A differenza dei Paesi Baschi, la Catalogna non è mai stata bagnata dal sangue di vittime del terrorismo, eccetto che per una sola persona nell’arco di più di trent’anni. Questo ha creato nell’immaginario collettivo la percezione che il terrorismo catalano fosse molto più innocuo e sostanzialmente ininfluente, quasi dai caratteri folkloristici. Questo dato è in realtà da smentire. Le sigle terroriste in Catalogna sono sempre esistite e, fino ai primissimi anni Novanta del secolo scorso, hanno compiuto più di 200 attacchi alle forze dell’ordine e ai pubblici funzionari spagnoli. Che poi questi attentati non siano stati, per fortuna, mortali – tranne in un solo caso – non deve comunque far dimenticare che questa regione il fenomeno lo ha conosciuto. Anzi, per certi versi, il carattere meno violento di questi gruppi ha reso possibile ai suoi leader e membri l’infiltrazione all’interno di movimenti legali sia per una minore condanna sociale, sia per l’incapacità delle forze dell’ordine spagnole di reprimere il fenomeno terroristico arrestando i partecipanti agli attacchi, in quanto ritenuti meno pericolosi dei loro omologhi dell’Eta.

L’antiterrorismo di Madrid è da molte settimane in allerta. E sono stati soprattutto gli ultimi giorni prima e dopo il referendum a far scattare l’allarme nei confronti del rischio di una rinascita del terrorismo catalano. I movimenti di estrema sinistra si sono attivati recentemente con minacce mirate nei confronti delle forze dell’ordine impegnate in Catalogna così come contro chiunque sostenga l’appartenenza della regione alla Spagna unitaria. Minacce sui social, lettere minatorie ai politici unionisti, assedi agli alloggi delle forze dell’ordine e pubblicazioni delle foto con il volto dei membri della Policia Nacional per riconoscerli sono soltanto alcune delle azioni che iniziano a preoccupare il governo spagnola. “Fate foto, poi faremo i conti con loro”, sono queste alcune delle frasi ascoltate dagli agenti impegnati nei seggi e che hanno messo in allarme i reparti di sicurezza. Sono tattiche che a Madrid già conoscono dai tempi del terrorismo dell’Eta e, proprio per questo, non possono essere sottovalutate.

Se fino a pochi anni fa le sigle radicali del separatismo catalano erano divise in piccoli gruppi che avevano idee politiche diverse – chi anarchiche, chi marxiste, chi semplicemente antisistema – oggi sembra si sia giunti a una convergenza da parte della maggioranza di questi movimenti, che attuano in un blocco unitario non pubblicamente riconosciuto. Hanno unito le forze, consapevoli del fatto che per fondare una repubblica catalana, fosse necessario l’impegno di tutto. Ed è iniziata a circolare l’ipotesi della nascita di una nuova Terra Llure – il movimento più violento del catalanismo – o del precedente gruppo terrorista “Exèrcit Popular Català” (Epoca), che da ormai 25 anni erano spariti dal panorama politico catalano. Se negli ultimi anni questi gruppi hanno mantenuto un profilo basso e molto minoritario, nelle ultime settimane, soprattutto con la crescita delle tensioni tra governo centrale e forze separatiste, queste sigle stanno conquistando sempre più adepti, in particolare fra i giovani e i giovanissimi. Ed in questo, l’alleanza con gli indipendentisti baschi e con i gruppi antisistema di tutta Europa può essere un supporto incredibile per lo sviluppo della minaccia.

L’intelligence spagnola è estremamente preoccupata per quello che potrebbe avvenire nei prossimi giorni. Puigdemont è intenzionato a tirare dritto e lunedì, con la sessione plenaria del Parlament, potrebbe dichiarare unilateralmente l’indipendenza. A quel punto, Rajoy non potrebbe fare altro che sciogliere le riserve e sospendere le istituzioni della Generalitat in quanto in piena violazione della Costituzione spagnola. In questo caso, potrebbe concretizzarsi il peggior scenario possibile, e cioè lo scoppio delle violenze da parte dei radicali contro le forze di sicurezza spagnole e tutti i rappresentanti della Spagna unitaria considerate da un giorno all’altro come “forze di occupazione”. Se esplode la violenza, la Catalogna potrebbe trasformarsi in un inferno, soprattutto perché i gruppi estremisti potrebbero sfruttare le manifestazioni di piazza per assediare le forze dell’ordine e colpire nascoste tra la folla. Uno scenario che preoccupa Madrid ed è il motivo per cui Rajoy, con tutti i suoi difetti, non ha ancora dato il via libera allo scioglimento delle istituzioni catalane. I rischi per la cittadinanza catalana tutta e per le forze di sicurezza di Policia Nacional e Guardia Civil sono troppo alti. Lunedì sarà una data spartiacque.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.