Lo chiamavano “il custode del re”: appariva in tutte le immagini in cui erano presenti i membri della casa reale, proprio perché di quella famiglia era come un’ombra, che li seguiva e, di fatto, li proteggeva. Ma qualche ora fa, il generale Adbulaziz al Fagham, guardia del corpo personale del sovrano saudita Salman, è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco a Gedda, in circostanze ancora non del tutto chiarite. La televisione di Stato saudita avrebbe descritto la causa della morte come una “disputa personale” con una persona di sua conoscenza.

Il fatto

Il generale al Fagham non era soltanto una guardia del corpo, ma in Arabia Saudita rappresentava un volto molto popolare del regno, dove episodi di questo genere accadono molto raramente, visto che la legge islamica prevede la pena capitale per assassini e trafficanti di stupefacenti. In base alle prime ricostruzioni, a sparare, secondo i media locali, sarebbe stato un suo amico, che avrebbe ferito anche un’altra persona e un impiegato filippino. Le forze di sicurezza avrebbero, però, risposto al fuoco (uccidendo l’aggressore) e in totale cinque agenti sarebbero rimasti feriti nello scontro.

Una strana sparatoria

Secondo quanto riportato dal Corriere della sera, al Fagham sarebbe stato assassinato da una persona di sua conoscenza, Mahmoud al Ali. Il fuoco, l’uomo, lo avrebbe aperto due volte e durante la seconda sparatoria, il presunto omicida avrebbe affrontato elementi della scorta. Fatto rarissimo. Ma l’opposizione avrebbe inquadrato l’incidente come un fallito attentato al sovrano Salman.

Le falle della sicurezza interna

In passato episodi simili e mai del tutto chiariti, legati alla sicurezza della famiglia reale, e gli attacchi agli impianti petroliferi (poi rivendicati dal gruppo di ribelli sciiti Houthi e da alcuni attribuiti all’Iran) hanno dimostrato alcune lacune all’interno del sistema di difesa del Paese (nonostante la spesa ingente per la difesa, sia della famiglia, sia dei giacimenti).

Al Fagham, “l’angelo custode”

La morte della guardia del corpo dei Salman non ha dimostrato soltanto un eventuale problema legato alla sicurezza della famiglia reale. Il generale era molto più di un sistema di difesa: è sempre stato una presenza fissa al fianco dei re, accompagnandoli praticamente ovunque, dalle visite di Stato agli appuntamenti meno formali. In aereo, nei palazzi, ai vertici con i leader mondiali, nelle azioni quotidiane.

La morte del generale che porta (altre) brutte notizie

Ma alla corte saudita, il decesso della guardia del corpo del re arriva insieme ad altre notizie che, se verificate, potrebbero significare un deterioramento della tenuta (pressoché assoluta) del regno. Almeno al momento. Perché è notizia di queste ore quella che vede l’annuncio da parte dei ribelli sciiti Houhti della cattura, nello Yemen, di 2mila soldati sauditi. La prova? La diffusione di un video dove si vedono diversi prigionieri, armi, munizioni e blindati distrutti.

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