C’è attesa a Seattle per la firma da parte del sindaco, Jenny Durkan, sulla nuova tassa riservata alle grandi corporazioni e che andrà ad aiutare i senzatetto: la Amazon tax.

Ieri notte, il consiglio comunale è riuscito ad approvare la risoluzione dopo un lungo braccio di ferro in cui il confronto è stato durissimo. Si è giunti, dopo giorni di lotta, a una soluzione di compromesso. In cui però hanno comunque avuto la meglio i fautori di questa nuova tassa, che già è stata soprannominata “Amazon Tax”. Chiamata così proprio per la contrarietà di Amazon alla decisione dei consiglio di Seattle.

La nuova misura impone una tassa su ogni dipendente delle grandi corporation con sede nella città con un fatturato di più di 20 milioni di dollari l’anno. Tra le grandi aziende con sede nella capitale dello Stato di Washington, anche Amazon, di Jeff Bezos che, per boicottare la scelta del comune di Seattle, ha deciso di sospendere i lavori di espansione della sua sede.

Il compromesso è arrivato sulla cifra tolta per ogni singolo dipendente. Non più 540 dollari, come quelli previsti dalla bozza iniziale della legge, ma 275 dollari. In quel caso, anche il sindaco aveva ritenuto eccessiva la misura. “Questa legge ci aiuterà ad affrontare la crisi dei senzatetto senza mettere a rischio importanti posti di lavoro”.

Un equilibrio complicato. Da un lato ci sono le famiglie di senzatetto, aumentate a causa del boom dei costi degli affitti di Seattle. Dall’altro lato, la tutela delle aziende. Più tasse faranno scappare le corporation che hanno sede in città, facendole scivolare altrove. Con un danno quindi anche all’occupazione.

La misura, per ora, prevede una durata di cinque anni in cui il comune di Seattle prevede di incassare 47 milioni di dollari all’anno. Questi soldi serviranno ad aumentare i servizi per i senzatetto e a incrementare i progetti di edilizia popolare. Ma tutto in cinque anni: una finestra temporale non prevista dalla proposta di legge che invece non voleva l’imposizione di un termine. 

Adesso, gli occhi sono puntati sulle prossime mosse di Jeff Bezos. Amazon non solo aveva bloccato i lavori di allargamento del suo quartier generale, ma ha anche prospettato l’ipotesi di fermare altri progetti, di fatto congelando i suoi investimenti in città. Il loro punto di vista è chiaro: le tasse che già pagano nel comune in cui hanno sede devono servire a coprire i costi dei servizi sociali. Il punto di vista del comune, invece, è che questa tassa serva a togliere qualcosa a chi fattura decine di milioni di dollari per sopperire alle carenze dei servizi comunali.

“Siamo molto preoccupati per il futuro creato dall’approccio e dalla retorica ostile del consiglio nei confronti delle aziende più grandi che ci costringe a mettere in discussione la nostra crescita in questa città”, ha tuonato il vice presidente di Amazon, Drew Herdener. “La città non ha un problema di ricavi”, dice il manager, ma “ha un problema di efficienza nelle spese“. 

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