Il primo ministro sudanese Abdullah Hamdok è sopravvissuto ad un attentato che ha avuto luogo nella capitale Khartoum. A riferirlo è stato lo stesso Hamdok che ha rassicurato la popolazione circa il suo stato di salute. Il convoglio di auto su cui viaggiava l’uomo politico è stato colpito da un’esplosione (ma non si è trattato di un attentato suicida) e da colpi d’arma da fuoco che hanno danneggiato diverse vetture. Non è ancora chiaro chi abbia tentato di assassinare il premier ma questo episodio è certamente destinato a provocare instabilità nel Paese africano che si trova in un difficile momento della sua storia politica. La nazione è stata retta, per decenni, dal regime autoritario guidato da Omar al-Bashir poi deposto dopo mesi di proteste popolari e dopo l’intervento dell’esercito nell’aprile 2019. Si è così avviata una fase di democratizzazione che ha portato alla nascita, nell’agosto 2019, di un Governo di Transizione con un mandato di tre anni presieduto da Hamdok, un rispettato economista, e composto da sei esponenti civili e da cinque militari.

I rischi della transizione

L’attivista politico Khalid Omar, segretario generale del Partito del Congresso, ha riferito, come riportato dal Time, che l’attentato è “un nuovo capitolo della cospirazione per sabotare la rivoluzione sudanese” senza però elaborare circa un possibile mandante. L’episodio odierno ha avuto luogo a due mesi di distanza da una rivolta che aveva scosso le forze di sicurezza sudanesi e che aveva provocato due morti. A ribellarsi erano stati alcuni esponenti legati alla precedente amministrazione di Omar al-Bashir  e gli scontri avevano visto contrapporsi la vecchia guardia delle forze di sicurezza, probabilmente ancora vicina al precedente esecutivo e gli esponenti delle forze armate schierati in difesa del Governo di Transizione. La rivolta era stata poi domata ed i problemi sembravano essere, almeno temporaneamente, rientrati.

L’esecutivo del Paese deve affrontare una serie di problematiche che potrebbero minarne la tenuta: in primis c’è la grave crisi economica che di certo non favorisce la stabilità. Nel 2019 l’inflazione si è attestata al 60 per cento mentre il tasso di disoccupazione ha raggiunto il 22 per cento tra la popolazione ed il 30 per cento tra i giovani. L’esecutivo centrale deve porre fine ad una serie di conflitti con gruppi di separatisti o autonomisti,  migliorare lo status internazionale del Paese e sperare che la consegna di Bashir alla Corte Penale Internazionale non provochi instabilità.

Il ruolo degli Stati Uniti

La transizione del Sudan, per avere successo, dovrà godere del pieno supporto della comunità internazionale ed in particolare modo degli Stati Uniti. In questa direzione, infatti, va il Sudan Democratic Transition, Accountability, and Financial Transparency Act of 2020, un disegno di legge bipartisan  che costituisce, come dichiarato da Michael McCaul (esponente del Comitato Affari Esteri della Camera dei Rappresentanti), una dichiarazione di supporto al Governo di Transizione del Paese. L’atteggiamento degli Stati Uniti, però, non è del tutto coerente: il Sudan è stato colpito dall’ultima estensione del Travel Ban voluto dall’Amministrazione Trump e figura, insieme ad Iran, Siria e Corea del Nord, nella lista degli Stati sponsor del terrorismo del Dipartimento di Stato americano. I prossimi mesi saranno dunque decisivi per capire se l’azione politica di Abdullah Hamdok e del suo governo potrà trovare il pieno supporto di Washington oppure no.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.