“Sono molto fortemente per la protezione della vita, con tre eccezioni, stupro, incesto e tutela della vita della madre, la stessa posizione adottata da Ronald Reagan”. Donald Trump, mentre due Stati repubblicani, che corrispondono ai nomi di Missouri e Alabama, rilanciano contro l’aborto mediante leggi restrittive, entra a gamba tesa nel dibattito nazionale, piazzando qualche paletto giuridico e argomentativo. The Donald, per tutto quello che la sua amministrazione ha messo in campo in questi quasi quattro anni di mandato presidenziale, è diventato nel tempo il paladino, per nulla simbolico, degli attivisti pro life di tutto il mondo occidentale. Ma non può neppure permettersi di essere accostato a posizioni troppo rigide: l’America dalla sensibilità liberale e moderata vota nel novembre del 2020 come tutte le altre.

Perché quello che il Missouri e l’Alabama hanno disposto sull’aborto supera persino la linea trumpiana sulla legittimità delle pratiche abortive. Le exceptiones di diritto citate dal presidente degli Stati Uniti, nei due provvedimenti in questione, non vengono tenute in considerazione. La fattispecie, che è simile in entrambe le leggi, non prevede che in caso di stupro sia consentito abortire, per esempio. Quanto scritto dal tycoon su Twitter, insomma, va interpretato come una parziale presa di distanza dalla Camera del Missouri e dal Senato dell’Alabama. Il leader populista ha rivendicato – come si legge sull’Adnkronos – di essere riuscito a far passare la nomina di giudici della Corte suprema vicini al conservatorismo bioetico: Neil Gorsuch e Brett Kavanaugh. Come a dire di aver fatto il suo, ma di non essere disposto ad assecondare esagerazioni. Quei giudici, come ricorderete, sono entrambi pro life, ma la scelta del secondo nome ha portato con sé strascichi politici decisamente più polemici.

Nel consesso statunitense, poi, c’è una rivalsa delle istanze anti-abortiste, pure perché la presidenza del magnate repubblicano viene vista come una possibilità di arrivare a mete legislative che i Democratici non avrebbero neppure preso in considerazione. Donald Trump e attivisti pro life hanno spesso triangolato, portando a casa risultati concreti. Basterebbe citare, come viene approfondito in questo articolo de IlGiornale.it, il taglio lineare operato nei confronti dei finanziamenti previsti per le cliniche che praticano aborti. Quelle che i cattolici conservatori o tradizionalisti, che dir si voglia, elevano al ruolo di “multinazionali” dell’aborto. Nei due casi in oggetto, però, non ci sarà corrispondenza d’intenti. Il presidente degli Stati Uniti d’America – questo è il senso politico del suo post social – non proverà a spingere affinché la Corte suprema riveda le sue posizioni, adagiandosi sui provvedimenti dell’Alabama e del Missouri.

I voti delle organizzazioni pro life, del resto, possono già essere sommati a quelli che il candidato del Gop prenderà nel 2020. Quelli dei moderati, invece, rappresentano un mare magnum dove tutti e due i candidati alla Casa Bianca tenteranno di pescare.

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