Una normalizzazione delle relazioni tra Washington e Mosca in tempi rapidi è difficile, ma non impossibile. Questo, in sintesi, è il pensiero del Segretario di Stato Rex Tillerson che, intervistato dall’Nbc, ha detto: i rapporti tra gli Stati Uniti e la Russia hanno raggiunto “il punto più basso dalla fine della Guerra fredda, con un livello di fiducia molto basso”. Questo – ha proseguito Tillerson – “non è sano per il mondo” e “certamente non è sano per noi, per il popolo americano e il nostro interesse per la sicurezza nazionale”, ma “è da vedere se possiamo migliorarla o no”. Secondo  il Segretario di Stato, termini come “reset” (ovvero il ripristino delle relazioni tra Usa e Russia proposto da Barack Obama al suo arrivo alla Casa Bianca) “sono superati”. “Non si può cancellare il passato e ripartire da capo”, ha spiegato Tillerson, si può solo “ricominciare da quello che è”.Il casus belliL’attacco chimico a Khan Shaykhun del 4 aprile scorso ha rappresentato un punto di arresto nell’iniziale avvicinamento di Donald Trump alla politica estera di Vladimir Putin in Siria. Subito dopo il presunto bombardamento con armi chimiche nella provincia di Idlib, gli Stati Uniti lanciarono 59 missili Tomahawk contro una base dell’aviazione siriana. Prima, però, avvertirono Mosca, che avvisò Damasco dell’imminente raid. Tanto rumore per nulla, insomma. Secondo molti analisti, infatti, l’attacco degli Stati Uniti è servito più a placare i malumori interni all’amministrazione che a intimorire Bashar Al Assad.Ma i Tomahawk hanno certamente segnato un punto di rottura (almeno apparente) nei rapporti tra le due superpotenze. Pochi giorni fa, Trump ha incontrato Henry Kissinger, “da sempre fautore di una politica estera basata sulla realpolitik”. Come ha scritto su queste pagine Davide Malacaria, “è sempre più evidente che il vecchio saggio della politica americana è protagonista di un dialogo sottotraccia per conto di Trump tra Washington, Mosca e Pechino (dialogo del quale abbiamo dato conto: vedi Piccolenote su Russia – e vedi Piccolenote su Cina). Un ruolo che può ricoprire anche perché Trump si sta appoggiando su generali altrettanto realisti, Henry McMaster, consigliere per la sicurezza nazionale, e James Mattis, che gli garantiscono una certa presa sugli apparati militari e di intelligence, e quindi una certa libertà di manovra”.Quale futuro?Le parole di Tillerson sembrano essere votate al buon senso. L’amministrazione americana non può, almeno in questo momento, resettare i rapporti con Mosca. Dovrà farlo di giorno in giorno, su campi ben definiti, come la lotta al terrorismo internazionale. Un riavvicinamento precipitoso con la Russia rischierebbe di scatenare i più accesi detrattori di Putin all’interno degli Stati Uniti, che si trovano sia tra i repubblicani che tra i democratici, e farebbe vacillare anche l’amministrazione Trump. La via indicata da Tillerson ricalca quella del pragmatismo di Kissinger e necessita di tempo. Consapevoli, però, che questa situazione “non è sana per il mondo”.

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