Più che un passo in avanti in favore delle donne, quello dell’Arabia Saudita sembra essere un contentino agli alleati occidentali e alle associazioni come Human Righs Watch, che infatti applaude all’iniziativa, pur riconoscendo che c’è ancora molto da fare. Dal prossimo autunno, le ragazze saudite potranno fare ginnastica nelle scuole pubbliche. Un annuncio che, però, è ancora segnato da molti dubbi, dato che Riad non ha ancora chiarito quali attività potranno praticare le alunne. Tutto, secondo quel poco che si sa, avverrà nel “rispetto delle norme della sharia” e “sulle possibilità di ogni singolo istituto”. In pratica, l’annuncio rivoluzionario dell’Arabia Saudita potrebbe rimanere solamente sulla carta. Per inciso, nel tanto vituperato Iran, le ragazze possono far ginnastica da tempo immemore.

L’Arabia Saudita, Paese mediorientale che – a torto – viene considerato amico dell’Occidente, porta avanti una campagna di diffusione del wahabismo, una delle versioni più estreme dell’islam, in tutto il mondo. In Arabia Saudita le donne non possono guidare le automobili (ed è l’unico Paese al mondo a vietarlo), non possono viaggiare da sole né fare attività sportive. Inoltre, alcuni lavori sono interdetti al gentil sesso e i negozi per uomini e donne devono essere separati. Follia? Sì, eppure nel settembre del 2015, Faisal bin Hassan Thad, ambasciatore dell’Arabia Saudita all’Onu, ha ottenuto l’incarico di capo del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite

Ed è sempre l’Arabia Saudita a sollevare il polverone dell’ultimo mese con il Qatar, accusandolo di sostenere il terrorismo islamico in Siria. L’accusa, più che rivolta ai jihadisti di Al Nusra e dello Stato islamico (che comunque Doha foraggia assieme a Riad), era indirizzata ai gruppi legati all’Iran, come gli Hezbollah libanesi. Il Dipartimento Stato Usa, dopo un primo attimo di esitazione, determinata anche dalle parole di Trump che si era allineato a Riad, ha recentemente siglato un accordo con il Qatar per contrastare il terrorismo internazionale. 

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