Politica /

I meeting in quel di Ginevra, dalla Guerra Fredda in poi, sono sempre circondati da un’aura di aspettative e di sacralità, sebbene in questi vertici formali raramente si giunga a risultati concreti e immediati, che solo il lavorìo della diplomazia produce nel tempo.

Un vertice diverso?

L’ultimo vertice ginevrino che aveva tenuto col fiato sospeso la geopolitica internazionale era stato quello del giugno scorso tra Joe Biden e Vladimir Putin: un incontro patinato, a tratti imbarazzato e teso, seguito da dichiarazioni ampie e generaliste. Che il vertice si fosse tenuto era stata, alla fine, l’unica vera notizia. Nulla di concreto si era poi aggiunto in occasione della videochiamata più attesa degli ultimi mesi, quella del 7 dicembre scorso, ove i due omologhi si erano mostrati ancora più tesi.

L’incontro di queste ore, invece, sembra avere tutt’altro sapore: a guidare la delegazione statunitense la vicesegretaria di Stato Wendy Sherman, che ha avuto nella serata di domenica una working dinner introduttiva con Sergei Ryabkov, il viceministro degli Esteri russo: insieme a loro, due alti funzionari della Difesa. Questo aspetto potrebbe significare due cose uguali e contrarie: nel primo caso, potrebbe essere segno di un negoziato che entra finalmente nel vivo, passando nelle mani di “tecnici”; nel secondo caso potrebbe essere un ennesimo appuntamento in stile business as usual, vista la partecipazione dei “vice”.

L’Europa convitata di pietra

Al di là delle aspettative, è evidente come manchi un anfitrione benedicente in questa lunga settimana di negoziati, che avrebbe potuto e dovuto essere l’Europa. Invece, le due superpotenze si incontrano ancora una volta in Europa senza gli europei. Il primo a farlo notare è stato proprio il capo della politica estera dell’UE Josep Borrell, che al ritorno proprio da un viaggio in Ucraina ha inviato un messaggio non più di tanto subliminale ai suoi omologhi: il suo “Non siamo più a Yalta” la dice lunga sulla delusione europea. L’aggravante sta nel fatto che il meeting non sarà l’unico incontro al vertice, ma sarà seguito da una serie di riunioni sulla minaccia della Russia all’Ucraina, tra cui un Consiglio NATO-Russia e colloqui presso l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa.

Cosa paga esattamente l’Europa in questa mancanza di considerazione? La sua debolezza o la sua incoerenza? Perché se un meccanismo di difesa europeo solido-che vada oltre la Nato-stenta a decollare, non si può nemmeno dimenticare come l’Europa si divise in merito alle sanzioni contro Putin dopo l’invasione dell’Ucraina. A questo va aggiunta la predilezione atavica, da parte russa, a negoziare con il blocco dell’Unione, preferendo il dialogo bilaterale. Mosca, ovviamente, preferisce esclusivamente l’Osce ai colloqui insieme agli Stati Uniti e alla Nato per avere due attori che si dividono le loro sfere di influenza tra di loro. Ergo, l’Unione europea è un convitato scomodo per entrambe le parti.

“In questo dialogo, non ci sono due attori soli. Non sono solo gli Stati Uniti e la Russia. Se si vuole parlare di sicurezza in Europa, gli europei devono far parte del tavolo”, ha affermato Borrell al ritorno dal Donbass. Questo sentire è stato ripreso dall’ambasciatore dell’Ue nel Regno Unito, João Vale de Almeida, che ha lanciato un avvertimento alla Russia: “L’Unione europea e gli Stati membri hanno una posizione di forza molto comune”, ha affermato. “Ci saranno enormi conseguenze e costi elevati se la Russia si avventurerà in Ucraina con un’azione militare”. Il segretario di Stato americano Antony Blinken ha cercato di placare le preoccupazioni in un’intervista nel programma “This Week” della ABC: “Siamo stati molto chiari con la Russia – ripetutamente – che non faremo o ci impegneremo in nulla per l’Europa senza l’Europa. Quindi, tutto ciò che riguarda gli interessi di sicurezza dell’Europa sarà svolto in pieno coordinamento con loro, con gli europei al tavolo”.

