Il Canale di Sicilia appare molto più mosso rispetto a qualche settimana fa e, a differenza che negli altri anni, in tanti tra cittadini e forze dell’ordine tirano un sospiro di sollievo nel vedere le acque del Mediterraneo agitate; il brutto tempo evita molte partenze di barconi medi e grandi dalle coste della Tunisia e della Libia, lo spettro degli sbarchi fantasma in tal modo si allontana per un po’ per le comunità costiere della provincia di Agrigento anche se, leggendo le cronache degli ultimi giorni, nel Mediterraneo si continua a morire e ad annegare e gli scontri nell’ex colonia italiana non sembrano far presagire nulla di buono in vista dei prossimi miglioramenti delle condizioni del mare. Qualcosa sembra però muoversi dalla Tunisia: dalle province costiere del paese nordafricano, giungono notizie di retate ed arresti ad opera della Polizia e delle forze speciali, con numerose organizzazioni malavitose dedite alla gestione della tratta dei migranti decimate e sgominate.

Il tardivo intervento di Tunisi

Potrebbe sembrare quasi una beffa: dopo un’estate passata a fronteggiare il fenomeno degli sbarchi fantasma, gran parte dei quali generati dalla tratta tunisina, con approdi quasi quotidiani tra Licata e Sciacca passando per le coste di Agrigento e senza dimenticare quanto accaduto anche nell’isola di Lampedusa, soltanto adesso il governo di Tunisi sembra iniziare ad attuare ciò che poteva e doveva essere predisposto all’inizio della bella stagione, quando cioè le condizioni climatiche e del mare hanno indotto centinaia di suoi cittadini ad intraprendere la via del Mediterraneo. Da Sfax e da Biserta, giungono notizie di importanti arresti compiuti soprattutto a cavallo tra l’ultima settimana di ottobre e la prima di novembre: l’agenzia TAP, in particolare, riferisce di ‘decine di fermi e di sequestri’, mentre altre fonti locali parlano di irruzioni dentro casolari costieri trasformati in veri e propri hub per gli organizzatori dei viaggi della speranza.

Interventi mirati dunque, che confermano quanto già detto nei mesi scorsi e cioè che il governo tunisino, a differenza di quello libico, è in grado di fermare le partenze irregolari e di controllare il proprio territorio; se infatti in Libia non esiste alcuno Stato ed il potere è conteso da bande rivali che si fronteggiano per il controllo di piccole porzioni di territorio, in Tunisia nonostante le difficoltà economiche e sociali che sta attraversando un paese ancora alle prese con la transizione post ‘primavera araba’, lo Stato esiste così come non esiste, al tempo stesso, alcuna guerra od alcuna situazione in grado in qualche modo di pregiudicare la sovranità dell’esecutivo di Tunisi in ogni lembo del proprio territorio. Le prime operazioni anti immigrazione risalgono alla seconda metà di ottobre, ma esse appaiono poi essersi intensificate soprattutto nell’ultima settimana del mese appena trascorso.

In sette sono stati arrestati giorno 31 ottobre a Kelibia, altri sei sono stati fermati lo stesso giorno a Chebba, nel governatorato di Sfax; poi ancora, come riferisce AgenziaNova, altre operazioni sono state effettuate anche nei dintorni di Biserta, con fermi e sequestri di barconi e di denaro: sono, in particolare, migliaia i Dinari tunisini trovati in possesso degli organizzatori dei viaggi della speranza, a conferma del business redditizio effettuato sulla pelle di centinaia di soggetti che pagano spesso l’equivalente di un intero anno di guadagno. Il sito ‘Kapitalis.com’, uno dei più critici nei confronti del governo, riferisce anche di un’operazione compiuta nel governatorato di Sfax in cui sono stati fermati 94 cittadini pronti ad imbarcarsi alla volta della Sicilia: tra loro anche sei donne e due neonati ma, sottolineano gli stessi reporter del sito sopra citato, anche almeno tre soggetti sospettati di avere legami con il mondo jihadista e, in particolare, si fa riferimento ad un uomo originario di Gabes indagato nel 2016 dall’anti terrorismo tunisina.

Le rotte sono le stesse già segnalate in estate: si parte da Biserta e Sfax

Le operazioni documentate dalla stampa tunisina, sembrano confermare quanto già appurato nel corso delle settimane passate: sono due i governatorati coinvolti nelle partenze dei migranti che poi approdano lungo le coste della provincia di Agrigento e si tratta, in particolare, di Biserta e Sfax. Il primo si trova a nord, mentre il secondo invece è nella parte centrale del paese: dal governatorato più settentrionale si parte alla volta della Sicilia, mentre da Sfax i barconi puntano una Lampedusa distante poco meno di 200 km e raggiungibile quindi anche con mezzi di piccole dimensioni. A Biserta inoltre, sono due le località dove la polizia tunisina già questa estate aveva compiuto alcune operazioni prima dei blitz scattati nei giorni scorsi: il riferimento è a Cap Zebib e Ras Jebel, due cittadine costiere dove la natura delle spiagge e la ‘sporgenza’ verso il canale di Sicilia attirano molti dei potenziali migranti e degli organizzatori dei viaggi della speranza.  

NessmaTv, uno dei canali privati più importanti della Tunisia, lo scorso 26 ottobre ha riferito anche dell’arresto di cinque dei principali contrabbandieri del paese i quali sono stati ammanettati mentre stavano organizzando un’altra traversata a Sidi Mansour, proprio nel governatorato di Sfax: 150.000 Dinari tunisini, oltre a diversi mezzi, sono stati sequestrati dai poliziotti i quali hanno affermato subito dopo di aver, in tal modo, tagliato le gambe ad una delle più pericolose ed importanti organizzazioni malavitose del paese. Le rotte dunque oramai si conoscono, così come i mezzi logistici utilizzati dagli organizzatori dei viaggi della speranza e le località in cui avvengono i preparativi in vista della traversata; tutti gli elementi per una seria repressione del fenomeno da parte del governo tunisino sembrano esserci, al pari della possibilità di una seria pressione da parte delle autorità italiane su Tunisi affinché si intervenga in maniera continua.

Gli arresti in meno di un mese sono stati parecchi, anche se essi sono risultati comunque tardivi essendo attuati dopo una stagione estiva in cui la rotta tunisina ha visto raddoppiare i suoi numeri; ma dall’altre parte del Mediterraneo, come detto ad inizio articolo, il sospiro di sollievo arriva per adesso soltanto osservando un mare agitato impossibilitato ad accogliere imbarcazioni utilizzate per le traversate. Sbarchi fantasma, a partire dalla seconda metà di ottobre, non ne sono stati registrati: pur tuttavia, dalla Tunisia le cronache parlano di ulteriori partenze con barconi però intercettati dai mezzi della Marina e della nostra guardia costiera prima dell’approdo a riva; in poche parole, è ancora presto per verificare eventuali effetti positivi derivanti dalle operazioni attuate dalla Polizia tunisina. Nel frattempo, a creare maggiori grattacapi, è la ripresa delle partenze attuate da quelle zone della Libia dove le faide interne non lasciano spazio a possibilità di repressione del fenomeno migratorio.

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