La Francia non vuole perdere il suo status di potenza e intende proiettare, in linea con le altre potenze globali, la sua presenza nell’Indo-Pacifico; impegnandosi, come Stati Uniti e Gran Bretagna, a svolgere il suo “compito” per mantenere la stabilità nella regione.

Per questo motivo all’Eliseo si è a lungo discusso sull’opzione di schierare la portaerei nucleare Charles de Gaulle nei mari orientali, dove è già destinata la nuova portaerei britannica Hms Queen Elizabeth e dove incrociano le unità d’alto mare della Settimana Flotta dell’Us Navy: a cui presto si unirà anche la più grande ed efficiente nave per operazioni anfibie della flotta statunitense. Parigi ritiene sia anche sua responsabilità garantire una presenza nella regione per far fronte a “elementi costitutivi di un confronto globale”, ma essenzialmente dimostra la necessità di mantenere una posizione di rilievo nel Pacifico per proteggere gli interessi nazionali nel mondo; proteggendo al contempo le regole e i diritti internazionali fondamentali che stanno richiamando un’adunanza in funzione anti-cinese.

Già durante l’importante forum di difesa dell’Asia orientale ospitato lo scorso mese a Singapore, il ministro della Difesa francese Florence Parly , ha accennato in maniera velata a questa necessità di presenziare in quei mari dove viene messa a rischio la libertà di navigazione – tirando in ballo le tensioni che si sono registrate negli ultimi mesi e il bisogno di sicurezza e stabilità nella regione. “L’operazione è più che mai necessaria”, aveva detto il ministro francese in quell’occasione, “dato l’ordine di sicurezza in evoluzione dell’Asia e le sue sfide, appaiono chiari gli elementi costitutivi di un confronto globale che prende forma (qui) in Asia. Lo vediamo nelle guerre commerciali, come nelle scontri di parole e negli occasionali scontri che tra due aerei o due navi. E questo è solo l’inizio”, aveva concluso.

La Francia, che in passato vantava vasti possedimenti coloniali in Asia orientale – prima di essere sconfitta durante la Guerra dell’Indocina che la portò al graduale ritiro dai protettorati di Laos, Cambogia, e dal Vietnam – ha mantenuto in epoca post-coloniale numerosi interessi territoriali e nazionali. Il ministro Parly ha spiegato come: “la Francia non stia andando da nessuna parte” poiché è sempre stata parte della regione. “Abbiamo territori qui; e più di 1,6 milioni di abitanti, molte isole con statuti diversi, vaste aree economiche esclusive e la responsabilità che va con il territorio “. Per questo, nonostante non possa vantare la stessa potenza e flessibilità dell’enorme apparato militare degli Stati Uniti, l’Eliseo non vuole comunque lasciare scoperto, per quanto possibile, quel remoto e distante “fianco” orientale.

Parigi ha delineato le cinque sue priorità nell’Indo-Pacifico, citando la protezione degli interessi sovrani, dei cittadini francesi, dei territori e delle zone economiche esclusive. L’obiettivo – o la giustificazione della sua presenza – è quella di promuovere la stabilità regionale attraverso la cooperazione militare e di sicurezza con il fine di preservare l’accesso libero e aperto alle linee di comunicazione marittime – come sostenuto dagli alleati statunitensi, britannici, e australiani – , sfruttando quelli che sono stati definiti “mezzi multilaterali” per promuovere la stabilità strategica.

Nell’ambito di questa sfida globale, la Francia si è ripromessa dunque di mantenere l’accesso regionale e la libertà di navigazione, come stanno sostenendo gli alleati continuando a navigare attraverso il Mar Cinese Meridionale. Le navi da guerra francesi svolgeranno operazioni almeno due volte l’anno. L’Eliseo ha garantito che le manovre della Marine National non saranno mai “ambigue” e non mireranno ad intimidire altre potenze, ma avverranno sempre all’interno delle regole internazionali vigenti. Durante queste affermazioni, nessun vertice francese ha mai nominato la Cina, quale invece principale preoccupazione dell’Occidente nella guerra commerciale che vede il Mar Cinese Orientale come teatro di tensioni, odierne e future. Lo scorso mese il primo cacciatorpediniere francese si è recato in visita a Ho Chi Minh, in Vietnam, rendendosi la prima nave da guerra  francese che ha visitato il paese dalla sua indipendenza, ottenuta nel 1954. Gli occhi rimangono comunque puntati sulla presenza e l’impiego della portaerei Charles de Gaulle, da sempre massima proiezione della potenza francese quale ammiraglia della flotta e unico vettore aeronavale in linea.

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