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Questa mattina alle 6:57 locali (poco prima di mezzanotte in Italia), la Corea del Nord ha lanciato un missile balistico dalle vicinanze della cittadina di Sunan, non molto lontano da Pyongyang. Anche questa volta abbiamo assistito al solito esempio della “diplomazia dei missili” di Kim Jong-un; anche stavolta a seguito delle sanzioni elevate dall’Onu, la Corea del Nord risponde col lancio di un missile balistico. 

Lo scorso lunedì, infatti, il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha elevato delle nuove sanzioni verso la Corea del Nord a seguito del test atomico tenutosi il 3 settembre. Le nuove misure di coercizione, che riguardano l’import di petrolio e l’export di materiali tessili, sono state approvate all’unanimità dai membri del Consiglio di Sicurezza sotto forti pressioni americane. In particolare l’importazione totale di prodotti del petrolio è stata ridotta del 30% attraverso un drastico taglio dell’import di benzina, diesel e altri combustibili pesanti e sono state colpite in modo totale le esportazioni di prodotti tessili, altro settore vitale insieme al carbone già colpito nei mesi scorsi, con un fatturato di circa 800 milioni di dollari l’anno. Con queste nuove sanzioni il 90% delle esportazioni della Corea del Nord sono state bloccate.

Anche la Cina, che vede nel suo “rumoroso” vicino meridionale un alleato scomodo, ha fortemente condannato sia il recente test atomico sia il lancio missilistico di questa mattina. Il portavoce del Ministero degli Esteri Cinese, Hua Chunying, ha detto durante una conferenza stampa immediatamente susseguente al lancio che “La Cina si oppone alla mossa della Corea del Nord di lanciare un missile con tecnologia balistica in violazione della risoluzione del UNSC” aggiungendo che  prenderà “fermamente” e “totalmente” provvedimenti rimanendo contraria alla provocazione della Corea del Nord. 

Dure le reazioni anche del governo di Seul, che immediatamente dopo il lancio nordcoreano, anzi durante il volo del vettore, ha provveduto a rispondere colpo su colpo lanciando una coppia di missili balistici di teatro (SRBM) tipo Hyunmoo-2 di produzione locale (ideati prendendo spunto dal MGM-140 ATACMS americano di cui è dotata la Corea del Sud,) che hanno una gittata massima di 800 km ma non la stessa precisione del vettore americano. Uno dei due missili però sembrerebbe essere esploso in volo. 

Il missile della Corea del Nord potrebbe trattarsi, questa volta, di un ICBM. Il vettore infatti ha volato ad una distanza e quota maggiori rispetto all’ultimo test effettuato a fine agosto, quando un IRBM tipo Hwasong-12 volò per 2700 km con un apogeo di 550; il missile di oggi, infatti, è precipitato in mare ad est del Giappone dopo un volo di 3700 km ed un apogeo di 770 dati che potrebbero quindi far pensare ad un missile balistico intercontinentale del tipo Hwasong-14. 

Va tuttavia citato che il PACOM (Pacific Command) ed il NORAD in prima istanza si sono affrettati a sottolineare che il missile non ha minacciato direttamente l’isola di Guam in quanto diretto altrove e nemmeno il Nord America, quindi potrebbe trattarsi di un missile di tipo diverso, probabilmente un MRBM tipo Hwasong 10 (anche detto Musudan) alla sua gittata massima, ma chi scrive dubita di questa interpretazione per il profilo di volo tenuto dal missile stesso.
Secondo alcune fonti i continui lanci di missili a cui stiamo assistendo servirebbero per affinare la tecnologia dei veicoli di rientro balistici nordcoreani, che risulterebbe ancora immatura a detta di molti, ma che con ogni probabilità con gli ultimi due test ha dimostrato la propria affidabilità.

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