Dopo sei anni di guerra in Siria, Bashar Al Assad è ancora in sella e l’esercito di Damasco continua a strappare territori sia ai ribelli che allo Stato islamico. La riconquista di Aleppo dello scorso dicembre ha segnato un punto di svolta nel conflitto siriano e, soprattutto, ha fiaccato l’animo dell’opposizione, ormai accerchiata nella provincia di Idlib e nel sud del Paese.mappa siriaIl governo siriano, secondo quanto fa sapere il quotidiano libanese Al-Akhbar, citato da Limes, starebbe cercando di rimettere in piedi il settore petrolifero e gasifero del Paese già a partire da quest’anno. Secondo le prime stime, “la Siria torni ai livelli di produzione precedenti al conflitto prima del 2022. Il costo della ricostruzione delle infrastrutture danneggiate e della creazione di nuovi stabilimenti si aggira intorno ai 12 miliardi di dollari. Su sette impianti per la produzione di gas, oggi ne rimane solamente uno in condizioni accettabili per essere oggetto di investimenti”.Il gas all’origine della guerra in Siria?Secondo diversi analisti (ed è anche l’opinione che il presidente Bashar Al Assad ha condiviso in un’intervista con noi lo scorso dicembre) è proprio il gas, e il sistema di pipeline che avrebbe dovuto portarlo in Europa, ad aver causato la guerra in Siria. I fatti sono stati raccolti da Robert Kennedy junior, nipote dell’ex presidente americano, su Politico: “La decisione americana di organizzare una campagna contro Assad non è iniziata a seguito delle proteste pacifiche della primavera araba del 2011, ma nel 2009, quando il Qatar ha offerto di costruire un gasdotto per dieci miliardi di euro che avrebbe dovuto attraversare Arabia Saudita, Giordania, Siria e Turchia”. Nel 2009, infatti, il presidente siriano rifiutò il progetto portato avanti dalle potenze sunnite per creare un sistema di pipeline per portare il gas dei Paesi del Golfo fin nel cuore dell’Europa. Ovviamente questo progetto non poteva piacere a Mosca, storico alleato di Damasco, e così Assad disse di no. Nel 2010, però, il governo siriano iniziò a trattare con l’Iran per costruire un gasdotto per trasportare il gas iraniano verso il Libano passando dall’Iraq. Come nota Alberto Negri, “la repubblica islamica, se questo progetto fosse mai stato attuato, sarebbe diventata uno dei più grandi fornitori di gas verso l’Europa”. È a questo punto che, secondo i report di intelligence consultati da Kennedy, i servizi segreti americani, assieme a Qatar e Arabia Saudita, iniziarono a finanziare l’opposizione siriana.Il nuovo progetto di AssadAttualmente, la produzione di petrolio leggero in Siria è di 3mila barili al giorno. Pochissimo, se si confronta ai dati prima precedenti allo scoppio della guerra: 358mila barili nel 2011. Discorso simile anche per il gas: “Si parla di 8,7 milioni di metri cubi al giorno in confronto ai 21 milioni del 2011”. Come è noto, l’esercito siriano sta avanzando nella regione di Palmira, dove sono concentrati moltissimi giacimenti di gas, e la strada pare ormai spianata. La situazione è invece più complessa nella provincia di Deir Ezzor, dove si trova la maggior parte di giacimenti di olio leggero, e che potrebbe venire liberata dai combattenti sostenuti dagli Stati Uniti. L’operazione di Assad è quindi ancora ricca di incognite. Difficile dire se il governo siriano riuscirà in tempi brevi a rimettere in piedi l’economia energetica siriana.

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