Arabia Saudita e Stati Uniti d’America, un’alleanza non solo economica ma anche militare che adesso entra in una fase ancora più elevata. Le Royal Saudi Land Forces (Rslf) e l’esercito americano hanno avviato all’inizio di questa settimana una grande esercitazione militare congiunta nella parte settentrionale dell’Arabia Saudita, al confine con l’Iraq.

Stando a quanto riporta l’agenzia saudita Saudi Press Agency, “l’esercitazione mira a rafforzare le reciproche relazioni militari tra le due parti, migliorare il coordinamento e la cooperazione, unificare le procedure di pianificazione e sviluppare operazioni di comando e controllo sul campo di battaglia”. Come confermato dal al Arabya, le Friendship Military Exercises 2018 con le forze armate americane si svolgeranno per alcuni giorni e saranno fra le più imponenti degli ultimi anni.

Il generale di brigata Mohammed bin Abdullah Al-Buqmi ha confermato a Riyadh Daily “la disponibilità delle forze e degli equipaggiamenti delle forze saudite a svolgere le attività di esercitazione previste”. Esercitazioni importanti proprio perché al confine con due Paesi chiave del Medio Oriente quali Iraq e Siria e che dimostrano l’assoluta necessità da parte di Riad di avere le proprie forze non solo operative ma anche perfettamente in grado di collaborare nella pratica con l’alleato americano.

La collaborazione militare fra i due Paesi non è una novità, ma l’incremento sotto l’amministrazione Trump dimostra come sia in atto un processo di assoluto miglioramento di questa partnership. Le enormi commesse militari da parte del governo saudita, in questo senso, sono state uno dei pilastri fondamentali dell’evoluzione dei rapporti. E bastano alcuni numeri per comprendere i motivi di questa sinergia.

La monarchia saudita, stando agli ultimi dati forniti dallo Stockholm International Peace Research Institute (Sipri) ha aumentato le importazioni di armi negli ultimi cinque anni del 225% rispetto al quinquennio 2008-2012. Nello stesso arco di tempo, cioè nel quinquennio 2013-17, gli Stati Uniti hanno rappresentato il 34% delle esportazioni totali di armi, on un export superiore del 58% rispetto a quello della Russia che è stato il secondo maggiore esportatore di armi in quel periodo. Le esportazioni dagli Usa verso gli Stati del Medio Oriente rappresentavano il 49% delle esportazioni totali di armi fabbricate negli Stati Uniti d’America.

A queste motivazioni economiche, non ultima, naturalmente, la questione del petrolio, si aggiungono poi i ben noti piani politici. Gli Stati Uniti hanno costruito per molti anni una solida partnership con l’Arabia Saudita e con le altre monarchie del Golfo Persico, sia come avamposti militari per il Medio Oriente sia come Stati che componevano la cintura per contenere la politica dell’Iran. Le guerre che attualmente vedono coinvolti Iraq, Siria e Yemen hanno visto interessate e coinvolte, più o meno direttamente, Riad e Washington, che hanno tentato di scalfire l’ascesa della geopolitica di Teheran.

La visita del principe plenipotenziario Mohammad bin Salman a Washington il 20 marzo sarà ancora una volta significativa per comprendere i legami sempre più stretti fra Stati Uniti e Arabia Saudita, due mondi così diversi eppure così uniti a livello geopolitico. Il principe ha intessuto con Donald Trump rapporti eccellenti. Il suo programma Vision 2030, con cui vuole modernizzare tutta l’Arabia, è stato particolarmente apprezzato a Washington e il presidente americano aveva, sopratutto grazie al genere Jared Kushner, un formidabile aggancio con la corte di Riad che faceva anche da tramite con il governo israeliano.

La caduta in disgrazia di Kushner potrebbe essere un problema per questo rapporto personale fra i due leader, ma non tra i due Stati, così legati da fiumi di dollari, petrolio e obiettivi strategici. E la strategia dei due Paesi per ora è saldamente complementare. Gli Stati Uniti vogliono vendere armi, avere alleati che siano il più possibile indipendenti dal Pentagono sotto il profilo dei mezzi, e perfettamente in linea con la politica della Casa Bianca. L’Arabia Saudita vuole modernizzare l’esercito, specie dopo le numerose sconfitte in Yemen, e vuole elevarsi al rango di potenza militare del Medio oriente. Le esercitazioni congiunte al confine con l’Iraq e la Siria sembrano essere una sorta di sigillo concreto a un asse militare che ormai sta diventando sempre più consolidato.

 

 

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