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La Cina è stato uno dei primi Paesi al mondo ad annunciare la realizzazione di un vaccino anti coronavirus. Pechino ha bruciato le tappe anche per quanto riguarda la somministrazione dei farmaci prodotti dalle proprie case farmaceutiche. Numerosi cinesi hanno già ricevuto una dose di vaccini sperimentali. In lista ci sono quattro sieri, ai quali si è recentemente aggiunto un quinto candidato del quale sappiamo pochissimo.

Per il momento la vaccinazione ha riguardato solo alcune categorie di persone, tra cui operatori sanitari, militari, funzionari del governo, dipendenti di varie aziende di Stato e delle stesse società farmaceutiche. Eppure pende un enorme punto interrogativo sulla somministrazione di questi vaccini. Il motivo è semplice: stiamo parlando, come detto, di medicinali sperimentali, per quali cioè si attendono ancora gli ultimi dati per scongiurare l’insorgenza di possibili effetti indesiderati nel lungo periodo. Insomma, a detta di alcuni esperti, la Cina avrebbe scelto di correre un bel rischio. Cerchiamo allora di fare chiarezza mettendo in fila tutte le informazioni relative ai quattro vaccini cinesi.

CanSino

Il vaccino prodotto da CanSino si chiama Ad5-nCoV, è basato su un adenovirus, l’Ad5, ed è stato sviluppato in collaborazione con l’Istituto di biologia dell’Accademia delle scienze mediche militari cinese. Come ha ricordato il Corsera, si tratta di un siero a vettore virale non replicante e, per la somministrazione, richiede una sola dose. Il vettore impiegato è un virus indebolito del comune virus del raffreddore, geneticamente modificato così da impedire la sua replicazione all’interno degli esseri umani. Al dine di farlo ricombinare con l’adenovirus, il vaccino in questione ha subito l’aggiunta del codice genetico per fornire istruzioni per la produzione della proteina Spike del coronavirus.

Detto altrimenti, l’adenovirus inizia a produrre la suddetta proteina; a quel punto l’organismo è in grado di creare gli anticorpi contro la proteina Spike. Sul fronte sicurezza, lo scorso maggio Lancet ha parlato di promettenti risultati di uno studio in Fase 1 e di una forte risposta immunitaria in merito ai dati in Fase 2. A giugno la Commissione militare centrale ha dato l’ok per la somministrazione del siero ai militari, per un anno e in via sperimentale. Non è dato sapere se la vaccinazione è a base volontaria o meno. Ad agosto sono partire le prove in Fase 3 in Arabia Saudita, Pakistan e Russia.

I due vaccini Sinopharm

Sinopharm ha all’attivo due vaccini: BBIBP-CorV e New Crown Covid-19. Entrambi sono basati su coronavirus inattivati. In altre parole usano virus uccisi e mescolati a un cosiddetto adiuvante (idrossido di alluminio). Una volta somministrati, questi medicinali scatenano la risposta immunitaria ma non l’infezione. I due prodotti richiedono due dosi a 21 giorni di distanza l’una dall’altra.

Ricordiamo che uno di questi vaccini è stato creato dall’Istituto di prodotti biologici di Wuhan. Buone le analisi in merito alle prime due fasi. La fase 3 è partita negli Emirati Arabi Uniti, in Perù e in Marocco. In estate i due vaccini sono stati approvati per la somministrazione. Secondo il presidente dell’azienda, a novembre quasi un milione di cittadini cinesi sarebbero stati vaccinati.

Sinovac

Arriviamo al quarto vaccino, quello targato Sinovac Biotech, società cinese privata che ha lavorato spalla a spalla con l’Istituto Butantan di San Paolo del Brasile. Il siero in questione si chiama CoronaVac. Gli studi di fase 1 e 2 non hanno rivelato effetti avversi; al contrario, hanno evidenziato una risposta immunitaria tutto sommato modesta. In attesa dell’esito di uno studio di fase 3, ad agosto il vaccino ha ricevuto l’approvazione anticipata per l’uso di emergenza in Cina. A ottobre le autorità della città di Jiaxing avevano annunciato la somministrazione del farmaco a categorie di persone a rischio.

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