Nel 2016 dall’Egitto sono partite trentamila persone, a bordo di barchini, alla volta dell’Europa. Quest’anno invece al momento non si sarebbero verificate partenze organizzate da trafficanti di esseri umani. Con questi dati l’Egitto si candida ad essere come una nuova frontiera della lotta all’immigrazione clandestina, un fronte importane che tanto dall’Europa quanto da Il Cairo si vuole adesso sfruttare. Proprio nel vecchio continente si inizia a parlare di “modello egiziano” da poter applicare anche in altri paesi della zona per contrastare sempre di più le partenze irregolari. L’Egitto del resto è un crocevia importante lungo diverse rotte che confluiscono poi in Turchia, così come in Grecia ma in tempo non lontani anche sulle coste del sud Italia. 

Come funziona il modello egiziano 

Il 2016 è stato un anno cupo nel contrasto all’immigrazione in Egitto. Come detto, si contano almeno trentamila partenze irregolari dalle coste del paese africano, ma altre potrebbero semplicemente non essere state conteggiate. Nel novembre di quello stesso anno, il governo del presidente Al Sisi è corso ai ripari. In particolare, è stata approvata una legge le cui conseguenze sembrerebbero essere state positive nella lotta ai trafficanti. Infatti, la norma prevede per l’appunto che soltanto i trafficanti siano riconosciuti responsabili e colpevoli, iniziando quindi contro di loro una vera e propria lotta senza quartiere. In tanti sono stati arrestati, fino ai mesi scorsi dalle coste egiziane si è avuta notizia di operazioni di Polizia in grado di sgominare interi sodalizi criminali. I migranti, dal canto loro, secondo questa legge non sono perseguibili e vengono anzi considerati come vittime. Per loro però, e questo forse è un altro elemento che ha scoraggiato le partenze dall’Egitto, la norma non prevede il principio del non respingimento. 

Non è questo un fatto da mettere in secondo piano. Oltre infatti alle partenze di cittadini egiziani, il paese delle piramidi ha a che fare anche con il fenomeno dei migranti provenienti dal corno d’Africa che provano a partire dalle coste del Mediterraneo. Si calcola che in Egitto vi siano al momento più di 230mila cittadini stranieri provenienti da paesi quali il Sudan, l’Eritrea, ma per la gran parte anche dalla Siria. Chi arriva in Egitto illegalmente viene rispedito indietro. Solo in alcuni casi si è provveduto a ricollocare altrove, tramite convenzioni con alcuni paesi europei, gli immigrati africani. Giungere in una nazione dalla quale facilmente si potrebbe essere cacciati e rispediti a casa, ha indubbiamente scoraggiato le partenze verso l’Egitto e, di conseguenza, anche dall’Egitto verso l’Europa. Oltre al buon funzionamento della norma, il presidente Al Sisi punta molto sul rafforzamento dei controlli e sulla repressione dei sodalizi criminali che lucrano sulla pelle dei migranti.

L’Europa bussa all’Egitto

Tutto questo per Al Sisi è una gran pubblicità. Il precedente storico dato dai tre miliardi di Euro all’anno sganciati da Bruxelles a favore della Turchia per mantenere dentro i propri confini i profughi siriani, ha fatto drizzare le orecchie anche al governo egiziano. Forte dei risultati ottenuti, Al Sisi adesso vuole mostrarsi come uno degli attori più impegnati nel contrasto all’immigrazione. E vuole adesso soprattutto presentarsi al vecchio continente con la possibilità di battere cassa. Bruxelles sembra in questo momento accettare: memore di quanto accaduto in Libia, stringere rapporti con uno Stato solido (nonostante atavici problemi economici e di sicurezza) per azzerare gli sbarchi potrebbe essere una delle soluzioni in campo.

In questi giorni verso Al Sisi sono giunte non poche “moine”. A partire dal primo ministro austriaco, nonché presidente di turno dell’Ue, Sebastian Kurz. Il cancelliere ha elogiato gli sforzi dell’Egitto, i quali confermerebbero l’importanza di frenare i flussi migratori evitando che la gente parta dal nord Africa. Anche Donald Tusk, presidente del consiglio Ue, non ha mancato di sottolineare i progressi ed i buoni risultati ottenuti dall’Egitto. Nel summit di Salisburgo, proprio su spinta austriaca, si è ribadita l’importanza di collaborare e cooperare con l’Egitto nel contrasto all’immigrazione. Una partnership, quella tra Bruxelles ed Il Cairo, che potrebbe avviare anche altri discorsi importanti circa la cooperazione sotto il profilo commerciale ed economico. Un modo dunque, per Al Sisi, di incassare e ricevere sostegno (ed investimenti). 

Anche perché il ruolo dell’Egitto potrebbe andare anche oltre rispetto al controllo delle proprie coste. L’influenza che il paese ha sulla Libia, in particolare su Haftar, i rapporti con i vicini del Sudan e con i paesi del corno d’Africa, l’azione politica e diplomatica che Al Sisi potrebbe avviare con altri governi dell’aerea: sono questi tutti elementi che confermano il ruolo cruciale dell’Egitto sulla vicenda inerente il contrasto ai flussi migratori. Ed allora nel prossimo futuro, alle porte de Il Cairo, quegli stessi vertici europei bisognosi di arginare sempre più il fenomeno migratorio potrebbero bussare più volte. E l’Egitto di Al Sisi è destinato, nei prossimi mesi, a diventare sempre più un attore imprescindibile per gli equilibri della regione. 

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