Per tre volte l’Fbi è entrato a gamba tesa in questa campagna elettorale per le presidenziali americane. E molti, in America, si stanno chiedendo perché il cinquantacinquenne direttore del Bureau, James Comey, abbia deciso, nelle ultime settimane che precedono il voto per eleggere il prossimo presidente degli Stati Uniti, di rompere la prassi del “silenzio elettorale” concordata con il dipartimento di Giustizia, riaprendo le indagini sulla candidata democratica, Hillary Clinton.LEGGI ANCHE: La politica estera di Clinton e TrumpSecondo le indiscrezioni pubblicate ieri dal New York Times, infatti, l’Fbi e il dipartimento della Giustizia avevano in mano due inchieste capaci di sconvolgere la campagna elettorale per le presidenziali americane. La prima era un’indagine sull’ex capo della campagna elettorale di Trump, Paul Manafort. Secondo l’inchiesta, Manafort, per alcuni anni, sarebbe stato consulente dell’ex presidente ucraino Viktor Ianukovich, con il quale avrebbe intrattenuto anche rapporti di tipo economico. Manafort, secondo l’Fbi, avrebbe avuto anche contatti con uomini d’affari russi vicini al presidente russo Putin, come Oleg Deripaska.La seconda inchiesta, invece, era quella che coinvolge in prima persona la candidata democratica, Hillary Clinton. L’Fbi, infatti, secondo lo stesso quotidiano americano, ad agosto stava anche valutando se emettere o meno un mandato di comparizione per l’inchiesta sulla Fondazione Clinton. Un’indagine che, secondo le fonti interne del New York Times, si basa su informazioni pubblicate dalla stampa e contenute nel libro “Clinton Cash”, le quali testimoniano come la Fondazione Clinton e l’ex presidente Bill, ricevettero denaro e contributi in cambio della garanzia di un accesso illimitato all’ufficio del Segretario di Stato americano che, all’epoca dei fatti era proprio la Clinton.Secondo le fonti del New York Times, l’Fbi e il dipartimento della Giustizia decisero di “congelare” entrambe le indagini per non compromettere il processo elettorale. Ma da subito la prassi del “silenzio elettorale” viene rotta. Trapelano le indagini sull’ex capo della campagna elettorale Manafort, che si dimette quattro giorni dopo. Il “silenzio elettorale” viene rotto di nuovo, la scorsa settimana, proprio dal capo del Bureau, James Comey, a dieci giorni dalle elezioni per la Casa Bianca, quando il direttore dell’Fbi, con una lettera inviata al Congresso americano, ha annunciato di aver riaperto l’inchiesta sull’uso del server di posta privata da parte di Hillary Clinton quando era segretario di Stato, per l’apparizione di nuovo materiale utile alle indagini: si tratta di migliaia di mail, che la Clinton aveva cancellato per celarle agli investigatori, e che sono state rinvenute nel computer di Anthony Weiner, ex marito della sua più stretta collaboratrice, Huma Abeldin, durante le indagini condotte dallo stesso Fbi su Weiner, per pedofilia.LEGGI ANCHE: Chi è Huma, il braccio destro di HillaryL’ultima doccia fredda per i Clinton arriva all’inizio della settimana, quando sull’account Twitter “Fbi Records Vault”, il Bureau annuncia di aver pubblicato sul proprio sito internet le 129 pagine dell’inchiesta sulla grazia concessa dall’allora presidente Bill Clinton, nell’ultimo giorno del suo mandato, al finanziere americano Marc Rich. Maxi evasore fiscale, per anni nella lista dei criminali più ricercati degli Stati Uniti, la decisione di graziare Marc Rich nel 2001, fece scandalo perché molti accusarono Clinton di aver graziato il finanziere solo perché era un grande finanziatore della Fondazione Clinton e del Partito Democratico.L’Fbi si è difeso dicendo che la pubblicazione dei documenti era obbligatoria sulla base del Freedom of Information Act (Foia), perché “per almeno tre volte” ne è stata richiesta formalmente la divulgazione. Ma è ormai chiaro che la decisione, più che essere il risultato di una prassi burocratica, rappresenta l’ultimo atto della partita che l’Fbi ha deciso di giocare nelle elezioni americane. Lo scandalo delle mail, che ormai, a pochi giorni dal voto è stato definitivamente riaperto, potrebbe avere infatti i suoi effetti non solo in questa fase, dove ha già provocato un calo della Clinton nei sondaggi a favore del candidato repubblicano Donald Trump, ma anche dopo l’eventuale elezione della Clinton.Cosa ha spinto Comey ad invadere così grossolanamente il campo della politica, tanto da farsi paragonare, in quanto a spregiudicatezza, ad Edgar Hoover, il fondatore dell’Fbi che manovrò in modo occulto per anni la politica americana, e tanto da farsi accusare dai media di voler influenzare, con le sue azioni, le elezioni presidenziali? Probabilmente, scrive il New York Times, quando sono spuntate le nuove mail nascoste dalla Clinton, nell’ambito dell’indagine sull’ex marito di Huma Abedin, Comey avrebbe potuto voler pubblicare la notizia, certo che, come nel caso di Manafort, le notizie sarebbero comunque trapelate. In tal caso Comey avrebbe potuto essere, infatti, accusato dal Congresso di voler celare le informazioni emerse sulla candidata democratica. Per il giornalista americano Andrew Rosenthal, invece, il direttore dell’Fbi, avrebbe agito nell’interesse del Partito Repubblicano. Non per “sostenere direttamente Donald Trump”, ma, piuttosto, per “preservare la maggioranza repubblicana al congresso”. Comey, ex repubblicano, nominato alla guida dell’Fbi dal presidente Obama, nella sua carriera è stato anche un grande “persecutore” dei Clinton. Nel 1996 indaga sullo scandalo Whitewater, in cui sono coinvolti Bill e Hillary Clinton, indagati per investimenti immobiliari fatti attraverso  la Whitewater Development Corporation e soprattutto, nel 2002, indaga proprio sul caso della grazia concessa da Bill Clinton a Marc Rich, accusato di aver evaso 48 milioni di dollari di tasse, definita “sbalorditiva” dallo stesso Comey. L’indagine su Bill Clinton si conclude nel 2005 con un nulla di fatto. Ma torna alla ribalta oggi, undici anni dopo, ad una settimana dal voto per le presidenziali. Per molti, non si tratterebbe di una coincidenza.LEGGI ANCHE: Clinton prepara la guerra a Russia e CinaChe le azioni dell’Fbi siano state dettate dall’interesse personale o dalla “rettitudine morale”, come suggerisce Rosenthal nel suo editoriale apparso sul New York Times, del suo direttore, James Comey, sia che si sia trattato di una operazione per favorire i repubblicani al Congresso, l’intrusione del Bureau nella campagna elettorale americana ha già avuto i suoi effetti, con il calo della Clinton nei sondaggi e la rimonta di Trump. Mentre, infatti, Obama condanna la lettera inviata da Comey al Congresso, accusando il direttore del Bureau di operare su “fughe di notizie” e  con “informazioni incomplete”, Donald Trump si è subito appellato agli elettori democratici che hanno già depositato le proprie schede elettorali usufruendo del voto anticipato, invitandoli a ripensarci e a ripresentarsi all’Election Day per votare Donald Trump. Così mentre mancano pochi giorni all’8 novembre, l’October Surprise dell’Fbi, sembra avere rimesso tutto in discussione.

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