Le fotografie circolate sul web da quando il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha attuato la sua politica di tolleranza zero sull’immigrazione sono innumerevoli. Ciò che ha più indignato l’opinione pubblica mondiale è la separazione forzata delle famiglie di immigrati clandestini, che ha portato all’arresto dei genitori alla frontiera per reati di immigrazione illegale e strappato loro i figli minorenni. Un’indignazione talmente forte e diffusa che ha costretto il tycoon a fare un passo indietro e a firmare un ordine esecutivo “per tenere insieme le famiglie”.

Con Barack Obama le cose andavano meglio? No. E, soprattutto, le immagini simbolo di questa vicenda non c’entrano nulla con il problema – reale – delle condizioni umanitarie dei migranti al confine con il Messico. Sono scatti che provengono da altri contesti.

La copertina del Time

La bimba usata dalla rivista Time per simboleggiare la politica di separazione familiare dell’amministrazione Trump, per esempio, non è mai stata in realtà separata dalla sua famiglia. ”Benvenuti in America”, si legge sulla copertina della storica rivista, che mostra l’immagine della bambina honduregna  Yanela Sanchez accanto a un trionfante presidente Trump. L’immagine ha fatto presto il giro del mondo. Il New York Daily News ha messo Sanchez sulla copertina del suo numero di giugno mentre l’analista della Cnn Chris Cillizza ne ha scritto un articolo strappalacrime: “Mostra il divario di compassione che esiste tra la politica di confine della ‘tolleranza zero’ dell’amministrazione Trump e le persone che sono coinvolte nella vita reale”.

Come riporta Fox News, molte testate hanno intervistato il padre della ragazza, che ha confermato di aver appreso che sua figlia di due anni era detenuta con sua madre in una struttura in Texas, e che le due non erano affatto separate. Il governo dell’Honduras ha confermato la sua versione alla Reuters. Il Padre ha spiegato al Washington Post che sua moglie se n’è aera andata di casa senza dirgli che portava con sé Yanela e senza poterla contattare, fino a quando ha visto la foto sui giornali di tutto il mondo.

La testimonianza del padre

“Puoi immaginare come mi sono sentito quando ho visto quella foto di mia figlia, mi ha spezzato il cuore, è difficile da vedere come padre, ma ora so che non sono in pericolo, sono più al sicuro ora di quando stavano facendo quel viaggio fino al confine”, ha detto Denis Javier Varela Hernandez al Daily Mail. Lo stesso Time ha dovuto correggere il tiro: “La versione originale di questa storia ha erroneamente interpretato ciò che è accaduto alla bimba nella foto dopo che è stata portata via dalla scena. La bimba non è stata portata via urlando dagli agenti della pattuglia di frontiera degli Stati Uniti, madre e figlia sono state portate via insieme”.

La foto dei bimbi in gabbia

Un’altra foto ripresa dai giornali mostra una ventina di bambini dietro una griglia, mentre tentato di arrampicarsi. Per giorni è stata spacciata come uno scatto proveniente dai centri di detenzione minorile sul confine messicano. Ma il suo autore, il fotografo Epa Abed Al Ashlamoun, ha scattato questa immagine nell’agosto 2010 e rappresenta i bambini palestinesi in attesa della distribuzione di cibo durante il Ramadan a Hebron, in Cisgiordania.

Lo stesso vale per lo scatto iconico del bimbo chiuso in gabbia di cui vi avevamo parlato qualche giorno fa: Il bimbo, infatti, non era stato intrappolato in una gabbia dalle autorità americane, né si trovava al confine con il Messico. La foto in realtà proviene da una protesta del 10 giugno organizzata fuori dal municipio di Dallas, come confermato dal sito web Snopes.

Gli attivisti hanno organizzato quest’iniziativa proprio per protestare contro la pratica dell’amministrazione Trump di prendere in custodia le famiglie di immigrati irregolari e separare i bambini dagli adulti. Insomma una messa in scena, un po’ come l’informazione che ha usato foto fuori contesto per raccontare una storia che rimane drammatica. 

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