Prima le indiscrezioni trapelate su alcuni quotidiani locali, poi l’annuncio ufficiale da parte della tv di Stato: “Il generale Ahmed Gaid Salah è morto a seguito di un attacco cardiaco”. L’Algeria dunque, in uno dei momenti più critici della sua storia recente, è costretta ad annotare l’improvviso decesso del capo di stato maggiore del suo esercito ma, soprattutto, vero uomo forte del paese dopo le dimissioni di Bouteflika. Una notizia inaspettata, giunta peraltro a pochi giorni dall’insediamento alla presidenza della repubblica di Abdelmadjid Tebboune, considerato uno degli uomini più vicini al generale Salah. E adesso nel paese nordafricano, dove è stato proclamato nelle scorse ore il lutto nazionale, si cerca di capire quali saranno le conseguenze sul piano politico della scomparsa di una delle figure importanti del potere algerino.

Chi era Ahmed Gaid Salah

Quando si è arruolato nell’esercito che in quel momento era impegnato nella conquista dell’indipendenza, la guerra contro la Francia era iniziata da tre anni: Salah, nato nel 1940, ha iniziato ad indossare la divisa a 17 anni. Un’intera vita di fatto dedicata all’esercito algerino, di cui è diventato capo di stato maggiore nel 2004 dopo una lunga scalata che durante il conflitto civile contro gli islamisti lo ha visto prendere il comando delle forze terrestri. Di lui l’ex presidente Bouteflika si fidava molto, è stato infatti proprio dopo la seconda elezione di quest’ultimo che Salah è diventato numero uno dell’esercito. Le forze armate in Algeria hanno da sempre un ruolo molto attivo e molto importante, anche da un punto di vista economico. Per questo attorno a Salah si è creato un non indifferente centro di potere, entrato negli ultimi anni in conflitto con quello del presidente. Anzi, per meglio dire, con quello del fratello del presidente, Said Bouteflika.

Nel 2013 infatti, il capo dello Stato Abdelaziz Bouteflika è stato vittima di un grave ictus che lo ha costretto sulla sedia a rotelle e gli ha impedito di svolgere con continuità la sua funzione di presidente. A prendere le redini è stato quindi, seppur dietro le quinte, il fratello Said. Quest’ultimo, con le prime riforme dell’economia e la conseguente creazione di una piccola ma ricca oligarchia algerina, è stato ritenuto alla testa di un centro di potere politico/economico contrapposto a quello dell’esercito. Per questo quando, nello scorso mese di febbraio, sono iniziate le prime proteste contro la quinta candidatura di Bouteflika alla presidenza, l’esercito guidato da Salah non ha risposto e non ha dato ordine di reprimere le manifestazioni.

Quando poi Bouteflika si è dimesso, è iniziata la resa dei conti. Said Bouteflika e molti suoi uomini sono stati arrestati, lo stesso fratello del presidente è stato condannato a 15 anni per aver provato a destituire Salah. Le elezioni dello scorso 12 dicembre, che hanno incoronato al primo turno Abdelmadjid Tebboune, uomo di fiducia del capo dell’esercito, hanno rappresentato la definitiva vittoria di Salah nello scontro tutto interno al potere algerino.

I rischi per la stabilità dell’Algeria

Il 2019 in Algeria si è chiuso così come si è aperto, con cioè incognite molto forti per il futuro. Prima le condizioni di salute di Bouteflika, in vista delle presidenziali (poi annullate) di aprile rappresentavano il vero dilemma per il corso politico algerino. Poi le sue dimissioni, al pari delle manifestazioni che nel paese non sono mai terminate, hanno ancor di più acuito i timori soprattutto sul fronte della stabilità del paese nordafricano. Un punto fermo in tal senso, sembrava essere rappresentato proprio dalla figura di Salah: inviso ai manifestanti, tuttavia l’affermazione di un suo uomo di fiducia nelle scorse presidenziali aveva appariva destinata ad aprire definitivamente la strada al capo di stato maggiore dell’esercito quale garante della stabilità in Algeria.

E adesso? La domanda sorge spontanea dopo il suo decesso. Venendo a mancare una figura centrale del potere algerino, in un momento di forte messa in discussione dell’intera governance, tutte le carte sul tavolo potrebbero tornare a rimescolarsi. Il presidente Tebboune si ritrova senza l’ombrello garantito da Salah e la sua consistenza politica è tutta da verificare. Di conseguenza, quell’equilibrio che sembrava potersi consolidare adesso potrebbe vacillare sotto i colpi di avversari politici e manifestanti. Intanto, proprio Tebboune ha nominato il successore di Salah alla guida dell’esercito: si tratta di Said Chingriha, fino ad oggi alla guida delle forze terrestri. Anche in questo caso, difficile dire cosa questa nomina potrebbe rappresentare per il futuro dell’Algeria.

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