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Emmanuel Macron ha da sempre considerato centrale il ricollocamento della Francia al centro della politica mondiale. E da quando ha occupato l’Eliseo, Parigi è effettivamente tornata a respirare un’aria, seppur minima, di potenza internazionale, specialmente nelle aree del mondo in cui Macron può contare sulla solidità della rete di potere e di interessi ancorata all’antico impero coloniale. Anche il Medio Oriente rientra in questa sfida del giovane presidente francese. Una sfida difficile dove Macron si ritrova a dover ritagliarsi piccolissimi spazi di manovra in uno spazio completamente saturo di potenze regionali e internazionali e dove si ritrova a dover sfruttare (e scontare) l’eredità dei suoi predecessori. Sfruttando il suo apparente contrasto con la linea politica di Donald Trump, Macron aveva intrapreso all’inizio una politica molto più audace riguardo all’Iran, approvando il proseguimento dell’accordo sul nucleare e aprendo a grandi investimenti privati francesi nel Paese degli ayatollah. Ma negli ultimi tempi i rapporti si sono raffreddati, soprattutto da quando Macron ha deciso, insieme al suo ministro Le Drian, di penetrare anche nell’area d’influenza iraniana in Medio Oriente, in particolare in Siria e Libano. Teheran ha avuto molto da ridere su quella che considera una sfida al suo asse per giungere al Mediterraneo e Parigi ha risposto duramente definendo l’Iran un Paese con spiccate mire egemoniche sulla regione. Parole che rappresentano una curiosa inversione di tendenza, soprattutto considerati i rapporti da sempre molto proficui sia con l’Iran sia con il Qatar, unico partner iraniano nella penisola arabica. Ma è uno scontro che dimostra come la Francia cominci a dare fastidio nello scacchiere mediorientale.

La questione Siria, al centro del dibattito internazionale, sta attirando di nuovo le attenzioni di Macron. Ma in questo caso la strada sempre decisamente in salita. Il presidente francese ha da sempre considerato la rimozione di Assad come una possibilità reale nel futuro di Damasco, nonostante abbia sempre sostenuto la difficoltà di questo percorso. E questa ambiguità sulla Siria, unita allo scontro da sempre feroce nei confronti del presidente siriano, hanno condotto a una forte ostilità di Damasco nei confronti di Parigi che adesso Macron sembra destinato a pagare. Alle dichiarazioni dell’inquilino dell’Eliseo sulla possibilità di aprire un negoziato di pace a Ginevra con tutte le parti in conflitto, è infatti giunta la durissima reazione del presidente siriano che ha escluso la Francia da qualsiasi ruolo di mediazione. “La Francia ha sostenuto il terrorismo in Siria sin dall’inizio e non hanno cambiato la propria posizione”, ha detto Assad a margine di un vertice con una delegazione russa. “Coloro che sostengono il terrorismo non hanno il diritto di parlare di pace”. Parole molto dure, da parte del presidente siriano, cui Macron ha risposto affermando la vittoria della coalizione internazionale in Siria (dimenticandosi evidentemente delle vittoria di Russia, Iran, Hezbollah e Siria). “Se qualcuno ha combattuto e può garantire la vittoria entro la fine di febbraio, è la coalizione internazionale”, ha dichiarato il presidente francese dopo aver ricevuto il segretario generale della Nato, Stoltenberg. Macron ha poi affermato di non ritenere di poter “costruire una pace duratura e una soluzione politica senza la Siria e i siriani, ma non credo che la Siria possa ridursi a Bashar al-Assad”. Parole che hanno evidenziato comunque la volontà di dialogo da parte di Macron. Dialogo che sembra invece aver bocciato il ministro degli Esteri, Le Drian: “Quando si è trascorso del tempo a massacrare la propria gente – ha detto il capo della diplomazia francese – di solito si dovrebbe aver un po’ più di discrezione”.

Lo scontro diplomatico fra Assad e Macron è arrivato anche al Cremlino, che però non ha voluto commentare quanto accaduto. Il portavoce, Dmitry Peskov, alla vigilia del nuovo round di Astana, si è limitato a dire che Bashar al-Assad “è e resterà il presidente legittimo della Repubblica araba siriana”, aggiungendo poi in riferimento ai futuri di colloqui di pace, la convinzione di Mosca per cui “tutti i Paesi che possono dare un contributo significativo al processo politico in Siria debbano farlo”. In molti hanno visto in questa frase un’apertura al ruolo di Parigi, che può contare su partner regionali estremamente importanti, come Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar e, dall’altro lato, con un impegno inferiore sia politico che militare in Siria e Iraq rispetto ad altre potenze occidentali.

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