Ma a quel tavolo l’Europa ancora non c’è.

Una “Helsinki 2”?

Borrell, in un’intervista rilasciata al Die Welt a fine dicembre, aveva lanciato la propria visione dei negoziati, bocciando la tendenza ad un approccio in stile “Yalta 2”. Dovendo negoziarsi la futura architettura della sicurezza in Europa, Borrell prende ancora una volta le distanze dai metodi del Dopoguerra auspicando, tuttalpiù, un “Helsinki 2”, rispolverando l’archeologia del sistema comunitario. Era il 1975 quando l’Atto finale della Conferenza sulla sicurezza e la cooperazione in Europa stabilì una sorta di decalogo per i Paesi Europei, gli Stati Uniti, l’URSS e il Canada, composto da una serie di principi che avrebbero guidato le relazioni fra questi Paesi nel futuro. Fra questi, l’inviolabilità delle frontiere e della sovranità, il principio di non ingerenza, il rispetto dei diritti umani e degli obblighi internazionali: tutti temi che il caso ucraino rimette pesantemente in discussione.

Anche l’Ucraina esclusa

Non è dato sapere dai rumors se sul piatto della bilancia ci sarà solo l’Ucraina. In ogni caso non si può negare, come sottolinea Borrell, che l’Europa negli ultimi anni ha fatto molto per Kiev: miliardi di euro di aiuti finanziari, espansione continua del commercio reciproco, milioni di euro investiti (di cui 31 milioni prima di Natale), una missione con più di 80 persone sul campo (EUAM Ucraina), che sta aiutando il Paese a riformare il settore della sicurezza civile. Fra le proposte europee in ballo una missione di consulenza e addestramento militare dell’Ue in Ucraina, che a breve potrebbe essere presentata agli Stati, che fa a meno della Nato e che fa storcere il naso alla Russia. Ma l’Europa, per il momento, non è l’unica assente: Volodymyr Zelensky, sarà infatti assente al primo vertice, quello decisivo per i destini del suo Paese; nessun delegato presenzierà al secondo appuntamento, in quanto l’Ucraina non è membro Nato. Emissari di Kiev potranno partecipare al terzo forum internazionale, il meno importante, ove subiranno le comunicazioni altrui.

La prima giornata di negoziati

Le prime notizie che trapelano (Fonte: Agenzia Nova), alla fine della prima giornata di colloqui, ci confermano le tensioni pregresse: gli Stati Uniti non sembrano aver compreso “l’imperatività” delle questioni sollevate dalla parte russa sulle garanzie di sicurezza. Lo ha dichiarato il viceministro degli Esteri russo, Sergej Rjabkov, al termine dei colloqui. Inoltre, il diplomatico ha auspicato che all’interno della Nato possa emergere la comprensione della necessità di una svolta nelle questioni sollevate dalla Russia, sperando che l’Alleanza atlantica si incontri a metà strada con Mosca, altrimenti sarà commesso “un grosso errore a scapito della sicurezza europea”. Non sono stati ottenuti miglioramenti sulla questione principale della non espansione della Nato nel corso dei colloqui odierni a Ginevra: la controparte americana, nelle parole della vicesegretaria di Stato Usa Wendy Sherman conferma che gli Stati Uniti non consentiranno a nessuno di chiudere la “politica delle porte aperte” della Nato. Accanto a questo giunge però un’importante dichiarazione: gli Usa confermano che la Russia non intende invadere l’Ucraina e che Washington è disponibile a proseguire il dialogo con Mosca. La notizia, ancora una volta, è principalmente questa.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.