Nello stesso momento in cui a Londra il primo ministro inglese, Teresa May, ha tuonato contro la Russia per via della spy story che sta incrinando ancora una volta i rapporti tra Downing Street e Cremlino, nella capitale inglese è arrivato accolto con molti onori Mohamed bin Salman, principe ereditario saudita e vero e proprio attuale “dominus” di casa Saud, uomo forte capace di fare piazza pulita degli avversari interni alla propria famiglia con il pugno duro ma, sotto un profilo prettamente internazionale, “architetto” dell’intervento armato del suo paese contro lo Yemen. Dopo la sua prima uscita all’estero avvenuta al Cairo, il rampollo dei Saud è giunto a Londra con l’intento di imprimere un ulteriore sigillo ai già stretti legami commerciali con il Regno Unito: sul piatto, come si legge sul Sole24Ore, sono stati puntati investimenti per cento miliardi di Dollari tra armi, petrolio e maxi infrastrutture.

La vendita di 48 Typhoon

Non solo su un piano prettamente economico, ma anche sotto il profilo politico l’affare che certamente sta in questo momento più facendo discutere riguarda la commissione inerente 48 caccia typhoon Eurofighters; si tratta di un’ordinazione cospicua fatta dai sauditi, i quali hanno più che mai bisogno di rinnovare la propria aviazione dopo le tante magre figure fatte nello Yemen, dove nonostante la superiorità di mezzi l’esercito dei Saud non è riuscito ad ottenere alcun obiettivo strategico e rilevante, condannando al contempo la popolazione yemenita a sofferenze e crisi umanitarie. La firma messa a Londra tra i rappresentanti del governo britannico e saudita, ha dunque siglato un patto che vedrà la Gran Bretagna vendere 48 moderni caccia militari all’Arabia Saudita, per un investimento importante che avrà ricadute in parte anche in Italia, visto che il 37% del consorzio Eurofighters è in mano a Leonardo e quindi all’ex Finmeccanica.

L’ingente investimento saudita, valutato oltre 15 miliardi di Dollari, è in linea con la politica di Riyadh di rincorsa a maggiori e migliori armamenti soprattutto dopo l’accelerazione impressa al confronto, diretto ed indiretto, con la Repubblica Islamica iraniana; soltanto nello scorso mese di maggio infatti, durante la visita del presidente Usa Donald Trump in Arabia Saudita sono state firmate commesse militari per quasi 140 miliardi di Dollari, con le quali gli Stati Uniti venderanno per i prossimi dieci anni armi di nuova generazione all’esercito saudita. La sigla dell’accordo tra Londra e Riyadh non ha mancato di suscitare polemiche tra i sudditi di Sua Maestà: durante la visita di Mohamed bin Salman, sono state diverse le proteste contro il rappresentante saudita, a cui i manifestanti imputano la responsabilità soprattutto per le atrocità accadute negli ultimi tre anni nello Yemen.

Continua il duello con il Qatar

La firma degli accordi per la vendita di 48 Typhoon all’Arabia Saudita, arriva a pochi mesi di distanza da un analogo patto siglato a Doha tra gli emiri del Qatar e la difesa britannica; in particolare, nello scorso mese di dicembre il piccolo stato del golfo Persico ha ordinato 24 caccia del consorzio Eurofighters, per un valore di circa 6.8 miliardi di Dollari. Una scelta, quella qatariota, motivata dalla necessità di rinforzare le strumentazioni in mano alla proprio piccola aviazione per garantire la sicurezza in vista dei mondiali di calcio del 2022, i quali saranno ospitati proprio dal Qatar e che indubbiamente rappresenteranno la vetrina internazionale più importante per l’emirato; in realtà però, dietro la scelta di acquistare i Typhoon vi è la strategia, adottata da Doha, di creare sempre più elementi di deterrenza contro un’ipotetica futura invasione ad opera saudita.

Nello scorso mese di giugno infatti, Riyadh ha deciso di imporre l’embargo al Qatar il cui governo è stato accusato di finanziare il terrorismo e di non aver aderito alla linea anti Iran voluta da Mohamed bin Salman; a Doha in tanti hanno temuto che, dopo la mossa economico – politica dell’embargo, sarebbe arrivata la volta dell’azzardo militare saudita e dunque dell’ingresso nell’emirato di truppe e mezzi di Riyadh volti a spodestare la famiglia regnante degli al – Thani. Ecco il motivo per il quale il Qatar, subito dopo, ha incassato il sostegno dell’alleato turco che ha potenziato la propria presenza all’interno di una base militare situata nel paese, così come gli stessi al – Thani si sono rivolti agli Usa ed hanno attuato con Washington altri accordi relativa alla vendita di forniture militari; il via libera avuto a dicembre per l’acquisto di 24 nuovi caccia, ha quindi poi contribuito a far allontanare lo spettro di un conflitto diretto tra sauditi e qatarioti.

La mossa di Mohamed bin Salman di volare a Londra per acquistare esattamente il doppio dei Typhoon ordinati dal Qatar, sembra quindi essere anche di natura simbolica: lì dove gli al – Thani acquistano forniture militari, i Saud sono sempre pronti a rispondere con ordinazioni ancora più cospicue ed importanti. Un duello a distanza quindi, che si combatte a suon di commesse miliardarie e di armi da acquistare dall’occidente; nel frattempo, tra i due litiganti, la Gran Bretagna è l’attore che in questo momento appare desinato a guadagnarci: nel giro di pochi mesi, Londra ha potuto dare il via ad investimenti militari che complessivamente le frutteranno più di trenta miliardi di Dollari.

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