La regione della Libia maggiormente interessata dal flusso migratorio diretto verso l’Italia è quella occidentale. É dalle coste della Tripolitania infatti che parte la maggior parte dei barconi con destinazione Lampedusa e la Sicilia. Un fenomeno riscontrato già durante l’era di Muammar Gheddafi e che con la caduta e l’uccisione del rais si è intensificato. Secondo Frontex, l’agenzia europea preposta al controllo delle frontiere, c’è adesso in particolare una città che ha assunto il ruolo di vero e proprio “hub” per i trafficanti di esseri umani. Si tratta di Zuara, posizionata in una zona strategica proiettata verso i confini tunisini e verso lo specchio d’acqua che separa la Libia da Lampedusa.

Il rapporto Frontex

Il rapporto di Frontex in cui è stata espressamente menzionata Zuara è quello reso noto lo scorso 8 novembre dall’agenzia AdnKronos. La pubblicazione del documento, rimasto riservato nei mesi precedenti, ha destato scalpore perché si parla in modo esplicito del possibile “pull factor” esercitato dalle navi Ong. Ossia del possibile ruolo “attrattivo” che la presenza dei mezzi degli attivisti avrebbe sui migranti in attesa di partire dalle coste libiche.

Ma c’è un altro passaggio piuttosto importante del documento. Quello per l’appunto in cui si è tracciata una mappa del traffico di esseri umani in Libia. E, in particolare, delle attività degli scafisti e dei trafficanti operanti nelle coste occidentali libiche. Il rapporto fa riferimento al periodo che va dal primo gennaio 2021 al 18 maggio del medesimo anno. La situazione monitorata è quindi quella di più di dodici mesi fa, ma considerando le dinamiche migratorie in Libia quanto descritto probabilmente è da considerarsi ancora molto attuale.

“La Libia – si legge nel documento – è ancora una volta percepita dai subsahariani come l’ultimo Paese di partenza per raggiungere l’Ue. Il fatto che ad oggi molti di questi migranti segnalati nell’operazione navale europea Themis abbiano bisogno solo di un periodo compreso tra sei e sette mesi per raggiungere l’Italia, suggerisce che le reti criminali hanno riadattato in modo efficiente il loro modus operandi per ‘trafficare’ migranti in Libia e oltre in Italia”.

“Zuara è diventato un hub di traffico e il principale luogo di ultima partenza in Libia e nella regione del Mediterraneo centrale – prosegue Frontex – da qui è partito circa il 40% di tutti i migranti segnalati nel Mediterraneo centrale. E le informazioni raccolte attraverso le attività di debriefing indicano sempre più il coinvolgimento diretto delle milizie delle autorità locali nell’attività di ‘traffico’ a Zuara”.

Dove si trova Zuara

L’indicazione arrivata da Frontex è abbastanza preziosa. Fino a oggi si è sempre parlato genericamente della Libia occidentale come snodo fondamentale per le organizzazioni criminali impegnate nel traffico di migranti. Ora invece la descrizione appare molto più dettagliata. Dalle indagini e dalle interviste condotte negli anni ai migranti sbarcati, sono emersi i nomi di molte città della Tripolitania. Sabratha, Zawiya e la stessa Zuara a ovest di Tripoli, Garabulli e Khoms a est della capitale libica. Adesso è possibile sapere che, tra queste località, la più importante per il macabro traffico di esseri umani è quella di Zuara.

La città del resto si trova in uno snodo cruciale. Di fatto è l’ultima grande località libica prima della Tunisia. Quindi i trafficanti possono anche intercettare i migranti scappati dal territorio tunisino e possono in qualche modo cooperare con le organizzazioni che hanno base al di là del confine. Non solo, ma i barconi che salpano da qui devono percorrere meno chilometri per arrivare in acque Sar maltesi e italiane rispetto ai mezzi che partono dalla costa a est di Tripoli.

Zuara poi risente della presenza, nelle altre città situate tra la Tunisia e Tripoli, di alcune delle più importanti organizzazioni criminali impegnate nella rotta migratoria. A Sabratha, distante poco più di 40 km, opera il temibile clan Al Dabbashi, tornato in città dopo una breve parentesi di dominio da parte di milizie fedeli al generale Haftar. Poco più in là c’è poi Zawiya, la città di Bija, il trafficante noto per aver indossato (e forse indossare ancora) la divisa della Marina libica. Un po’ l’emblema di come controllati e controllori nella Libia dominata dalle milizie tendano ancora a confondersi.

Perché è importante conoscere gli “hub” libici dell’immigrazione

L’indicazione fornita da Frontex potrebbe essere sfruttata dai governi interessati dal flusso migratorio libico, in primis da quello italiano, in sede di interlocuzione con Tripoli. Conoscendo quali sono le località da cui si sviluppano buona parte delle partenze verso le nostre coste, Roma potrebbe suggerire alla controparte libica di puntare controlli e operazioni di prevenzione delle partenze su Zuara. Del resto, l’Italia con la Libia ha stretto un memorandum in cui sono previsti milioni di Euro in cambio della collaborazione per prevenire gli sbarchi. Roma avrebbe quindi voce in capitolo su come i fondi vengono spesi dai libici.

Considerando però la fragilità delle istituzioni di Tripoli, ad ogni modo potrebbero essere dirottate su Zuara le attività di controllo eventualmente poste in essere dall’Italia o dall’Europa nel caso in cui, come auspicato dal presidente del consiglio Giorgia Meloni, fosse ripristinata una missione Ue avente come obiettivo la lotta ai trafficanti.

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