È scontro fra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il capo dell’Fbi, Christopher Wray, sulla possibile minaccia del “nazionalismo bianco”. Come riporta l’Agi, Wray ha preso le distante da Trump in audizione alla Camera dei Rappresentanti Usa sottolineando che il nazionalismo bianco “rimane una minaccia persistente e pervasiva”. “La affrontiamo sia con le nostre task force congiunte contro il terrorismo e sia con il programma sui diritti civili e contro i crimini d’odio”, ha spiegato.

Le parole del capo dell’Fbi arrivano dopo che Trump aveva detto di non considerare il nazionalismo bianco una minaccia negli Stati Uniti all’indomani delle stragi nelle moschee di Christchurch, in Nuova Zelanda.

Trump: “Nazionalismo bianco non è minaccia per gli Usa”

Le dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti hanno destato scalpore, almeno presso la stampa liberal statunitense e mondiale. Rispondendo a una domanda di un giornalista sulla minaccia del suprematismo bianco, Trump ha risposto così: “Non lo so davvero. Penso che sia un piccolo gruppo di persone che ha problemi molto, molto gravi. Immagino questo guardando a cosa è successo in Nuova Zelanda, forse è un caso. Non ne so abbastanza ancora”.

Secondo il Guardian, negli ultimi otto anni ci sono stati più di una dozzina di attacchi mortali da parte di suprematisti bianchi in tutto il mondo. In Norvegia, nel 2011, 77 persone sono state uccise in un attentato che ha preso di mira un campo giovanile del partito laburista del Paese. Senza contare l’italiano Luca Traini, il 28enne autore della sparatoria contro gli immigrati avvenuta a Macerata il 3 febbraio del 2018 per la quale è stato condannato a 12 anni di carcere. Sui mitra usati a Christchurch dal commando “suprematista bianco” guidato da Brenton Terrant, peraltro c’è una dedica in cui compare proprio il nome di Luca Traini. Il problema, insomma, c’è, ma è sulle cause su cui occorre riflettere e indagare. Scaricare tutte le colpe sul Presidente Donald Trump e sui “sovranisti” non servirà a molto.

Ma negli Usa esiste anche il razzismo “anti-bianco”

Da Brenton Terrant, autore della strage di Christchurch a Anders Breivik passando per Luca Traini, il fenomeno del suprematismo bianco è certamente preoccupante, forse più di quanto creda il Presidente Trump, ma va anche detto che lo è allo stesso modo la criminalizzazione del “bianco maschi etero” che le élite liberal – soprattutto negli Usa – stanno portando avanti.

Una retorica “anti-bianca” che è tra le possibili cause – certamente non l’unica – dell’estremismo radicale del suprematisti. Come sottolinea Rod Dreher su The American Conservative, “quando la sinistra indulge nella retorica che demonizza i bianchi, in particolare i maschi bianchi” afferma, “evoca i demoni del nazionalismo bianco”.
Lo stesso accade quando la stessa sinistra “si ossessiona per le per le minoranze etniche, sessuali e religiose” ma ignora “la difficile situazione dei bianchi poveri e della classe operaia”.

Il dramma è che, proprio come i suprematisti bianchi, “la sinistra attribuisce uno status morale alle persone basandosi sulla razza, il sesso, e l’orientamento sessuale”. Una politica basata sull’identità che produce mostri e inquina il dibattito. Criminalizzare la classe lavoratrice bianca che ha votato Trump e che rappresenta la spina dorsale dell’America profonda, che si è sentita minacciata dalla globalizzazione e dalle élite cosmopolite, non farà altro che esacerbare il dibattito e produrre mostri – quelli sì pericolosi ed esplicitamente razzisti – come quelli del suprematismo bianco.

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