto di queste persone sono bambini, di cui il 50% con un’età inferiore ai sei anni. Molti di questi hanno viaggiato da soli poichè le famiglie avevano a disposizione solo il denaro necessario per un familiare; altri si sono ritrovati da soli dopo aver dovuto assistere alla morte o allo stupro dei genitori. Per chi ce la fa, il cammino è costellato di immagini agghiaccianti che nessun bambino dovrebbe vedere e che segneranno tutta la loro vita.

Nel 2021 almeno 5 bambini sono stati trovati morti nella giungla. Dall’inizio del 2022, più di 150 bambini sono arrivati ​​a Panama senza i genitori: alcuni di loro sono neonati, quasi 20 volte di più rispetto allo scorso anno. Nella giungla, la violenza sessuale è sempre più usata dalle bande criminali come strumento di terrore ed estorsione. Mai prima d’ora, raccontano le squadre sul campo, si sono visti così tanti bambini piccoli attraversare il Darién Gap, spesso non accompagnati: è il dramma di un intero continente che ancora non viene assurto al rango di crisi umanitaria.

Grandi o piccoli che siano, i sopravvissuti del Darién Gap tornano a sperare quando il centro America è alle spalle. Per molti di loro sarà stato tutto inutile: le porte del Nord non si apriranno mai.

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