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Niente elezioni il 4 luglio in Algeria ed adesso il paese sembra come sospeso lungo il filo dell’instabilità. Emerge solo confusione ad Algeri, sia tra i partiti che fino ad aprile sostengono la candidatura di Bouteflika che tra quelli dell’opposizione, così come all’interno dei gruppi di manifestanti che da febbraio sono in piazza nel paese africano. Una confusione che inizia a preoccupare sempre di più.

Il rinvio del voto

In origine tutto è previsto come da copione: Abdelaziz Bouteflika, al timone da 20 anni in Algeria, si ricandida per un quinto mandato nelle elezioni fissate per lo scorso 18 aprile. Ma gran parte del paese non ci sta: il leader è infatti anziano ed impossibilitato per via di un ictus subito nel 2013 ad esercitare pienamente il suo mandato, con il forte sospetto che in realtà siano altri e più nascosti i veri detentori del potere. E così Algeri e le altre città più importanti, iniziano ad invadere pacificamente le piazze ed a protestare contro l’eventualità di una ricandidatura di Bouteflika. Proteste pacifiche e non osteggiate dall’esercito, il cui capo di stato maggiore Ahmed Gaïd Salah anzi preme per la fine della ventennale presidenza di Bouteflika.

Quest’ultimo si dimette il 2 aprile scorso, dando origine ad una delicata fase di transizione guidata dal numero uno della camera Abdelkader Bensalah, il quale assume la funzione di presidente ad interim. Le dimissioni di Bouteflika avvengono dunque in un contesto costituzionale, senza digressioni o deroghe dalle leggi base dell’ordinamento algerino. Bensalah fissa quindi le elezioni per il 4 luglio e tutto sembra in qualche modo orientarsi verso la normalità. Ma così non è: come riportano i media algerini, nella giornata di domenica il consiglio costituzionale blocca l’organizzazione delle consultazioni a quasi un mese dall’apertura delle urne.

Questo perchè il consiglio boccia le uniche due candidature ufficialmente pervenute: si tratta, in particolare, del medico Abdelhakim Hammadi e dell’ingegnere Hamid Touahri. Due perfetti sconosciuti all’elettorato algerino, forse è per questo che il consiglio blocca il voto determinando un rinvio sine die delle presidenziali. Bensalah prende atto della situazione e prolunga il suo mandato transitorio. E adesso in Algeria ritorna la tensione.

La pericolosa confusione che può sfuggire di mano

Come detto, è il caos istituzionale e politico a dominare in questi mesi lo scenario algerino. Il rinvio delle elezioni è un colpo duro alla transizione, ma al tempo stesso non sorprende più di tanto. Questo perchè a febbraio, quando viene ufficializzata la ricandidatura di Bouteflika, l’élite algerina non ha alcun piano per la successione di un presidente unico garante dei fragili equilibri politici ed economici del paese. Ma già nel 2014 la nuova candidatura di Bouteflika, il quale pochi mesi prima viene colpito dai problemi di salute, indica un mancato accordo volto a traghettare l’Algeria verso una nuova leadership. Fronte di Liberazione Nazionale, il partito del presidente, esercito, imprenditori e forze sociali non riescono ad individuare figure idonee a garantire la stabilità post Bouteflika. I problemi che emergono a febbraio dunque, sono gli stessi che da più di cinque anni impediscono alle più importanti forze algerine di programmare le azioni politiche venture.

Ed appare abbastanza arduo risolvere in tre mesi problemi che hanno origini ben più lontane nel tempo. Così come dal 2014 non viene individuato un percorso per il dopo Bouteflika, in pochi si illudono di vedere da febbraio ad oggi di colpo tutti i problemi rientrare. Da qui ben si spiega le mancate candidature “eccellenti” per il 4 luglio ed il conseguente rinvio del voto. Il problema però è che anche dai gruppi in piazza emerge non poca confusione: prima si manifesta contro la ricandidatura di Bouteflika, poi vengono chieste le sue dimissioni, ottenute le quali si torna in strada per pretendere invece l’azzeramento dell’intera classe dirigente che attornia Bouteflika, con riferimento tra gli altri allo stesso presidente ad interim. Nelle ultime settimane a Algeri come nelle altre città, si scende piazza anche contro le stesse elezioni del prossimo 4 luglio.

Adesso che tali consultazioni risultano annullate, i manifestanti promettono nuove proteste in quanto temono la prosecuzione a lungo termine del mandato provvisorio di Bensalah. Se da parte della politica e dei partiti di maggioranza (come quelli di opposizione) manca del tutto un accordo su una precisa visione futura, in piazza a mancare è la lucidità. L’età media molto bassa dei manifestanti, così come la mancanza di guide e leader riconosciuti nelle piazze, sembra portare le proteste verso un punto di non ritorno e verso contro qualsiasi forma di compromesso. Sacrosante le richieste, al pari degli obiettivi volti a dar voce ad un malcontento che serpeggia da anni nel paese, ciò che preoccupa è l’attuale mancata comprensione che in un paese come l’Algeria non si può ottenere di colpo una democrazia in salsa occidentale. La pretesa accelerazione di un simile processo nel resto del mondo arabo, nel 2011 porta al fallimento di molte primavere od all’arrivo di interventi di generali ed ex generali oppure ancora, come nel caso libico, al totale sfaldamento dello Stato. Una circostanza, quella del caos, che in Algeria preoccupa ma rischia sempre più di prendere piede.

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