La diffusione di un audio in cui il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, critica i Guardiani della rivoluzione e il generale Qasem Soleimani sta facendo molto discutere in Iran e rischia di avere importanti conseguenze sia sul piano interno che internazionale. La registrazione infatti è stata fatta trapelare in un momento particolarmente delicato per il futuro dell’accordo sul nucleare e le parole di Zarif rischiano di indebolire la posizione iraniana nei colloqui attualmente in corso a Vienna .

Il contenuto dell’audio

L’audio diffuso dal sito di news in lingua persiana Iran International con base a Londra fa parte di un progetto realizzato dall’economista Saeed Leylaz per documentare il lavoro del governo guidato da Hassan Rouhani, di cui lo stesso Zarif fa parte. La registrazione, come spesso affermato nel corso dell’intervista dallo stesso ministro, sarebbe dovuta rimanere segreta fino alle elezioni di giugno per evitare di danneggiare l’attuale esecutivo ed il fronte moderato.

Nell’intervista, Zarif lamenta la poca libertà di cui gode nell’adempimento delle sue funzioni di ministro degli Esteri, dovendo costantemente sottostare non solo alle direttive dell’ayatollah Ali Khamenei, ma anche a quelle dei Guardiani della rivoluzione. Ma a colpire sono soprattutto le critiche che Zarif muove contro Qasem Soleimani, il generale a capo delle brigate Quds morto in Iraq a seguito di un attacco con droni ordinato dall’allora presidente americano Donald Trump a gennaio del 2020. Il generale è una figura particolarmente rispettata in Iran, soprattutto a seguito della sua morte per mano degli Stati Uniti, e nessuno prima d’ora aveva osato criticarne l’operato.

Nello specifico, Zarif ha accusato Soleimani di aver danneggiato l’Iran e di aver agito alle sue spalle, minando gli sforzi da lui fatti per arrivare ad un accordo sul nucleare con gli Stati Uniti. Secondo il ministro degli Esteri, il generale avrebbe infatti cercato di sfruttare il malcontento della Russia per ostacolare le trattative e far così naufragare un progetto tuttora inviso dalla componente più conservatrice dell’Iran. Ma per Zarif, Soleimani avrebbe anche agito in maniera sconsiderata in Siria, avendo permesso a Mosca di usare lo spazio aereo iraniano per i raid sul territorio siriano ed avendo usato la compagnia aerea Iran Air per far arrivare in Siria armi e uomini senza informare preventivamente il governo.

Gli effetti delle parole di Zarif

Dopo la diffusione dell’audio, in molti hanno chiesto le dimissioni di Zarif. Parole di condanna sono arrivate non solo dai conservatori, ma anche da alcuni alleati del ministro, che temono che le sue affermazioni possano indebolire il fronte dei moderati alle prossime elezioni. Le rivelazioni di Zarif sullo scarso margine di manovra concesso ai ministri dall’apparato militare e dall’Ayatollah rischiano anche di aumentare l’apatia degli elettori, sempre più disaffezionati nei confronti della politica.

Ma l’impatto che si teme maggiormente è quello internazionale. Affermando di dover sottostare costantemente alle direttive dei pasdaran e dell’Ayatollah, Zarif si presenta come una figura scarsamente rilevante ed un interlocutore poco affidabile, sicuramente impossibilitato a prendere delle decisioni in autonomia. Sembra allora inevitabile che queste rivelazioni avranno delle conseguenze sui colloqui attualmente in corso a Vienna, fortemente voluti proprio da Zarif e da Rouhani per riportare Iran e Stati Uniti al tavolo delle trattative sul nucleare. Il presidente e il ministro si sono spesi molto negli ultimi anni per arrivare ad un accordo con Washington e l’uscita dal Jcpoa decisa da Donald Trump ne aveva minato il prestigio in patria. Il contenuto dell’audio però ridimensiona il peso della delegazione iraniana attualmente impegnata nei colloqui e avvantaggia i detrattori dell’accordo e del ritorno alle trattative.

L’intervista tra l’altro è trapelata poco dopo l’annuncio da parte del capo negoziatore iraniano Abbas Araghchi circa il raggiungimento di una prima intesa con gli Usa per la cancellazione di alcune sanzioni. Una tempistica interessante e che porta inevitabilmente ad interrogarsi sull’origine della fuga di notizie effettuata tramite un sito che è generalmente ritenuto vicino all’Arabia Saudita. Una delle ipotesi è che a passare l’audio alla stampa siano stati i conservatori con il duplice obiettivo di indebolire il fronte dei moderati e minare i colloqui in corso per il nucleare. Ma il fallimento delle trattative farebbe anche il gioco di altri attori dell’area, tra cui Israele ed Arabia Saudita: il fatto che a diffondere l’audio sia stato un portale considerato vicino ai sauditi diventa allora un dettaglio rilevante nell’identificazione della fonte della fuga di notizie. Un’ultima ipotesi riportata invece dal Guardian vede lo stesso Zarif dietro la diffusione della sua intervista: il ministro avrebbe passato a Iran International il suo stesso audio per addossare ad altri la responsabilità dell’eventuale fallimento dei negoziati.

Al di là dell’origine della fuga di notizie, sarà importante esaminare quali saranno gli effetti concreti delle parole di Zarif sul piano interno e quanto esse incideranno sulla buona riuscita dei colloqui in corso a Vienna.

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